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Chimenti: “Con Palermo rapporto speciale, felice di rapprensentare i tifosi. Se mi piacerebbe lavorare per i rosanero? Verrei a piedi”

PALERMO, ITALY - JUNE 05:  Vito Chimenti is challenged by Salvo Ficarra during the charity match between Atletico Salvuccio and Real Valentino at Stadio Renzo Barbera on June 5, 2015 in Palermo, Italy.  (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

"So che Dario si è messo a piangere quando sono stato ceduto, ma non dipendeva da me. Si doveva fare per forza così. Ci sentiamo spesso, non dico ogni settimana, ma quasi"

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"È un incarico che mi riempie di orgoglio speriamo di essere all'altezza della situazione. Mi metto a disposizione di tutti per il bene del Palermo. Penso di avere lasciato un buon ricordo e ho ricevuto un affetto immenso. È un rapporto speciale che spero di continuare a coltivare".

Inizia così la lunga intervista rilasciata ai microfoni de La Repubblica da Vito Chimenti. L'ex attaccante rosanero sarà il rappresentante dei tifosi nella consulta d'indirizzo del club che sarà composta anche dall'ex presidente del tribunale di Palermo Leonardo Guarnotta, in rappresentanza del Comune, e dall'avvocato Santi Magazzù per la nuova società di viale del Fante. "Palermo è una città che mi ha dato tante soddisfazioni e mi ha permesso di raggiungere traguardi importanti da giocatore. Palermo e il Palermo sono rimasti dentro di me".

Chimenti ha indossato la maglia rosanero per due stagioni realizzando ben 29 reti, poi l'addio per passare al Catanzaro: "Forse potevo fare di più nel Palermo, ma per problemi societari sono dovuto andare via. Il presidente Barbera rischiava grosso economicamente se non fosse riuscito a vendermi, il mio sacrificio è stato importante per salvare la sua famiglia. Sarei potuto ritornare, ma poi non si è concretizzato nulla".

L'ex attaccante ha anche raccontato alcuni retroscena legati alla sua esperienza in Sicilia: "Se è vero che Erminio Favalli anticipava i soldi dello stipendio che Barbera non riusciva a darmi? Erminio Favalli è stata una persona importante per il Palermo, oltre a essere un giocatore e un capitano era tutto per il Palermo. È vero, lo faceva. Faceva anche sacrifici personali per il Palermo e ha aiutato molto la società contribuendo di tasca sua".

Il rammarico più grande di Chimenti è quello di non esser riuscito a conquistare la Coppa Italia con la maglia del Palermo in quella storica finale contro la Juventus. Dopo aver portato i suoi in vantaggio Chimenti è stato costretto a lasciare il terreno di gioco a causa di un infortunio rimediato per un calcione di Cabrini: "Cosa sarebbe accaduto con me in campo? Sicuramente mi portavo la coppa a casa. Ne sono sicuro. Mi dispiace molto, ma nel calcio sono cose che capitano. In altre partite ho preso calci, ma non così da essere costretto a lasciare il campo. Mi ha preso nel mio punto debole e non sono più riuscito a giocare".

Idolo dei tifosi e soprattutto del nuovo presidente rosanero, Dario Mirri: "Riconosco il gene Barbera - ha detto Chimenti -. Lo zio era tifoso come il nipote. So che Dario si è messo a piangere quando sono stato ceduto, ma non dipendeva da me. Si doveva fare per forza così. Ci sentiamo spesso, non dico ogni settimana, ma quasi. Mi sembra l'uomo giusto per il nuovo Palermo. È un grande imprenditore e penso che riuscirà a portare il club dove merita. Anche perché, non scherziamo, la serie D non esiste per il Palermo e anche la C deve essere di passaggio. Non sono categorie da Palermo, lo stadio "Barbera" non è da serie D. Quando una squadra fa 20 mila spettatori e ha più spettatori di un club di A non può partecipare a campionati dilettantistici".

Infine Chimenti si è soffermato sulla possibilità di entrar a far parte della società di viale del Fante nelle vesti di dirigente: "E a chi è che non piacerebbe lavorare con questa società? Ci verrei a piedi e di corsa. È una società seria, ambiziosa, fa ventimila spettatori ogni domenica: proprio non riesco a immaginare uno che potrebbe rifiutare Palermo".

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