L'intervista esclusiva concessa da Massimo Oddo, ex Lazio, Milan e Bayern Monaco, già tecnico di Pescara e Udinese, alla redazione di Mediagol.it
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<strong>Coronavirus</strong>
"Bontà e tempestività delle misure adottate dalle istituzioni del mondo del calcio relativamente all'emergenza Coronavirus? Non è mai semplice prendere decisioni così delicate e definitive, soprattutto quando riguardano cose che sono più grandi di te, non parliamo solo di calcio ma tutto quello che ruota intorno. Bisogna guardare e considerare non tanto lo svolgimento della partita in sé stessa, ma tutto il mondo che lavora intorno all'evento agonistico. Nessuno si è subito reso conto dell'entità questa problematica o forse si sperava potesse essere circoscritta. Ci si è fermati quando si è capito che la situazione non era semplice da gestire, in particolare l'UEFA ha agito forse un po' in ritardo. La raccolta fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana da parte dei campioni del Mondo dell'Italia 2006? Non siamo stati i primi e speriamo di non essere gli ultimi ad innescare questo circuito di solidarietà, ci sono tante iniziative di questo genere e credo che personaggi importanti appartenenti a ogni tipo di panorama ed ambito si stanno muovendo concretamente e si sono già mossi. Noi abbiamo deciso di intraprendere questa iniziativa che stiamo spingendo molto sul piano della comunicazione e in molti ci stanno seguendo, contestualmente, sulla nostra stessa lunghezza d'onda, ce ne sono tante e direi che sono molto importanti. Abbiamo scelto la Croce Rossa perché è un ente nazionale e sappiamo che questi fondi saranno usati nel miglior modo possibile. Bisogna seguire con attenzione le norme comportamentali indicate dal Ministero della Salute, c'è stato questo tipo di impatto forte al nord Italia, mentre la sensazione è che al centro-sud ci sia stia rendendo conto della reale entità della situazione solo da qualche giorno, così come è accaduto al settentrione all'inizio di tutto. Qualcuno è più superficiale e non rispetta appieno le indicazioni governative volte al ridurre il rischio di contagio? Mi sono esposto sui social in un momento di comprensibile nervosismo perché a volte si pensa a cose futili, non me la sono presa nella fattispecie con i runner ma con la gente che esce solo per il piacere di farlo senza una impellente necessità e di conseguenza mostra una totale mancanza di rispetto verso gli encomiabili operatori della nostra Sanità e verso chi è costretto ad andare a lavoro per mandare avanti l'Italia. Poi è ovvio che tutto deve essere contestualizzato, è logico che se una persona abita in campagna è libera di farsi una corsetta; in città invece bisogna stare più attenti, perché se andiamo tutti a correre a una certa ora si crea inevitabilmente un assembramento, eventualità da scongiurare assolutamente. Quando e se riprenderà il campionato, la lunga pausa forzata come inciderà su valore e condizione psicofisica delle squadre? Ripartiranno tutte da zero, sfatiamo questi falsi miti della vecchia preparazione perché sono tutte baggianate. Non possiamo pensare di seguire una metodologia di preparazione a inizio anno e portarla incondizionatamente fino al termine della stagione, è opportuno modellare la tipologia di lavoro in relazione ad evoluzione e contingenze particolari, bisogna monitorare giorno per giorno e questo è un caso tipico in cui ogni compagine inizierà tutto da capo. Accorgimenti e norme igienico-sanitarie a tutela della salute dei calciatori negli spogliatoi dei club professionistici prima dell'emergenza Coronavirus? L'attenzione c'è sempre stata nel seguire un determinato protocollo comportamentale, almeno negli ultimi anni, ma nel calcio di 15 anni fa sinceramente non mi ricordo borracce personalizzate o precauzioni particolari in tal senso, al contrario degli ultimi anni quando le accortezze e cura del dettaglio anche nelle piccole cose erano aspetti tangibili. Quello del calciatore in questo senso è un tipo di lavoro più pericoloso, il nostro è uno sport in cui il contatto fisico è intenso, costante e all'ordine del giorno, in allenamento come in partita. Ritengo comunque che le norme igienico-sanitarie adottate nel mondo del calcio professionistico siano sufficienti, credo che tutto quello che sta accadendo attualmente nel mondo sia un qualcosa, purtroppo, di davvero inatteso ed eccezionale a cui nessuno era preparato".
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