Bari-Palermo, il doppio ex Perinetti: “Per i rosanero non parlerei di flop, biancorossi una delusione. Zamparini e Matarrese…”

I rosanero domenica 18 aprile affronteranno al “San Nicola” i biancorossi

palermo

Manca davvero poco alla sfida tra il Bari e il Palermo.

I rosanero domenica 18 aprile affronteranno al “San Nicola” i biancorossi nel match valido per la 36a giornata del campionato di Serie C (girone C). Un match importante per entrambe le compagini, se infatti i rosanero puntano al settimo posto al contrario i pugliesi devono conquistarsi ufficialmente il terzo posto in classifica. In merito al match tra le due deluse della stagione si è espresso l’ex direttore sportivo sia di Bari che di Palermo, le sue dichiarazioni rilasciate nel corso dell’intervista concessa a La Gazzetta del Mezzogiorno.

“La sensazione di vivere qualcosa di anomalo, un po’ in linea con questo assurdo periodo storico. Due tra le principali città del Meridione contemporaneamente in serie C danno l’idea di quale patrimonio di passione perda il calcio italiano d’alto livello. Entrambi i club sono passati da drammatiche vicende societarie: sono in fase di rilancio, la speranza è rivederli quanto prima in ben altri palcoscenici. Ho avuto la fortuna di lavorare in entrambe le piazze in serie A e di vedere gremiti il San Nicola ed il Barbera: quella è la dimensione naturale di Bari e Palermo. Sul Bari c’erano aspettative altissime e giustificate sia dalle ambizioni della famiglia De Laurentiis, sia dalla promozione sfumata soltanto in finale playoff lo scorso campionato. Il distacco dalla Ternana già promossa in effetti è eccessivo, il Palermo si sta riorganizzando ed un piazzamento playoff era in linea con le aspettative: magari l’ottava posizione è un po’ riduttiva, ma non parlerei di flop. Matarrese e Zamparini? Uomini molto diversi nel carattere, eppure accomunati dall’essere molto tifosi: un gran pregio per la dedizione con cui hanno seguito le loro squadre ed al contempo un difetto perché impedisce di vedere le situazioni lucidamente. Hanno rappresentato un po’ l’ultima frontiera del calcio italiano condotto dalle grandi famiglie dell’imprenditoria: oggi i club hanno molteplici anime e aumentano gli investitori stranieri”.

 

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