Ficarrotta: “Del Piero mi ha dato tanti consigli, quella del Palermo è una maglia pesante. Vorrei chiudere qui la carriera”

L’intervista all’attaccante palermitano classe 1990 Luca Ficarrotta: “Lotto per la mia maglia e spero di rimanere più a lungo possibile con questa squadra per dimostrare chi sono veramente”

“Ho imparato tanto da Alessandro Del Piero, a Torino ci allenavamo un paio di volte a settimana con la prima squadra”.

L’esperienza a Torino con la Juventus ha fatto crescere molto Ficarrotta, arrivato a Torino a soli 14 anni. Intervistato da La Repubblica l’attaccante del Palermo ha raccontato alcuni aneddoti legati alla sua carriera: “Una persona umile che quando arrivavi nello spogliatoio ti salutava, ti parlava, si informava su come andavano le cose. Lui mi ha insegnato davvero tanto. Anche nel Palermo mi confronto con calciatori esperti come Crivello e Santana solo per fare due nomi. Nel Palermo sto bene, cresco, sono nella mia città, lotto per la mia maglia e spero di rimanere più a lungo possibile con questa squadra per dimostrare chi sono veramente. Non mi basta vincere il campionato, ho 29 anni e penso di avere ancora sei, sette al massimo otto anni di carriera. Vorrei seguire il Palermo ovunque e chiudere la carriera in rosanero”.

Ficarrotta: “Giocare nel Palermo era il mio sogno, alla Juventus ho imparato tanto. Io testa calda? Ecco la verità…”

Il suo rapporto con i tecnici non è mai stato idilliaco: “Con gli allenatori non è che nella mia carriera sia andato tanto d’accordo – racconta Ficarrotta -. Alcune volte ci scappa il battibecco. Forse è per questo che mi hanno dato l’etichetta di testa calda, ma alla fine nel calcio ci sta che un giocatore abbia un confronto con il suo tecnico. Non è che quando ti grida in campo e tu rispondi significa che state litigando. L’unico che mi ha insegnato tanto è stato Pippo Romano. L’ho avuto a Noto, è stato importante per me”.

Giocare nel Palermo per un palermitano è sempre un grande orgoglio, Ficarrotta è consapevole delle responsabilità che derivano dall’indossare la maglia della squadra della proprio città: “È pesante perché sono palermitano, non sto giocando spesso e sento che non riesco a dare il mio contributo come vorrei. Ma nelle squadre costruite per vincere è normale. Chi non gioca deve farsi trovare pronto e chi non va in campo deve aspettare l’occasione giusta per indossare la maglia rosanero. L’attesa per quella di colore rosa? La voglia è tantissima, ma è normale: sono i nostri colori, quelli della squadra della nostra città. Il nostro simbolo. È normale che ci sia voglia di farlo e non vedo l’ora di indossare la mia maglia dentro il mio stadio davanti a 25 mila spettatori. Ma non possiamo fare altro che aspettare”.

Infine Ficarrotta ha raccontato come passa le sue giornate dopo gli allenamenti: “Normalissime, penso solamente a casa, famiglia e tanta playstation – ha concluso l’attaccante classe 1990 -. Sono un padre di famiglia e mi piace stare con mia moglie Emily e mio figlio Bryan che ha cinque anni. Per la verità all’anagrafe è Gaspare come mio padre, ma per tutti è Bryan. Lo vado a prendere a scuola, andiamo a sbrigare le cose di tutti i giorni. Penso di essere una persona come tante altre”.

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