Coronavirus, Viviano: “Non si può stare fermi a lungo. Sampdoria e Fiorentina, che ricordi! Trattativa Inter? Racconto tutto”

Coronavirus, Viviano: “Non si può stare fermi a lungo. Sampdoria e Fiorentina, che ricordi! Trattativa Inter? Racconto tutto”

Le dichiarazioni rilasciate dall’estremo difensore di Fiesole, Emiliano Viviano: “Speriamo di ripartire presto, purché si faccia con la massima sicurezza”

“Sono a casa come dobbiamo stare tutti, ma la voglia di tornare in campo è tanta”.

Parola di Emiliano Viviano. L’estremo difensore nativo di Fiesole, attualmente svincolato, si è raccontato a ‘Casa Di Marzio’, partendo dall’attuale momento di emergenza sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus e dalla sua voglia di ripartire, fino al grande amore per la sua Fiorentina, gli anni di Genova fino alla trattativa sfumata con l’Inter.

“Quarantena? Sono alle prese tutto il giorno con i compiti dei miei bambini. Più dura allenarsi tutti i giorni o fargli da professore? Il piccolo fa la terza, la grande la quinta: il periodo peggiore dal punto di vista della gestione lo abbiamo passato e poi studiare mi piaceva, anche se non amavo stare troppo sui libri, infatti mi sono fermato a metà dell’ultimo anno di Ragioneria. Avevo iniziato col Brescia a comportarmi da professionista e non riuscivo più a frequentare, ma non si sa mai un giorno potrei finire”.

RIPRESA CAMPIONATI – “Il discorso è lungo e complicato, riguarda il calcio ma anche la vita in generale e l’economia. Non si può stare fermi a oltranza, intendo in generale, il calcio è una conseguenza: perché al di la dei calciatori, dobbiamo ricordare che dà da mangiare a tante persone. Speriamo di ripartire presto, purché si faccia in sicurezza: è chiaro poi che sia anche difficile pensare di ripartire, io vivo a Brescia dove abbiamo visto camion che trasportavano feretri passare per giorni”.

CAPITOLO SPAL – “Esperienza breve ma bella, sfido a trovare qualcuno che dica di non essere stato bene lì. Io poi ho continuato ad allenarmi, a gennaio qualche proposta l’ho avuta, ci sono cose che non mi hanno convinto a pieno e altre che non si sono concretizzate, così sono rimasto fermo intenzionato ad aspettare l’estate”.

SAMPDORIA – Io non sarei mai andato via, ora però la Samp ha un portiere bravo, in futuro chissà. Lì sono stato da Dio, società che funzionava bene, ambiente che non devo nemmeno dirlo: hanno una maniera diversa nel vedere e nel vivere il calcio, lo sta dicendo anche Ranieri che di esperienza ne ha un ‘pochino’. Com’era Cassano da compagno di squadra? Io ho avuto quello migliore, in Nazionale durante le qualificazioni agli Europei del 2012, e poi quello tornato alla Samp che ha fatto più fatica: ma al di là di quello che poteva fare in campo Antonio spostava gli equilibri solo per la sua presenza. Era una roba pazzesca, dove gli altri vedevano centimetri di campo lui vedeva metri. Quagliarella? Il giocatore più sottovalutato degli ultimi dieci anni, ma è cresciuto in una generazione pazzesca: Del Piero, Totti, Inzaghi, Toni, Montella, Di Natale, Miccoli. Eto’o? Un campione che non ha bisogno di descrizioni, ma di un’umiltà incredibile: il suo arrivo a gennaio toccò degli equilibri, il peso nello spogliatoio si sentiva. I tifosi della Samp portati fuori a cena? Vero, ma di aneddoti su Samuel ne avrei mille. Ricordo gli aiuti che dava alle persone al centro sportivo dell’Inter, gli chiedevi se nei suoi viaggi tra Londra e Milano ti prendeva un paio di scarpe che facevi fatica a trovare, lui te le regalava”.

FIORENTINA – Mia figlia si chiama Viola. Si parla spesso di un calciatore che è tifoso, chi della Juve chi del Milan: io però ho fatto dieci anni di partite sugli spalti, tutte in casa e spesso fuori. Sono partito dalle giovanili, ero abbonato in Fiesole anche quando giocavo a Brescia. Pensare di passare da lassù, in curva, ad essere quello che gioca in campo: mi sembrava di essere in una dimensione parallela, nonostante a Firenze sia tornato con 250 partite alle spalle, ma il fatto di amare i colori viola non è stata una pressione, anche una partita con quella maglia era il massimo che potessi raggiungere”.

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