Bologna, Mihajlovic ai giovani: “Ho un consiglio per voi. Io avevo un debito con questa piazza, quella salvezza…”

Bologna, Mihajlovic ai giovani: “Ho un consiglio per voi. Io avevo un debito con questa piazza, quella salvezza…”

Le dichiarazioni rilasciate dal tecnico del Bologna: “Il rapporto coi calciatori è sempre da padre a figlio o da fratello maggiore”

Sinisa Mihajlovic e il Bologna.

Intervistato dai ragazzi delle giovanili del club emiliano, il tecnico originario di Vukovar è tornato a parlare del suo primo anno sulla panchina rossoblù, culminato con una salvezza insperata, e del suo rapporto con i calciatori. Di seguito, le sue dichiarazioni.

“La più grande soddisfazione vissuta col Bologna, per ora, è averlo salvato: in quella situazione anche i più grandi ottimisti non avrebbero mai pensato che potessimo finire la stagione in quella maniera. Per ora è la soddisfazione più grande, sì. Per ora… Il Bologna è stata la mia prima squadra da allenatore: questo non si dimentica, una squadra di serie A che dà fiducia ad un ragazzo che ha smesso di giocare da poco, beh, dieci anni fa non succedeva, ora un po’ di più. E questo non lo dimentico, ed è un motivo per il quale sono tornato qui: non mi piace avere debiti, e volevo finire il lavoro iniziato qui. Sono tornato per la gente: l’anno dopo ho salvato il Catania e quando sono venuto a giocare Bologna si è alzata in piedi. Ho sempre avuto un bellissimo ricordo della città e dei bolognesi: quando l’anno scorso mi hanno chiamato, non c’ho pensato un attimo. Volevo ripagare i bolognesi”, ha dichiarato Mihajlovic.

RAPPORTO CON LA SQUADRA – “Io, scherzando, dico che i miei calciatori sono liberi di fare quello che voglio io. Ho un bellissimo rapporto con loro, a volte mi fanno arrabbiare ma ognuno deve vivere la sua età. Sono tutti bravi ragazzi, io a 22 anni facevo anche di peggio: gli sbagli si possono fare ma bisogna correggerli e ascoltare le persone più grandi. Da piccolo quando mio padre mi parlava dicevo ‘Ma che ne sa’. Poi ho scoperto che aveva ragione. Il rapporto coi calciatori è sempre da padre a figlio o da fratello maggiore, pur avendo rispetto dei ruoli. Certamente con loro mi piace scherzare. Bisogna essere veri, leali, sinceri: è il modo migliore per essere rispettati. Se non ti rispettano allora diventa un problema”.

CONSIGLI – “Si ricevono da tutti e tutti i giorni. Dai genitori, dagli allenatori. La cosa più importante è quello che vi dicono i genitori: loro non dovete guardarli come i vecchi che non capiscono nulla, perché loro ti vogliono bene e vogliono il tuo bene. Non c’è mai un secondo fine, vogliono il meglio per te, non ti porteranno mai sulla strada sbagliata. Nel calcio dovete anche ascoltare il vostro allenatore: perché se tutto va bene, ne guadagnano tutti. Posso dirvi un aneddoto di quando ero ragazzino: avevo 17 anni, mi cercavano diverse squadre nella serie A jugoslava, Dinamo Zagabria, Hajduk e poi Vojvodina che era la squadra più piccola. Chiesi consiglio a mio padre e lui mi dice: ‘Non posso scegliere perché se poi vai là e va male dopo dai la colpa a me’. Così scelsi il Vojvodina perché avevo più possibilità di giocare, ed era la cosa fondamentale per un giovane. Il senso è: mio padre mi ha dato il suo consiglio dicendo scegli tu, responsabilizzandomi”, ha concluso.

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