Professione bomber, Tommaso Rocchi: il no a Zamparini, la favola Lazio e quella band con i gemelli Filippini…

Professione bomber, Tommaso Rocchi: il no a Zamparini, la favola Lazio e quella band con i gemelli Filippini…

Storie di bomber di razza, non sempre sotto la luce dei riflettori, che hanno lasciato un segno nel campionato di serie A

 

di Andrea Geraci

Una carriera a suon di gol. Un nome che, nella capitale, sponda Lazio, non può essere dimenticato. Numerose stagioni, tante prodezze ed emozioni scolpite nella memoria, attimi interminabili per una grande storia. Proviamo a ripercorrere la storia di Tommaso Rocchi, uno dei più riconoscibili e prolifici attaccanti del nostro campionato.

Nato a Venezia il 19 settembre 1977, Rocchi si forma calcisticamente nella città natale, ma una volta approdato nei giovanissimi rifiuta un contratto quadriennale, offertogli dall’attuale patron del Palermo, Maurizio Zamparini, per cedere alle lusinghe della Juventus con cui vince il campionato Primavera 93-94. Successivamente subodora l’atmosfera della prima squadra, senza però mai scendere in campo,viene spedito in prestito in  C e milita in 4 squadre diverse totalizzando 36 reti. Il salto di qualità e categoria in Serie B  arriva prima con la maglia del Treviso e dopo con quella dell‘Empoli, due stagioni importanti in cui riesce a realizzare 19 gol in 74 partite. Proprio con la compagine azzurra riesce a conquistare la promozione in serie A e disputa due stagioni entrambe molto positive (67 gare e 17 reti), mettendosi in mostra per le sue qualità realizzative ed il costante apporto alla squadra. Il 31 agosto 2004 il suo cartellino viene prelevato dalla Lazio per la somma di 1,3 milioni. Da questo momento vivrà i suoi anni migliori, diventando una bandiera biancoceleste con tanto di fascia di capitano, consacrandosi ben presto giocatore simbolo, celebrato e ricordato da tifosi e compagni. Indimenticabile tanto che “Quando entro in un bar per un caffè, i laziali ancora mi dicono: “Buongiorno capitano …”. Sono nove le stagioni disputate da Rocchi con la formazione del patron Claudio Lotito, condite da ben 82 gol in 244 partite. Dalla Coppa italia alla Coppa Uefa, un’avventura a 360 gradi, fatta di momenti speciali o di delusioni. E ravvivata anche da una curiosa iniziativa: una band musicale formata da Di Canio, voce solista, dai gemelli rock Filippini e appunto da Rocchi alla chitarra. Memorabile una loro serata per beneficenza prodotta da suor Paola, accesissima tifosa biancoceleste. L’ultima stagione in Serie A per l’ex numero 18 della Lazio risale al gennaio 2013, quando accetta l’offerta dell’Inter. Con i nerazzurri soltanto 15 presenze e 3 reti prima del malinconico tramonto, con il mancato riscatto del cartellino da parte della compagine dell’allora presidente Massimo Moratti. La sua ultima avventura in Italia,in B, con il Padova e successivamente il trasferimento in Ungheria prima con l’Haladás e infine con il Tatabánya.

I GOL IMPORTANTI – Rocchi, nel periodo laziale segna con una straordinaria media di un gol ogni tre partite. Ma altri li fa fare con il suo movimento. Sempre al posto giusto al momento giusto, il capitano è stato più volte decisivo. Impossibile dimenticare la prima tripletta in biancoceleste nel 2005 in casa del Lecce arrivata dopo poco tempo dal suo trasferimento nella capitale. In campionato, dopo Piola e Selmosson, è terzo nella classifica di tutti i tempi per reti messe a segno (cinque) nel derby. Più di Chinaglia, Nedved, Mancini, Immobile. Magico quello, 2005-2006, con cui Rocchi pareggia, il gol di Totti, in una sfida condita dalle schermaglie fra il mitico capitano romanista e Di Canio.  Da ricordare anche il centesimo gol in A, siglato con la maglia dell’Inter durante la gara persa contro l’Atalanta. E il sigillo numero duecento in Ungheria con cui, parole dello stesso attaccante, “Misi fine alla carriera il giorno di una doppietta siglata proprio all’ultimo secondo della partita”.

CARATTERISTICHE TECNICHE  Tommaso Rocchi era una prima punta (o seconda punta)  duttile e tecnicamente completa. Dotato di una buona velocità di base e di  ottimo controllo di palla, abile nelle fasi di possesso ma anche in quelle di non possesso, forniva diverse soluzioni ai compagni in virtù di grande dinamismo e spiccata propensione alla ricerca della profondità. Il suo destro, molto pulito, gli permetteva conclusioni ravvicinate o cucchiai beffardi e letali per i portieri avversari, ma anche finalizzazioni di potenza e precisione dalla media distanza. Nonostante la sua altezza (177 cm) riusciva a proteggere palla come pochi e a battere di testa, con tempismo e rapidità bruciante, anche i difensori più alti. Rocchi ha incarnato il prototipo dell’attaccante moderno, interpretando il ruolo in modo totale e moderno in entrambe le fasi di gioco. Un vero precursore, che ha incantato a suon di gol, anticipato i tempi. Un ottimo professionista che, con le sue abilità e la sua abnegazione, ha lasciato un segno profondo nel calcio italiano.

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