Forte dell'oculata e lungimirante sessione estiva legittimata dai risultati del campo, il club rosanero ha adottato nella finestra invernale una strategia conservativa. Tutelare equilibri ed intelaiatura dell'attuale organico rifinendolo con un paio di puntelli. Ultime 24 ore vibranti ma sono mancati quei guizzi, solo sfiorati, utili a compiere un ulteriore salto di qualità. Il mercato di gennaio del Palermo tra retroscena, criteri e scelte più o meno condivisibili...

<strong>Sessione invernale</strong>

Lo definiscono mercato di riparazione.

Il Palermo di Tedino, classifica e rendimento alla mano, aveva poco da riparare.

Qualcosa da rifinire, eventualmente da integrare, con il dovere di restare pronto e vigile nel caso in cui le contingenze di mercato offrissero un'opportunità da cogliere per compiere il definitivo salto di qualità.

US Citta di Palermo President Maurizio Zamparini Visits Club Traning Ground

Il must in casa Palermo era quello di non scalfire minimamente fisionomia e spina dorsale del gruppo capace di conquistare il primo posto in classifica nel girone d'andata. Coesione, alchimie ed equilibri, tecnici, tattici e gestionali, contano tanto quanto i valori tecnici.

Consolidare l'organico costruito in estate, puntellandolo in modo oculato dove necessario, potenziandolo ulteriormente in presenza di ghiotte opportunità da captare a mercato in corso.  Tre propositi che sintetizzano al meglio la strategia del club rosanero in questa sessione invernale.

Il primo è stato indubbiamente centrato, il secondo solo parzialmente, il terzo decisamente fallito.

Fermezza e lucidità nel trattenere Rispoli e Nestorovski ( nonostante un paio di offerte significative siano arrivate) e conferma in blocco per l'ossatura di una squadra di cui si vogliono corroborare compattezza e sinergie, tecniche e relazionali.

Obiettivo complessivamente perseguito al netto della partenza di Cionek. Dinamiche contrattuali e volontà del calciatore hanno costretto il Palermo a rinunciare, suo malgrado, ad un pilastro del reparto difensivo. Gap attenuato da valore assoluto e risposte sul campo fornite fin qui da Dawidowicz e potenzialmente Szyminski. Alternative più che valide in quel ruolo.

Sulla partenza di Embalo c'è poco da aggiungere. L'insofferenza dell'entourage del calciatore e la volontà del ragazzo stesso hanno progressivamente determinato un epilogo all'apparenza inevitabile. Legittime nei contenuti le aspirazioni di misurarsi in un contesto tattico più consono alle proprie attitudini, discutibili le considerazioni sullo scarso impiego in virtù di prestazioni spesso fumose ed evanescenti fornite dal guineano quando chiamato in causa. Non un titolare o un giocatore decisivo in questa squadra. La sua partenza toglie comunque un'opzione, in termini di duttilità e caratteristiche, utile al tecnico per variare, specie in corso d'opera, temi e soluzioni in fase offensiva.

Avversato da troppi problemi fisici, Gaetano Monachello ha visto concludersi anzitempo la sua avventura in rosanero proprio quando pareva aver trovato un minimo di condizione e continuità di lavoro.

Arrivano in Sicilia Corentin Fiore, centrale mancino, all'occorrenza esterno basso di sinistra, e Stefano Moreo,strutturato terminale offensivo, classe 93, prelevato dal Venezia.

Sul profilo dell'italo-belga possiamo davvero dire ben poco. Non è dato sapere tipo di contributo e tempi di integrazione che caratterizzeranno l'esperienza in Sicilia dell'ex Standard Liegi. Per cui sospendiamo il giudizio in attesa che il campo ci dia lumi.

Moreo è certamente un innesto mirato ed opportuno. Colma quella lacuna, sotto il profilo della fisicità e dell'abilità nel gioco aereo, che appariva piuttosto evidente in seno al reparto offensivo.

Questi i principali movimenti in entrata ed in uscita. Proviamo a capire il riverbero di queste operazioni sull'effettivo spessore della squadra...

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