Fabio Borini: “La mia nuova vita in Turchia. Io al Milan? Vi racconto. Ancelotti e Gattuso…”

L’intervista all’ex centrocampista offensivo di Milan, Chelsea e Liverpool, Fabio Borini

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Parola a Fabio Borini.

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Nel corso di una lunga intervista concessa ai microfoni del “Tam Saha Magazine”, il calciatore italiano, ex tra le altre di Chelsea, Roma, Liverpool e Verone, ha ripercorso le tappe della sua carriera, fino alla scelta di approdare al Karagumruk, squadra che milita nel massimo campionato turco. Di seguito, le dichiarazioni rilasciate dall’esterno offensivo classe 1991.

GLI INIZI – “Il primo provino fu a Bologna. Mi porto il mio primo allenatore, una persona a cui devo tanto e che mi ha sempre motivato. Sono entrato nel settore giovanile con la promessa che sarei diventato professionista a 16 anni, ma non mi fecero il contratto. Così cominciai ad allenarmi col Chelsea, ho segnato in alcune partite di allenamento e mi offrirono un contratto, anche se non avevo 18 anni. La mia famiglia mi fece prendere da solo la decisione e sono rimasto a Londra”.

CHELSEA  “In Inghilterra hanno le migliori strutture del mondo e offrono prospettive diverse per i giovani. Il calcio è una professione ma devi anche studiare, e discutevamo anche di alimentazione e cura del fisico. Poi c’era lo sviluppo e l’analisi del gioco. Quando ero in Italia giocavo solo per divertimento, lì si impara che questo lavoro è una vera e propria professione. Quel Chelsea era una squadra piena di leader, stare con quel gruppo mi ha fatto crescere tanto. C’era gente che aveva vinto tanto e questo mi ha reso tutto più facile. Chi mi ha colpito di più? Terry e Drogba. E poi c’era Carlo Ancelotti“.

LA ROMA E L’ESORDIO IN SERIE A – Non avevo mai giocato in Serie A prima, quella con i giallorossi fu una stagione molto importante. Ero conosciuto come il ragazzo fuggito in Inghilterra, ma volevo dimostrare di non essere scappato e di essere cresciuto tanto. Ero il più giovane della squadra e le cose stavano andando bene, purtroppo abbiamo chiuso la stagione con 56 punti, fuori dalle Coppe. Ho giocato nella posizione che preferivo, è stata una bella esperienza”.

IL RITORNO OLTRE MANICA –  “Mi mancava l’Inghilterra. Poi il Liverpool è il club migliore del mondo secondo me. Non potevo dire no, ho accettato subito. Lo stesso è successo quando mi ha contattato il Milan. Me ne andai al Sunderland perché volevo sentirmi importante, un giocatore chiave per la squadra. Realizzammo un miracolo, centrando una salvezza clamorosa”.

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L’ESPERIENZA AL MILAN  “Era quello che avevo sempre voluto. Volevo essere un giocatore importante in una grande squadra. Mi sono divertito molto nei due anni e mezzo al Milan, sono riuscito a essere importante. Ho giocato in 8 delle 11 posizioni, praticamente tutte tranne portiere e centrale di difesa. Volevamo andare in Champions League e ci siamo andati vicini, molto. Abbiamo giocato finali di Coppa Italia e Supercoppa“.

DA ANCELOTTI A GATTUSO –  Ancelotti è stato il mio primo tecnico, quello che mi ha regalato la prima volta sul campo. Gli sono molto grato, non dimenticherò mai l’opportunità che mi ha dato. Poi Luis Enrique, mi ha fatto andare “oltre”. Mi ha aiutato e migliorato molto, ha avuto effetti molto positivi. E infine Gattuso: mi ha aiutato a essere un leader silenzioso, a farmi notare anche nei rapporti umani. Mi ha aiutato molto a essere più forte fuori dal campo”.

LA NUOVA VITA IN TUCHIA – “Tutte le squadre in cui ho giocato sono squadre di vertice. Il Karagumruk ha presentato il progetto e mi ha fatto capire che l’obiettivo era l’Europa. Questa convinzione mi ha convinto. Qui ci sono alcuni amici e il lavoro è più semplice insieme a loro. Io sono uno che fa di tutto per raggiungere l’obiettivo che si prefissa. Qui c’è l’ambiente giusto: l’unione porta i risultati, i risultati portano a raggiungere l’obiettivo. Bisogna avere continuità, io cerco di costruirmi una sana pressione”.

TURCHIA-ITALIA AGLI EUROPEI – “Perché ho giocato solo una volta in Nazionale? Perché sono stato quasi sempre all’estero. Chissà, forse segnerò un gol nella sfida dell’Europeo (ride, ndr). Sarà un avversario molto pericoloso per gli azzurri. Calhanoglu è il giocatore chiave, ha un ruolo molto importante”.

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