Biffi: “Tornerei di corsa allenare una formazione giovanile rosanero, il 1° novembre sarò a Palermo”

Le parole dell’ex difensore del Palermo, Roberto Biffi

“Il primo novembre sarò a Palermo per l’inaugurazione del museo e sarà una bella emozione”.

Parola di Roberto Biffi. Milanese di nascita, l’ex tecnico della Sanremese ha scritto la storia del club rosanero per ben undici stagioni (1988-1999) e oltre 350 presenze complessive tra Campionato, Coppa Italia e playoff, consacrandosi il giocatore con maggior presenze in assoluto nella storia del club di Viale del Fante. Ricordi unici e indelebili, che l’ex difensore del Palermo ha voluto raccontare ai microfoni del ‘Giornale di Sicilia’.

“Per ben cinque volte, mentre ero a Palermo, sono stato vicino alla A, Lippi mi voleva a Napoli ma poi prese Cruz. Ma non ho rimpianti, ho fatto la mia carriera, ho avuto la fortuna di giocare e vivere a Palermo e mi sarei voluto stabilire per sempre lì. Ma mia moglie lavora, ho due figli che studiano. In ogni modo tornerei di corsa per allenare una formazione giovanile rosanero. Il momento più bello il giorno della prima promozione in B nel 1991, dopo la vittoria con l’Andria. Ho ancora nelle orecchie il boato del Barbera al fischio finale. Il momento più brutto, l’ultima partita in maglia rosa, il 31 maggio del 1999, quando perdemmo in casa il play-off per la B contro il Savoia. Fui espulso, buttammo via la promozione dopo essere stati sempre in testa”.

Vulcanico e impulsivo, Biffi, nel corso della sua carriera ha collezionato tante, tantissime, giornate di squalifica: “Ero proprio un cretino, ho pagato per le mie squalifiche oltre duecento milioni di lire di multe. Ma ero così, impulsivo. Non riuscivo a frenarmi. Forse andai via da casa troppo presto, i mie genitori me lo ripetono sempre. Dovevo restare ancora al Milan, dove il mio primo allenatore fu Capello. Lì forse sarei maturato meglio. Andai subito a Foggia e dopo qualche anno arrivai al Palermo che era stato promosso in C-1. In effetti la retrocessione dalla C1 alla C2 del 1997-98 (il Palermo fu poi ripescato per il fallimento dell’Ischia, ndc) non l’ho vissuta perché ero da tempo fuori squadra. Arcoleo, che era subentrato a Rumignani, non mi volle più perché era convinto che l’anno precedente avessi brigato per farlo esonerare. Ma non era vero. Comunque ad Ignazio voglio bene, mi ha insegnato a giocare a zona, l’anno del Palermo dei picciotti fu straordinario”.

Il suo rapporto con Ferrara: “Avevamo un bel rapporto, ma quante gliene ho combinate. Però non mi ha mai tolto una multa. Intervento duro in Palermo-Milan? Ma non fu un intervento cattivo, entrai un po’ fuori tempo e Capello mi cominciò a urlare contro: io ti conosco, sei sempre lo stesso… e non la finiva più. Così lo mandai a quel paese”, ha concluso Biffi.

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