Atalanta, Gomez: “Vi racconto il mio arrivo a Bergamo. Ecco perché non sono io il rigorista”

Atalanta, Gomez: “Vi racconto il mio arrivo a Bergamo. Ecco perché non sono io il rigorista”

L’attaccante dell’Atalanta ha ripercorso alcuni momenti più importanti della sua avventura con la maglia della Dea

Il racconto di Papu Gomez.

Dopo una breve parentesi al Metalist, il Papu è stato acquistato dall’Atalanta diventandone subito una vera e propria bandiera: il capitano della Dea, in sei stagioni, ha collezionato 187 presenze e realizzato 45 gol trascinando la sua squadra verso la storica qualificazione alla Champions League.

Durante una diretta Instagram sul profilo di Perform, Gomez ha raccontato il momento del suo ritorno in Italia: “Sono andato via dal Metalist per via della guerra civile. Mi sono allenato tre mesi da solo in Argentina. L’ultimo giorno di mercato mi ha comprato l’Atalanta. Da quando ho giocato con il 4-3-3 ho trovato maggiore continuità. All’inizio non avevo la costanza quando ero al Catania, facevo grandi partite contro grandi squadre. Al mio primo anno ho segnato a Roma, Napoli, Juve e Inter. Contro le big mi scattava qualcosa. Ora gioco ogni partita come se fosse una finale di Champions. I grandi campioni come Messi e Ronaldo, che segnano 50 gol, hanno qualcosa dentro. Non guardano mai le maglie contro cui giocano, tutti dovremmo essere così. Sicuramente per noi attaccanti il gioco del mister ci aiuta. Attacchiamo con sei-sette giocatori. Abbiamo più possibilità di segnare. A me non fa l’assist solo Ilicic, ma anche Toloi e Djimsiti“.

Sotto la guida di Gian Piero Gasperini, l’attaccante argentino ha raggiunto l’apice della sua carriera da professionista, trovando una continuità tipica dei top player: “Il gioco di Gasperini fa esaltare gli attaccanti. Con Gasp tutti sono andati in doppia cifra. Io ho fatto 16 gol, non li avevo mai fatti nella mia carriera. Amore eterno all’Atalanta? No prometto amore eterno solo a Linda (la moglie, ndr). Prima c’era il pensiero di andare in una big. Dopo mi sono reso conto che potevo far diventare l’Atalanta una big. Dal giorno che ho iniziato a fare ciò tutto è cambiato. Quello che dico ai giovani è di non baciare mai maglia e fare promesse, il calcio cambia spesso. Non voglio diventare uno finto. Può succedere un litigio che mi costringe ad andarmene. Dove mi sarebbe piaciuto giocare? In Spagna. Sarei potuto andare all’Atletico Madrid, ma sarebbe stata una storia diversa“.

Sulla possibilità di vincere la Champions League: “L’Atalanta sorpresa in Champions? È difficile dirlo, soprattutto in questo momento in cui si è fermato tutto. L’Atalanta ha preso consapevolezza, dopo le prime tre partite avevamo dato il 100% ma non è bastato. Da quel momento abbiamo dato il 110% e ne abbiamo vinte quattro di fila. Molti dicevano che l’Atalanta col 3-4-1-2 non poteva giocare in Europa, io ora rido. Molti parlano della fisicità dell’Atalanta, ma una squadra che fa 67 gol non è soltanto intensità. C’è anche grande qualità visto che tutti fanno gol e assist“.

Infine Gomez ha spiegato perché non calcia più i rigori: “Ne ho sbagliati quattro di fila e non mi sembrava giusto calciarli. Non è perché sono il 10 e mi chiamo Papu devo fare male alla squadra. Io devo allenarmi, non sono bravo. So che Muriel è un fenomeno, sa spiazzare il portiere“.

 

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