Monza, a tutto Galliani: “Tra un anno e mezzo saremo in A e chiamerò Ancelotti. Io, il Milan e Berlusconi…”

Monza, a tutto Galliani: “Tra un anno e mezzo saremo in A e chiamerò Ancelotti. Io, il Milan e Berlusconi…”

Dal Milan al Monza, Adriano Galliani si racconta tra curiosità ed aneddoti: “Finale di Barcellona indimenticabile, a Istanbul il giorno più nero”

Io, un modesto brianzolo, non ero ricco, non ero famoso e non ero bello. Berlusconi mi ha reso ricco, famoso e bello”.

Parola di Adriano Galliani. Diversi sono stati i temi trattati dall’attuale amministratore delegato del Monza, intervistato ai microfoni del ‘Corriere dello Sport’: dagli obiettivi della compagine allenata da Cristian Brocchi, che veleggia spedita verso la Serie B, al suo rapporto con in patron Silvio Berlusconi. 

“Berlusconi? Non parliamo però di devozione. Io per Berlusconi provo ammirazione. Ha vissuto quattro vite. La prima, costruttore. Quando gli altri tiravano su dei condominii, lui tra il ‘70 e il ‘79 ha realizzato Milano 2. Che ha una particolarità: automobili, pedoni e ciclisti non si incontrano mai. La seconda, l’editore, le tv. Ne ha fondate tre, per fare concorrenza alla Rai, inventando la televisione privata in Italia. La terza, il calcio. Il primo luglio dell’87 ci volle tutti al Castello di Pomerio e ci sorprese così: quest’anno vinciamo il campionato, l’anno prossimo la coppa dei campioni e nel ’90 siamo primi nel mondo. Qualcuno rise, altri gli diedero del pazzo, lui rispettò le scadenze. La quarta, il politico. Quando a fine ’93 decise di fondare un partito disse che in sei mesi sarebbe diventato presidente del consiglio, l’11 maggio ’94 era premier”, sono state le sue parole.

MONZA E IL SOGNO ANCELOTTI – “Questo è il nostro primo anno, dal momento che quando Berlusconi rilevò la società il più era fatto. Abbiamo speso 3 milioni per la squadra e cinque per le infrastrutture, centro sportivo, stadio e altro. Gli stipendi sono una voce a parte. Berlusconi vive da quarant’anni ad Arcore, Villa San Martino è a due chilometri da Monza, da lì si vedono le luci del Brianteo. Non ho dovuto convincerlo, ha impiegato un minuto e quindici secondi per dirmi ‘prendiamolo’. Mi rende molto orgoglioso il fatto di averlo visto a Olbia, Lecco, Como, Busto Arsizio. Ora è tifosissimo. Crediamo entrambi in un valore che coltiviamo con ostinazione, il senso di appartenenza. Per avere successo nel calcio e nella vita è fondamentale. Per me il Monza è una categoria dello spirito, è un’emozione, è casa. Ulisse è tornato a Itaca. Tra un anno e mezzo, quando saremo in serie A, io chiamerò Ancelotti. Di lui ci si può fidare ciecamente. Se c’è un tecnico capace di uscire vincitore dalle situazioni più complicate, questo è Ancelotti”.

MILAN – Il Milan non è per tutti. Il giorno più bello? Nessun dubbio, la finale di Barcellona, la prima coppa dei campioni. Il Camp Nou strapieno e interamente rossonero. Gli occhi di Berlusconi a fine partita, non l’ho più visto così felice. Ma anche la sera precedente, sulle ramblas. Io e il mio caro amico Cesare Cadeo, purtroppo non c’è più, che veniamo circondati da tifosi i quali mi sollevano e mi portano fino alla fine della strada senza farmi toccare terra. Ma anche la discesa che dall’hotel Reina Sofia porta all’ingresso dello stadio fatta in pullman, centinaia di tifosi del Milan rimasti senza biglietto che non ci lasciano passare e Sacchi che rivolgendosi alla squadra, dice: ‘Oh, ragazzi, se stasera non vinciamo glielo venite a spiegare voi a questi qua’. Il giorno più nero, a Istanbul. Quella sconfitta avrebbe potuto ucciderci. Soltanto uno come Ancelotti poteva ripartire dopo un incubo del genere. Grandi capacità di sdrammatizzazione, un rasserenatore impareggiabile… Avevamo stradominato il Liverpool, io ho capito che l’avremmo persa quando al 119esimo Sheva ha colpito di testa, Dudek ha respinto e sulla ribattuta dello stesso Sheva il pallone non è entrato. Due anni dopo un tiro di Pirlo, il primo verso la porta, ha colpito il gluteo di Inzaghi e il pallone è finito in rete. Come dice il mio grande amico Florentino Perez, ‘esto es el futbol'”.

ALLENATORI – “L’allenatore del cuore? Sono legatissimo ad Allegri. Su di lui non mi sbagliavo: già a Cagliari aveva il phisique du role, era quello giusto per il Milan. Ci sentiamo spesso, anche tre, quattro volte in una settimana. Sacchi? Arrigo è l’amore. Ancelotti? L’amore. Se ne possono avere più di uno o due, me lo lasci dire. Cinque anni da calciatore e otto da allenatore, 4 coppe dei campioni, due e due. Pensi che con Carlo avremmo potuto vincerne cinque di fila, non dimentico la partita di Barcellona, Eto’o costretto a fare il terzino per fermare Cafu. Il godimento massimo, però, l’anno della finale con la Juve. L’Inter in doppia semifinale, la Juve in finale. Cosa può sognare di più bello un milanista? Capello? Capello è più burbero, ma sempre grande”, ha concluso Galliani.

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