Lazzari a 360°: “A Cagliari io e Matri avevamo una band. Ero ad un passo dal Milan. Futuro incerto, ma ho una consapevolezza…”

Lazzari a 360°: “A Cagliari io e Matri avevamo una band. Ero ad un passo dal Milan. Futuro incerto, ma ho una consapevolezza…”

L’ex centrocampista di Fiorentina, Cagliari, Udinese e Atalanta, ha raccontato la sua carriera vissuta tra alti e bassi in Serie A

Parola ad Andrea Lazzari.

Un lockdown lungo più di due mesi, una fase 2 appena cominciata e l’estate alle porte. Diversi i pensieri che attanagliano calciatori e non solo. Ciò che manca di più ad Andrea Lazzari è il campo, il centrocampista classe ’84, attualmente in forza  alla Vigor Senigallia – squadra che milita nel campionato di Eccellenza -, intervenuto ai microfoni di ‘Casa di Marzio’, si è raccontato a 360°, svelando retroscena pungenti vissuti con le maglie di Cagliari, Atalanta e Fiorentina.

LA BAND DEI ‘4 MORI’- A Cagliari ci fu una band sotto gli occhi di Cellino, Eravamo io e Matri alla chitarra, Biondini al basso mentre Laner alla batteria. Unico pezzo in repertorio: una canzone dei Green Day”, sorride Lazzari. “Perché saper suonare è un parolone. Anche se negli ultimi tempi ho avuto modo di riprendere un po’ in mano la chitarra, i tutorial su YouTube aiutano”.

CAPOCANNONIERE DELLA COPPA ITALIA – Capocannoniere? In realtà non lo so neanch’io come ho fatto”, il centrocampista ripensa a quel 2004/05. In Serie A la retrocessione con l’Atalanta, durante la settimana invece…”Ero appena arrivato in prima squadra, all’epoca la Coppa era giocata dai ragazzi più giovani per dare un po’ di riposo ai titolari. Ho iniziato con una doppietta a Vicenza da subentrante, ma l’apoteosi fu agli ottavi. 5 gol alla Juventus tra andata e ritorno, una cosa di cui ti rendi conto solo adesso, lì vivi il momento ma poi c’è una stagione da continuare. A ripensarci oggi invece mi vengono i brividi. E poi, fare gol da bergamasco sotto la curva nord è un’emozione unica”.

AD UN PASSO DAL MILAN- Allegri mi avrebbe portato al Milan, c’è stata questa possibilità. Quando lui andò a Milano chiesi a Cellino di accettare un’eventuale cessione. Il presidente mi aveva garantito di sì. Però poi non si concretizzò il trasferimento. Forse Cellino chiedeva troppo”.

 TRA FIRENZE E RIMPIANTI- A Firenze c’erano tutte le migliori premesse per fare bene, ma purtroppo ci sono delle stagioni che nascono e finiscono storte senza potersi dare una motivazione”. Un piccolo rimpianto? Se tornassi indietro forse avrei aspettato un po’ di più prima di lasciare Cagliari. Ho visto Conti, Cossu, oggi Dessena: quello che hanno lasciato loro ai tifosi nel lungo periodo glielo invidio. Ma avevo qualche problema con Bisoli in panchina”.

IL BIENNIO A UDINE- “Non pensavo di trovare una società e un ambiente di così alto livello. Pozzo veniva personalmente a spiegarci come funzionavano i nuovi macchinari per la palestra, è uno che ci tiene davvero. Poi il centro sportivo, la città. Ho trovato Di Natale, il giocatore più forte con cui abbia giocato. E anche lì molti amici. Giovanni Pasquale su tutti, è stato testimone al mio matrimonio e ancora oggi ci troviamo tra Senigallia e Venaria dove lavora lui”.

SUL FUTURO- “Prima avrei detto che non sarei rimasto nel mondo del calcio. Ora invece ho fatto il corso da allenatore a Coverciano e mi tengo aggiornato per provare a insegnare le mie esperienze ai miei ragazzi”.

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