Ronaldo ricorda: “L’Inter nel cuore, al Real sto da dio. Non allenerò mai, avrei voluto lavorare con Mou”

Ronaldo ricorda: “L’Inter nel cuore, al Real sto da dio. Non allenerò mai, avrei voluto lavorare con Mou”

Il Fenomeno venne acquistato dall’Inter nell’estate del 1997 con Massimo Moratti che pagò l’intera clausola di rescissione.

A venti anni dal suo approdo all’Inter, era l’estate del 1997, Luis Nazario de Lima ‘Ronaldo’ ha ricordato i suoi momenti nerazzurri.

L’allora presidente interista Massimo Moratti pagò la clausola rescissoria pari a 48 miliardi di lire più tre imposti dalla Fifa per strapparlo al Barcellona. Il campione brasiliano che attualmente ricopre il ruolo di ambasciatore del Real Madrid ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, nella quale ha parlato dei suoi trascorsi con la maglia nerazzurra e sul ruolo occupato al momento nel club blancos.

CAPITOLO INTER –Io l’Inter ce l’ho nel cuore. Il mio arrivo? Quella scena ce l’ho davanti agli occhi. Arrivo in sede per firmare il contratto e per strada non c’è nessuno, poco dopo mi affaccio al balcone da giocatore dell’Inter e faccio fatica a crederci: una marea di bandiere nerazzurre e di gente, venuta lì solo per vedermi. Scudetto? A me dispiace non averlo vinto, era un progetto bellissimo, era un sogno, anche se poi abbiamo capito che morì un po’ per colpa nostra e un po’ di certe forze esterne, che aiutavano la Juve. Però non baratterei quell’anno con nulla: ogni vigilia era una grande attesa, di qualcosa che si sapeva poteva succedere. Ogni partita era una festa. Era rinato lo spirito interista, e la gente mi raccontava che certe cose non si vivevano da un sacco”.

CAPITOLO REAL MADRID E FUTURO – Spieghiamoci bene: io a Madrid sto da dio, Florentino mi ha appena rinnovato di un anno il contratto da ambasciatore del Real e non c’è bisogno che spieghi cos’è il Real. Però mi sento pronto per un’esperienza diversa, chiamiamola gestionale, e per questo sto valutando l’opportunità di acquistare una società di Segunda Divisiòn: ci sono un paio di opzioni, vorrei mettermi alla prova. Un po’ come ho fatto con le Ronaldo Academy, le mie scuole calcio che sto creando in tutto il mondo. In Cina hanno avuto un impatto straordinario: per ora ne sono nate trenta, dodici già operative. Oggi lavorare con la Cina significa avere opportunità illimitate: è una delle grandi frontiere del futuro. Futuro da allenatore? Mai. La routine è la stessa di quando fai il calciatore: troppo pesante”.

FINALE CHAMPIONS –  “Botta psicologica? Io la vedo in un altro modo: in Europa, con due finali di Champions in tre anni, ormai ha lanciato un segnale molto chiaro.In Italia continua a sembrarmi la più forte: il progetto più serio, di una società che ha saputo gestirsi anche con realismo. Ha venduto bene, ha reinvestito, è rimasta competitiva. Bellissima finale, anzitutto. Con una Juve molto più competitiva rispetto a due anni fa contro il Barcellona. Però nel secondo tempo la palla ce l’aveva sempre il Real, è stato superiore in tutto: tutto. Oggi la Juve lavora in modo molto più trasparente rispetto ai miei tempi. E raccoglie perché semina. E merita. Dire che è favorita non significa che vincerà ancora di sicuro. Magari troverà l’ultimo step di maturazione il Napoli, che ho visto giocare a tratti un calcio meraviglioso proprio contro il Real. Sicuramente il miglior calcio d’Italia dal punto di vista della bellezza”.

CR7 –  ” Forse lascia Madrid? Sono quasi sicuro di sì: uno che segna 50 gol all’anno è una sicurezza troppo grande per poterci rinunciare. Decidono i giocatori? Sempre. Ma anche se non conosco bene le sue ragioni, penso non ci sia squadra che possa trattare Cristiano meglio del Real”.

SOGNI MAI REALIZZATI – “Mi sarebbe piaciuto essere allenato da Mourinho: tutti ne parlano come di un grande comandante, mi incuriosisce immaginarmi a obbedirgli. Un giocatore con il quale avrei voluto giocare? Maradona: ci saremmo divertiti tutti, no?”.

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