Juventus, il caso Suarez e l’inchiesta della Procura di Perugia: l’accordo tra l’ex Barcellona ed il club bianconero. Paratici e le false informazioni…

Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta della Procura di Perugia

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Un vero e proprio pastrocchio con spinosi strascichi di natura giudiziaria.

Passaggi e dinamiche dell’ormai famigerato caso Suarez, con l’attaccante ex Barcellona, oggi in forza all’Atletico Madrid, che avrebbe sostenuto un esame definito farsa  allUniversità di Perugia volto all’ottenimento della cittadinanza italiana e del conseguente status di calciatore comunitario.

Un requisito imprescindibile per il bomber uruguaiano al fine di ultimare burocraticamente il suo passaggio alla Juventus.

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L’approdo del talento sudamericano in bianconero è poi naufragato per complicazioni di varia natura e tempi tecnici e la regolarità dell’esame svolto dal famoso candidato è diventata oggetto di un’inchiesta della Procura di Perugia. Da alcuni stralci del verbale dell’indagine pubblicati dal quotidiano “La Nazione” emergono dettagli e cifre circostanziate sui termini dell’intesa tra Suarez e la dirigenza bianconera e si fa luce sull’accusa di “False informazioni” nei confronti di Fabio Paratici, Chief Football Officer del club piemontese. Svelato anche il contenuto di alcune conversazioni via chat tra  la Ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli e Bruno Frattini, capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno, relativo a precedenti contatti con Paratici.

Ecco quanto emerge dalla deposizione di Fabio Paratici ai Pubblici Ministeri, Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti, ed al Procuratore, Raffaele Cantone, datata 11 novembre 2020: le parti, l’entourage di Suarez e la dirigenza della Juventus, si accordarono sulla base di un contratto biennale con clausola rescissoria a favore della società piemontese con un ingaggio pari a 7,5 milioni netti per il calciatore comprensivi di 1,5 milioni di bonus, più altri step più difficilmente raggiungibili fino a raggiungere i 10 milioni di compenso.

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Eravamo convinti, perché questo dicevano i siti specializzati, che il calciatore avesse cittadinanza comunitaria e in particolare italiana in quanto aveva moglie e figli italiani ed era in Europa da 11 anni”.  Questo quanto dichiarato dal dirigente della Juventus agli inquirenti, Paratici ha inoltre spiegato che avendo acquisito la consapevolezza che il calciatore non avrebbe comunque ottenuto la cittadinanza italiana nei tempi tecnici utili al tesseramento, la societù avrebbe deciso a settembre di rinunciare ad ultimare l’acquisizione del suo cartellino.

Dal verbale pubblicato sul noto quotidiano toscano si evince anche la ragione dell’accusa di false informazioni nei confronti di Paratici ad oggi indagato.

Il manager della Vecchia Signora avrebbe radicalmente escluso contatti con il Ministero dell’Interno o altri Ministri nell’ambito della vicenda, salvo essere smentito dalle dichiarazioni proprio della Ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture, Paola De Micheli, la quale ha confermato ai magistrati il 13 novembre scorso di aver essere stata contattata da Paratici il 3 settembre 2020. Di seguito il passaggio del verbale in questione pubblicato da “La Nazione” con le parole della Ministra, Paola De Micheli

“Premetto che, essendo piacentino e quasi mio coetaneo, è mio amico di infanzia e quindi abbiamo frequenti contatti. Mi contattò, mi pare il 3 settembre 2020, forse nel corso della mattinata. Mi disse che la Juve sta comprando Suarez e che l’accordo era quasi fatto. Paratici mi spiegò che non aveva il passaporto italiano, non si erano accorti che non aveva il passaporto comunitario, cosa che era emersa a trattativa quasi conclusa e che quindi il requisito della cittadinanza era indispensabile per il buon fine dell’operazione. Paratici mi disse anche che Suarez aveva già presentato domanda al Consolato italiano di Barcellona per l’ottenimento della cittadinanza ma che la domanda non si era completata e che era necessario verificare se si potesse in qualche modo completare l’iter, chiedendomi a tale fine un supporto. Io risposi che, non avendo competenza, avrei contattato il capo di gabinetto del ministero dell’Interno, cosa che feci subito”.

 

 

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