Gilardino-Mediagol: “Crisi Milan? Ho la mia idea, punto su Pioli per il futuro. Tutto su Ancelotti-Mihajlovic-Prandelli, il messaggio a Maldini…”

Gilardino-Mediagol: “Crisi Milan? Ho la mia idea, punto su Pioli per il futuro. Tutto su Ancelotti-Mihajlovic-Prandelli, il messaggio a Maldini…”

L’intervista esclusiva concessa da Alberto Gilardino, campione del mondo con l’Italia 2006 ed ex Milan, Fiorentina e Palermo, alla redazione di Mediagol.it

Non ama particolarmente dilungarsi sotto il profilo dialettico ma preferisce focalizzarsi su alcuni concetti chiari e ben definiti.

Personaggio dallo stile sobrio ed essenziale, nella vita come lo è stato sul rettangolo verde nel corso della sua straordinaria carriera da calciatore. Bomber talentuoso ma al contempo pragmatico e senza fronzoli, fiuto e senso del gol da centravanti vecchio stampo, arguzia, doti tecniche ed intelligenza tattica da evoluto terminale offensivo dell’era calcistica moderna. Dinamico, furbo e letale all’interno dei sedici metri, Alberto Gilardino ha progressivamente impreziosito il suo bagaglio attitudinale, divenendo polo prezioso del a manovra anche nel giocare di sponda e far salire la squadra, acquisendo sempre più peso specifico in seno allo sviluppo delle trame del collettivo.

Le pagine scritte dal bomber classe 1982 con la maglia del Milan profumano di storia, gol decisivi, trofei prestigiosi. La Champions League conquistata nel 2006, la Supercoppa Europea ed il Mondiale per club la stagione successiva. Uno dei più grandi attaccanti della storia recente del nostro calcio protagonista con uno dei club più nobili, in termini di successi, blasone e tradizione, del panorama calcistico internazionale. Oggi la società rossonera vive una dimensione calcistica non certo all’altezza di aspettative e caratura della sua gloriosa storia, una crisi tecnica e societaria che non pare al momento trovare orizzonti risolutivi a breve termine. Nel corso dell’intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it, l’ex campione del mondo con l’Italia 2006 guidata da Marcello Lippi ha analizzato il complesso frangente vissuto dal club rossonero, tracciando anche alcuni minuziosi ritratti dei tecnici più significativi che hanno segnato il suo brillante percorso da calciatore.

“La crisi del Milan? Bisognerebbe essere dentro per poter giudicare con concretezza e con limpidezza tutto quello che succede quotidianamente e quindi le dinamiche del rapporto tra i dirigenti e la proprietà. Parlare dal di fuori è un po’ troppo facile. È normale che sia cambiato molto dal 2005/06/07 a livello di squadra,  di presidenza e proprietà, così come anche in termini di dirigenza. Mi preme mandare un abbraccio virtuale ed un grande in bocca al lupo a Paolo Maldini ed a suo figlio Daniel che com’è noto stanno vivendo un momento difficile ma sono sicuro che lo supereranno entrambi presto e alla grande.  Oggi parliamo totalmente di un altro Milan e credo ci voglia del tempo, organizzazione e programmazione; se avranno linearità e idee chiare sono certo che una società come quella rossonera tra qualche anno potrà tornare ai vertici europei. Bisogna avere caratteristiche importanti in tutte le componenti del club per tornare a piazzarsi sul tetto d’Europa. Pioli? Ho avuto il mister a Bologna nel 2013 e devo dire che è cambiato molto, è cresciuto moltissimo anche lui sotto il profilo tecnico-tattico e sotto quello mentale. Un allenatore molto serio, competente e preparato, credo possa essere la figura su cui puntare anche in futuro per il piano di rilancio, il tecnico che può permettere al Milan di risollevarsi. Da calciatore sono stato guidato da tanti di allenatori e ognuno mi ha lasciato qualcosa. Da tutti loro ho anche cercato di apprendere nozioni e insegnamenti, ogni tecnico ha il suo modo di lavorare sul campo e di rapportarsi con i calciatori. Mihajlovic lavorava già da diversi anni, ma direi che quello con cui ho avuto la fortuna di condividere una significativa esperienza professionale era il primo Sinisa, persona carismatica e molto leale in seno allo spogliatoio che lavorava molto bene sul campo.  Tra le tante doti di Ancelotti ricordo quella di essere un grande uomo spogliatoio che sapeva mantenere coeso e unito un gruppo di campioni e di grandi giocatori. Prandelli l’ho apprezzato come mio tecnico in due diverse occasioni: a Parma dove lui e il suo staff mi hanno forgiato come giocatore, poi a Firenze e in Nazionale dove ho potuto ammirare la sua crescita esponenziale  sotto il profilo del background tecnico e professionale nell’interpretazione del ruolo dell’allenatore. Ho avuto la possibilità di lavorare anche con Gasperini quando ero al Genoa, tecnico attuale dell’ Atalanta che sta incantando in Italia e in Europa. Per quella che è stata la mia esperienza personale con lui, a prescindere dalla qualità del lavoro che sta svolgendo attualmente, ritengo opportuno annoverare anche lui tra i grandi allenatori avuti in carriera. Il percorso dei miei numerosi ex compagni al Milan oggi divenuti allenatori? Pippo Inzaghi mi ha sorpreso positivamente, soprattutto dopo l’esperienza non troppo positiva maturata sulla panchina del Bologna. Si è rimesso in gioco con umiltà e coraggio, ripartendo da Benevento, una piazza difficile ed una società ambiziosa ed organizzata dove il presidente ha speso tantissimo quest’anno per costruire una squadra di grandissimo livello. Una compagine che riterrei senza dubbio la più forte, sotto il punto di vista di determinate caratteristiche, per quanto riguarda l’attuale campionato di Serie B. La compagine di Inzaghi ha dimostrato di meritare la prima posizione in classifica, di poterci stare e di poter far bene,  il primato è frutto del grandissimo campionato fin qui disputato”.

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