Coronavirus, Simeone: “In Italia hanno perso tempo, aspettavano che un calciatore risultasse positivo”

Coronavirus, Simeone: “In Italia hanno perso tempo, aspettavano che un calciatore risultasse positivo”

L’attaccante del Cagliari ha parlato della situazione dell’Italia a causa del Coronavirus e del rapporto con il padre

Giovanni Simeone e il rapporto con il padre.

Attualmente il Cholito si trova in quarantena come tutti i suoi compagni di squadra del Cagliari: fortunatamente nessuno dei giocatori rossoblù è ancora risultato positivo al tampone per il Coronavirus, e la situazione sembra dunque essere sotto controllo.

Intervenuto ai microfoni di Fox Sports Argentina durante la trasmissione 90 Minutes of Soccer, Simeone ha raccontato la situazione che sta vivendo in Italia, criticando le tempistiche del Governo e paragonando la situazione del paese all’Argentina: “Al momento al Cagliari non ci sono casi. Ma è stato importante interrompere gli allenamenti e rimanere a casa, perché noi giocatori siamo in contatto con molte persone, colleghi, medici, insegnanti, fisioterapisti, cuochi. In Argentina stanno facendo le cose come devono essere fatte. Qui in Italia hanno allungato troppo le tempistiche, stavano aspettando che un calciatore risultasse positivo al Coronavirus per fermare tutto. Spero che negli altri paesi non vada allo stesso modo

Infine ha raccontato alcuni aneddoti legati al rapporto con suo padre Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid: “A tavola mio padre è terribile, prendeva le briciole del pane e inizia: ‘Perché se ne metto 3 qui, 2 qui, 1 qui, 5 qui e loro mi attaccano qui’, afferra il cestino del pane, è terribilenon si ferma un secondo. Adesso ha cinque figli, e li tratta tutti come i suoi giocatori. Quanti minuti possono passare con lui senza parlare di calcio? Ci parliamo sempre dopo ogni allenamento. Mi racconta di come è andato il suo allenamento e io gli parlo del mio. E poi è come se non ci fossero più argomenti di conversazione. Mi dice: ‘Bene, andiamo, ci sentiamo dopo’. E chiudiamo la chiamata. La sfida contro il Liverpool? L’ho chiamavo ogni due minuti e gli chiedevo: ‘Chi giocherà? Dimmelo per favore’. Cambia sempre idea, quindi ogni due minuti mi dice una formazione diversa. Gli chiedo sempre come sta Correa e se giocherà“.

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