Arcoleo: “Palermo e Trapani meritano la Serie A”. Paragoni, ricordi e memorie rosanero: “Quella finale col Bologna…”

Arcoleo: “Palermo e Trapani meritano la Serie A”. Paragoni, ricordi e memorie rosanero: “Quella finale col Bologna…”

“Io sono un siciliano che ama la sua terra e i valori della sua gente. Per questo sono convinto che si possano ottenere risultati importanti e mi piacerebbe un giorno vedere Palermo, Catania, Messina e Trapani in Serie A”

Il calcio è la mia vita“.

Inizia così l’intervista rilasciata da Ignazio Arcoleo ai microfoni de La Repubblica. L’ex tecnico di Palermo e Trapani, tra le altre, è da poco il nuovo club manager della società granata presieduta da Giorgio Heller. L’esperto allenatore ha parlato della sua nuova avventura: “È il mio ambiente e quindi non posso che essere felice di questa opportunità che la dirigenza del Trapani ha voluto offrirmi. Non finirò mai di ringraziare il presidente, i dirigenti e la proprietà per avermi dato questa possibilità. Mi sento onorato e stimolato. Per me si tratta di un ruolo nuovo. Sarò il club manager della squadra: una sorta di rappresentante della proprietà che non vive a Trapani. I miei occhi saranno gli occhi della dirigenza quando il presidente e gli amministratori non saranno in città“.

Arcoleo rappresenta la storia del calcio palermitano: “Mi riempie di orgoglio ed è per questo che vorrei che Palermo e Trapani potessero presto arrivare dove meritano: in Serie A. Sono sicuro che nella nostra Isola si può fare. Io sono un siciliano che ama la sua terra e i valori della sua gente. Per questo sono convinto che si possano ottenere risultati importanti e mi piacerebbe un giorno vedere Palermo, Catania, Messina e Trapani in Serie A“.

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Eppure il classe 1948 sembrava poter far parte del nuovo Palermo, soprattutto vista la sua presenza nel video di presentazione di Hera Hora: “Quello era un primo passo del quale sono stato molto lieto e che mi ha fatto molto piacere. Adesso tocca però ai dirigenti portare avanti il progetto. Tocca a chi sta nel ponte di comando: a Mirri, a Sagramola, a Pergolizzi dare vita al nuovo corso e riportare il Palermo in alto. Un risultato che credo si possibile raggiungere in breve tempo e per il quale, da palermitano, faccio il tifo. Rimpianti? No perché mio padre e mia madre mi hanno insegnato a rispettare la volontà e le scelte degli altri e quindi io rispetto le scelte di chi gestisce adesso il Palermo“.

Il Palermo di Mirri e Di Piazza ha iniziato la stagione nel migliore dei modi, il paragone col “Palermo dei Picciotti” è presto fatto: “Similitudini? È difficile dirlo. Non posso misurare l’ entusiasmo di oggi con quello di allora. È tutto diverso. Sono due epoche lontane tra loro. È tutto cambiato, ma è bello che Palermo provi affetto per la sua squadra. Ci sono tre cose che ho fatto da allenatore che mi rendono fiero. La prima a Mazara dove ho portato la gente a divertirsi allo stadio. A Trapani abbiamo giocato un calcio vincente e non abbiamo conquistato la promozione in Serie B solo per un soffio. A Palermo andava tutto bene sino a quando mi è stata data l’opportunità di lavorare in autonomia. Anche quella è una bella pagina dell’ almanacco dei miei ricordi“.

Infine Arcoleo si è soffermato sulla finale di Coppa Italia persa con la maglia rosanero contro il Bologna: “Quel rigore non è una macchia nella mia carriera, ma una macchia per il calcio. Il Palermo meritava di vincere quella partita e l’azione incriminata nasce da una svista arbitrale. La rimessa laterale era del Palermo e non del Bologna e Savoldi, per sua stessa ammissione, ha raccontato di aver fatto una furbata prendendo il pallone e battendo subito. Record? Sì, sono l’unico giocatore del Palermo ad avere disputato due finali di Coppa Italia di fila. Andai via dopo la sconfitta con il Bologna e tornai in rosanero nell’anno della finale contro la Juventus“.

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