Budan-Mediagol: “Vi porto nel mondo Atalanta, modello di eccellenza da seguire. Ilicic? A Palermo gli spiegavo fino a tarda notte…”

Budan-Mediagol: “Vi porto nel mondo Atalanta, modello di eccellenza da seguire. Ilicic? A Palermo gli spiegavo fino a tarda notte…”

L’intervista esclusiva concessa dall’ex attaccante di Atalanta, Palermo, Parma e della Nazionale croata, Igor Budan, alla redazione di Mediagol.it

Tra le tappe più significative vissute in carriera da Igor Budan vi sono certamente quelle con Atalanta ed il Palermo.

Nonostante la parabola professionale dell’ex attaccante della Nazionale croata sia stata avversata da una serie di infortuni di seria entità, il classe 1980 ha sempre dimostrato valore complessivo e peso specifico in termini di segnature ogni qualvolta ha potuto godere di un minimo di continuità di impiego. Uomo leale, trasparente e determinato, professionista impeccabile e riferimento imprescindibile, sul rettangolo verde e nel chiuso degli spogliatoi, per tutti i compagni di squadra. Prerogative che l’ex Parma ha sempre trasposto anche dopo il ritiro dall’attività agonistica, quando ha intrapreso il percorso dirigenziale prima per poi concentrarsi sull’attività di consulenza, scouting ed intermediazione in sede di mercato. Un profilo ponte che lega idealmente le esperienze di Budan a Bergamo ed in Sicilia è certamente quello del talentuoso trequartista sloveno, Josip Ilicic, campione rivelatosi al grande calcio al “Renzo Barbera” con la maglia rosanero ed oggi consacratosi stella di prima grandezza nell’Atalanta guidata da Gasperini. Un viaggio virtuale nel meraviglioso mondo della Dea ed alcuni curiosi aneddoti sull’ex Fiorentina, oggetto di approfondimento da parte di Budan nel corso dell’intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it. 

 

“Il segreto dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini? Il segreto è tutto il complesso: la proprietà, la dirigenza, l’ottimo scouting, il modello tattico di Gasperini che si è sposato benissimo con le caratteristiche dell’organico. Inoltre, i dirigenti nerazzurri scelgono sempre in maniera oculata giocatori con molta esperienza nei massimi campionati nazionali esteri e nelle competizioni europee. I profili individuati e acquistati dal club orobico molto spesso fanno già parte anche della loro rispettiva nazionale. Sono profili che mostrano tanta fisicità, duttilità tattica, forza e qualità. Si cerca di fare continuamente risultato con la crescita dei singoli giocatori, plasmandoli e forgiandoli con i consigli dell’allenatore. Penso che sia un modello di eccellenza prettamente italiano che bisogna seguire. Il presidente business-man ci tiene ai tifosi e alla piazza, insieme al gruppo del comparto scouting, responsabile dell’area tecnica e direttore sportivo svolge un lavoro straordinario in team. Decisivo il ruolo dell’allenatore che condivide e sa valutare le opzioni proposte da scouting e della società. I risultati prestigiosi non sono più sorprese, i margini di crescita di questa realtà sono infiniti ed inesplorati, non si sa mai dove il club sarà in grado di arrivare. Tutti, chi meno chi più, dobbiamo essere tifosi di questa Atalanta. Il mio apporto tecnico e psicologico a Josip Ilicic durante la comune avventura in rosanero? Sì, abbiamo avuto un buon rapporto. Ci sono state delle volte in cui ho spiegato a Josip, fino a tarda notte, la posizione da mantenere per ricevere correttamente il pallone e certe dinamiche di movimento da rispettare in campo. Lui mi diceva ma io sono forte, basta darmi la sfera e poi ci penso io! Ok, gli rispondevo, ma devi anche saperti muovere e trovare la posizione ideale per mettere i compagni in condizione di servirti a dovere!  Già a Palermo Ilicic era in grado di decidere le partite da solo e tutti notavano le sue qualità tecniche da fenomeno: sapeva fare palesemente la differenza. È venuto meno solo in continuità. Penso che però con la maturità acquisita grazie a Gasperini, abbia fatto un salto di qualità decisivo e la sua scelta di andare a Bergamo è stata perfetta e funzionale alla sua consacrazione, per un giocatore con le sue caratteristiche quel modello di ambiente e società ad oggi non ha eguali. La nuova Juventus di Sarri non convince del tutto a livello prestazionale? Sarri e Allegri sono due tecnici diversi, in termini di metodi di lavoro e filosofia calcistica, e tanti giocatori sono nella loro ultima fase di carriera quindi non è facile ripetersi a certi livelli ogni anno. La Juventus dovrà mettere  molto carburante sul piano fisico e dell’intensità per andare lontano in Italia ed in Europa. Difficile, dunque, per Sarri, inculcare fedelmente il suo modo di giocare ed ultimare compiutamente una reale metamorfosi rispetto alla gestione Allegri. Però, i bianconeri sono in alto in classifica e sono ancora in piena corsa in Champions League. Staremo a vedere alla fine della stagione, se realmente si finirà dato la situazione di emergenza sanitaria e la preoccupante curva epidemiologica. 

 

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