D’Agostino-Mediagol: “Calcio e Coronavirus? Dico la mia. Ecco i tecnici a cui mi ispiro, il sogno infranto del Real Madrid…”

D’Agostino-Mediagol: “Calcio e Coronavirus? Dico la mia. Ecco i tecnici a cui mi ispiro, il sogno infranto del Real Madrid…”

L’intervista esclusiva concessa dall’ex di Roma, Udinese e Fiorentina, Gaetano D’Agostino, oggi tecnico del Lecco, alla redazione di Mediagol.it

Gaetano D’Agostino dice la sua sul duro momento che l’Italia, così come il resto d’Europa e parte del mondo, sta vivendo a causa dell’emergenza Coronavirus.

Quattro anni fa, il talentuoso playmaker ha appeso definitivamente le scarpette al chiodo, ma in carriera ha vestito la maglia di squadre del calibro come RomaFiorentina Udinese, collezionando un totale di ben 238 presenze in Serie A. Un sinistro magico e telecomandato, capace di dettare tempi e tracce della manovra, fosforo, acume e senso geometrico, il metronomo palermitano è stato a lungo tra i big assoluti nel suo ruolo su scala nazionale.  L’allenatore siciliano, oggi alla guida del Lecco in Serie C, sta vivendo in prima persona lo stato di caos, apprensione e smarrimento, che sta attanagliando anche il mondo del calcio e dello sport in generale, figlio dell’emergenza Coronavirus. Rigide norme di prevenzione alla base dei decreti governativi emanati a tutta la cittadinanza nell’auspicio di superare quanto prima il momento critico e relativo stop a tutti i campionati professionistici e dilettantistici, con l’imminente sospensione anche delle competizioni europee.

Nel corso di un’interessante intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it, Gaetano D’Agostino ha parlato della sua attuale esperienza in panchina e delle gravi problematiche legate alla diffusione ed al rischio di contagio del Covid-19.

“Campionati di calcio sospesi a tutti i livelli? Quando ti trovi davanti qualcosa che non conosci e che attiene all’ambito della salute è normale andare un po’ nel panico, tuttavia ritengo che abbia creato un danno maggiore l’eccessiva mole di informazioni, spesso imprecise e distorte, che il virus stesso. La comunicazione è importante per fornire le adeguate indicazioni comportamentali a tutti i cittadini e in queste situazioni dovrebbe essere un solo rappresentante del governo a prendere la parola, in modo che successivamente si cerchi di  intraprendere una strada netta ed univoca tutti insieme. Io alleno in Lombardia e posso garantire che qui c’è davvero tanta paura, depressione e una corsa esagerata all’approvvigionamento di cibo e beni di prima necessità, reazioni impulsive dettate non dal pensiero cittadino in sé ma da come si si percepisce la comunicazione che arriva dall’alto. A quale allenatore mi ispiro? A chi sa proporre calcio e a chi non è integralista, cioè a colui che sa adattare la propria metodologia di lavoro ed il proprio credo calcistico alle caratteristiche dei giocatori in organico. Seguo dei modelli che hanno saputo modificare, nel corso del tempo, la loro filosofia e il loro assetto tattico, e per questo motivo li ritengo degli allenatori moderni. De Zerbi, Klopp, Guardiola per esempio sono tecnici che non lavorano sul concetto e sul modulo, ma sui tempi e sugli spazi da occupare in campo, metodologia che mi piace particolarmente. L’allenatore che mi ha lasciato di più, specialmente a livello di soddisfazioni, ma anche per tutti gli anni trascorsi insieme e per l’aspetto affettivo è certamente Pasquale Marino. È stato il mister con cui ho passato più tempo nella mia carriera. Provo affetto e grande stima nei suoi confronti e mi è sempre piaciuto il calcio offensivo che ha cercato di imporre e proporre. La mia carriera? Dopo quel mancato trasferimento al Real Madrid non ho dormito per mesi, quell’anno ho rifiutato persino la corte del Napoli.  Avevo le offerte della Juventus e proprio del Real Madrid con le quali sussisteva già un accordo di massima, due top club mondiali che poi non sono riuscite a trovare il giusto compromesso con l’Udinese. Quel frangente ha costituito l’apice della mia carriera, il mio valore del mio cartellino derivava esclusivamente da ciò che avevo dimostrato sul campo, e quando si finisce nel taccuino di società di quel livello  sono le prestazioni a fare la differenza. È chiaro un eventuale approdo in una club prestigioso come il Real Madrid avrebbe totalmente mutato gli scenari per il sottoscritto: se non avessi fatto bene con la maglia dei blancos, in relazione all’ingaggio che avrei percepito mi sare potuto trasferire solo in un altro top club europeo in grado di garantire determinate cifre. Dopo che quell’operazione non andò a buon fine, c’è stata la fase discendente della mia carriera, poiché a livello mentale ho risentito un po’ di questa situazione”.

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