Avellino, Braglia e il Covid: “Non mi sta bene il clima di terrore. Stadi chiusi? Ho la mia idea”. E sul Palermo…

Le dichiarazioni rilasciate dal tecnico dell’Avellino

“Abbiamo fatto la squadra senza guardare le figurine dei calciatori, scegliendo quelli veri”.

Parola di Piero Braglia. Diversi sono stati i temi trattati dal tecnico dell’Avellino, intervistato ai microfoni del ‘Corriere dello Sport’: dalle finte liti con il direttore sportivo Salvatore Di Somma, alla questione relativa all’emergenza Coronavirus. Ma non solo…

“In ritiro avevo appena nove giocatori? Con Di Somma abbiamo individuato quelli che volevamo. Chi ha voluto aspettare occasioni migliori ci ha fatto perdere tempo e poi è rimasto a piedi. Quelli che sono venuti rappresentato il meglio. Sono innanzitutto ragazzi perbene, tengo molto a questo, e alcuni davvero forti. D’Angelo lo volevo anni fa a Cosenza, Silvestri, De Francesco e Aloi me li ha suggeriti Di Somma che sa bene cosa voglio avendo lavorato bene insieme alla Juve Stabia”, sono state le sue parole.

DI SOMMA E SERIE C – “Con Di Somma litigo spesso ma per finta, altrimenti dicono che siamo troppo amici. Apparteniamo solo anagraficamente a un altro calcio che mai è cambiato: resta un gioco facile se hai idee, passione e voglia. Solo così sei un vincente. Ritrovo una Serie C di buon livello, il nostro è un girone tostissimo con grande equilibrio. Tutti si aspettano che continuiamo a vincere ma ci sono altre squadre forti come Bari, Palermo, Ternana, Teramo, Catanzaro, Catania. Metterei pure Monopoli e Juve Stabia che hanno allenatori di altissimo livello”.

COVID – “Vedo tante persone che non c’entrano e prendono spazi, con questa storia dei contagi, creando un clima di terrore che non mi sta bene. Capisco tutto ma ad agosto si facevano 15-20 mila tamponi e ore 150-160 mila… è chiaro lo scopo di andare a cercare il positivo a ogni costo per fermare tutto. Io negazionista? Alla mia età non posso permettermelo, sono un realista e una persona sensata. Il problema esiste ma occorre affrontarlo con responsabilità. Basta vedersi con la mascherina, non ci si abbraccia, niente mano o bacio. Molti sono asintomatici e quelli che muoiono bisogna vedere che problemi hanno”.

STADI CHIUSI – “Da sempre vivo tra campo e albergo, non faccio comunella coi tifosi e i giornalisti, preferisco essere definito un orso o un rompiscatole ma non cambio le mie abitudini. Per i calciatori è diverso? Non direi, molti giocano più tranquilli, non sentono altro se non gli allenatori che urlano. Con lo stadio pieno qualcuno si gasava e qualche altro se la faceva addosso…”.

FUTURO – “Non è ancora l’età della pensione, resto in attività fin quando mi diverto. Se mi dovesse pesare allora smetto, come feci da calciatore. Ma decido io. Prima di smettere devo vincere ancora, altrimenti vado avanti. Quindi l’anno prossimo smetto? Mica è detto, potrei avere ulteriore voglia di vincere”, ha concluso Braglia.

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