De Sensi: “Bisogna vincere subito la Serie D. Vi racconto l’amichevole con l’Atletico Mineiro, i tifosi…”

De Sensi: “Bisogna vincere subito la Serie D. Vi racconto l’amichevole con l’Atletico Mineiro, i tifosi…”

“Sicuramente per i giocatori è un grande stimolo, ma lo sarebbe in qualsiasi categoria. Però credo che troveranno un ambiente un po’ depresso, perché è incredibile che Palermo debba ripartire dalla Serie D”

Serie D.

Il Palermo ripartirà dalla quarta serie italiana, una situazione difficile e complicata dopo che negli ultimi anni il club di viale del Fante era stato in pianta stabile tra Serie A e Serie B. Intervistato da Il Giornale di Sicilia, Pietro De Sensi, ex calciatore rosanero che ha vissuto l’anno della rinascita nel 1987 ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Sicuramente per i giocatori è un grande stimolo, ma lo sarebbe in qualsiasi categoria. Però credo che troveranno un ambiente un po’ depresso, perché è incredibile che Palermo debba ripartire dalla Serie D. Non è possibile che si ripresentino questi problemi dopo oltre trent’anni. Magari chi stava dentro poteva avere qualche avvisaglia, ma per i tifosi no, specialmente con una squadra che lottava per la Serie A. Non credo ci si potesse attendere una fine del genere, da ex giocatore del Palermo e da tifoso resto incredulo“.

A livello di pubblico potrebbe esserci un rilancio, dopo che nelle ultime annate sugli spalti del Barbera ha regnato il deserto: “In quel caso, diversamente da quanto credo accadrà stavolta, ci fu un grande entusiasmo perché Palermo era rimasta senza calcio per un anno. Al primo allenamento alla Favorita dopo il ritiro c’era la tribuna piena di gente, un’atmosfera che ci siamo portati dietro per tutto l’anno, a partire dall’amichevole con l’Atletico Mineiro in cui si presentò la squadra. Per una squadra di C2, gli incassi allo stadio erano da Serie B. Contro i brasiliani c’erano trentamila persone allo stadio e altre trentamila fuori…“.

De Sensi si è poi soffermato sul tempo che potrebbe impiegare il Palermo per tornare in B: “Non ho seguito le ultime vicende, ma ci sono i presupposti per creare una società seria e il Palermo in Serie D deve pensare solo a stravincere il campionato. Le difficoltà ci sono e ci saranno, ma una piazza come Palermo che dalla B si trova alla D, deve trovare al timone gente consapevole di dover fare subito una squadra forte, per la C, tale da avere subito un’intelaiatura giusta per l’anno successivo. Noi in C2 vincemmo a mani basse perché avevamo gente che da tempo giocava in B e in C1, infatti facemmo il vuoto già nel girone d’andata“.

Infine, l’ex difensore rosanero ha parlato dei suoi ricordi con la maglia del Palermo: “Quell’anno iniziai come riserva, giustamente, perché ero un ragazzino ed ero integrato nel gruppo. Poi, pian piano, Caramanno mi ha dato spazio e ho giocato 16 partite, in più sono sempre sceso in campo in Coppa Italia e nella finale col Monza mi trovai a marcare Casiraghi, uno che qualche anno dopo arrivò in nazionale. Ma quel che ricordo di più di quell’anno è l’affetto della gente, per quanto non fossi un elemento di punta della squadra. Più degli anni in cui diventai titolare e più di quando segnai gol importanti, come quello di Perugia, ho sentito sempre da parte dei tifosi palermitani una spinta particolare“.

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