Borriello, lo sfogo dell’attaccante: “Dal Cagliari alla Spal, vi racconto tutta la verità…”

Borriello, lo sfogo dell’attaccante: “Dal Cagliari alla Spal, vi racconto tutta la verità…”

Lo sfogo di Borriello, che svela i motivi dell’addio al Cagliari prima e alla Spal dopo…

Reduce da una stagione negativa con la Spal, che si aggiunge all’esperienza burrascosa vissuta col Cagliari, Marco Borriello ha voglia di riscatto.

L’attaccante classe ’82, intervistato ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport, si è raccontato a tutto tondo, soffermandosi sui retroscena delle ultime sue esperienze calcistiche, svelando anche i motivi e le verità dell’addio al club sardo: “Arrivai in Sardegna per merito di Capozucca, che con Braida è il mio secondo padrino calcistico. Firmai un contratto composto da un fisso e da un bonus da cinquantamila per ogni gol segnato. Pensai che il presidente non credeva in me, oppure che fosse un pazzo”.

“La gente sognava che, con la maglia rossoblu – continua Borriello -, battessi il mio record personale di 19. Ero a quota sedici già a cinque giornate dalla fine, era fattibile. Ma nella partita contro il Pescara successe una cosa che non mi sarei mai aspettato. Calcio di rigore per noi, prendo il pallone in mano ma Rastelli mi chiama dalla panchina. “Deve battere Joao Pedro“, mi dice. Non me l’aspettavo, fu un brutto gesto. L’allenatore era al centro delle critiche dei tifosi e non aveva un buon rapporto con tanti calciatori. Io, invece, l’avevo sempre difeso”.

Al termine della gara Borriello, grazie a Capozucca, legge un sms poco gradevole del presidente Giulini:“C’era scritto che a fine primo tempo dovevo uscire dal campo, al fine di evitare che segnassi ancora. Il ds mi disse anche che gli era stato comunicato che non sarebbe stato confermato, e da lì cominciarono le mie incertezze. Joao Pedro che a Sassuolo mi dice “stai zitto e corri”, il crack nello spogliatoio con tutti i brasiliani e il rapporto con il presidente che ormai andava scemando: sì, dovevo proprio andar via – svela l’attaccante campano -“.

Dunque, Borriello, dopo una sola stagione in Sardegna, si trasferisce alla Spal. Squadra con la quale smette di giocare lo scorso 23 dicembre: “Loro giocavano lontano dalla porta, ciò non esalta le mie caratteristiche. Ma ci furono altri problemi – spiega -.  Durante Spal-Verona,  fui sostituito, il pubblico mi fischiò. Io li applaudii ironicamente, non mi aspettavo di essere trattato in quel modo. Nè, tantomeno, mi sarei mai aspettato che la società si sarebbe schierata dalla parte della tifoseria. Semplici mi mise da parte, costringendomi ad allenarmi ma ad usare uno spogliatoio diverso rispetto al resto della squadra”.

A complicare la situazione anche un fastidioso infortunio: “Fu uno strappo di pochi millimetri al polpaccio, ma ogni volta che ci giocavo su faceva di nuovo male. I medici della Spal non riuscivano a curarmi, la società lasciò che facessi tutto da solo a mie spese. Chiamai persino un medico musulmano, e dovetti pagare tutto quanto personalmente. Da lì presi la decisione di non andare neppure più allo stadio: i tifosi mi insultavano, l’allenatore mi aveva messo in disparte. Eppure, ogni lunedì, tornavo sul campo per allenarmi – ha concluso l’ex Milan -“.

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