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SUL NUOVO STADIO

Napoli, De Laurentiis: “Stadi modello inglese? In Italia mafia e camorra…”

Napoli

Le dichiarazioni del patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, in merito alla questione stadi ed impianti sportivi in Italia

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Terzo in classifica di Serie A e saldo nelle posizioni che permettono di disputare la prossima Champions League, il Napoli del patron Aurelio De Laurentiis è comunque fuori dalla lotta per aggiudicarsi lo scudetto 2021-2022. Il noto imprenditore cinematografico e presidente del club partenopeo, ha parlato della questione stadio, nel corso della cerimonia di consegna al primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, di una copia in minuatura della statua raffigurante Diego Armando Maradona, icona del calcio partenopeo e mondiale, al quale oggi è intitolato l'ex "San Paolo". Di seguito le dichiarazioni di De Laurentiis a proposito della possibilità di costruire un nuovo e moderno impianto nel capoluogo campano.

"Per decidere bisogna essere in pochi, massimo in due. Il sindaco mi disse che dello stadio si sarebbe interessato in prima persona e io non ho invaso il suo campo d'azione. Quando un sindaco viene eletto in questa città ha bisogno di almeno 7-8 mesi per capire che casino è questa città, è una piovra che ti risucchia nel caotico non fare di decenni. Il sindaco, che è stato anche ministro, conosce le regole del dover amministrare il paese, si è fatto assegnare da Roma una persona perfetta per il bilancio, perché questo Comune è sempre stato disastrato sul bilancio. Lui ha dovuto, in questi 7-8 mesi, immergersi e capire: lo stadio noi lo rimetteremo a posto e lo faremo diventare un bellissimo stadio, ma dobbiamo studiare tutte le problematiche collaterali che lo facciano funzionare. Viabilità, servizi e trasporti, possibilità di far vivere la struttura 7 giorni su 7 e non solo. In una città e in un quartiere come quello, bisogna trovare le opportune volontà, di chi abita in quel quartiere, per concertare le cose in modo da rispettare tutti. Io vorrei abbandonare l'idea del vecchio: io sono un visionario e tutto quello che ho predetto, pur non venendo dal calcio, si è avverato. È vero che in Inghilterra ci sono gli stadi migliori al mondo e c'è una legge che ha messo fuori causa gli hooligans, ma noi qui non possiamo mettere fuori causa la mafia, la camorra, la sacra corona unita etc. Noi abbiamo più capacità di adattamento però. Dodici anni fa con Piva, a Milano, facemmo una serie di altri progetti per il San Paolo, oggi Maradona, ma abbiamo trovato difficoltà in questa città".

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