Fallimento Palermo: la sentenza non è stata pilotata, dimezzata sospensione a Giammarva. Ma a sbagliare fu Sidoti…

Fallimento Palermo: la sentenza non è stata pilotata, dimezzata sospensione a Giammarva. Ma a sbagliare fu Sidoti…

Il riesame dimezza la sospensione di Giovanni Giammarva e Giuseppe Sidoti, il no al fallimento del club di viale del Fante fu regolare. Ma a sbagliare, in quella situazione, fu proprio il giudice Sidoti

Il no al fallimento del Palermo fu regolare, ma quel giudice fece errori”.

E’ questo il titolo scelto dall’edizione odierna de Il Giornale di Sicilia che, analizzando le carte del riesame di Caltanissetta, analizza passo dopo passo quelle che sono state le motivazioni che hanno portato a derubricare il reato di corruzione propria in corruzione dell’esercizio della funzione con conseguente sospensione di Giovanni Giammarva e Giuseppe Sidoti portata da 12 a 6 mesi. I due, che si conoscevano prima dell’avvio delle indagini e della conseguente decisione del no al fallimento del club rosanero, erano stati accusati di corruzione dopo che l’ex presidente Giammarva aveva elargito regali e favori allo stesso Sidoti nei mesi successivi alla decisione della Procura di Palermo. Ma secondo il tribunale del riesame di Caltanissetta, quel no fu regolare e i presupposti per dichiarare la decozione e l’insolvenza del club non c’erano veramente. Sono 100 le pagine di spiegazione del riesame nisseno sulla situazione (33 per Gimmarva e 57 per Sidoti) per fare chiarezza su una situazione che ha rischiato di far cadere nel baratro il club di viale del Fante.

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Sidoti era il giudice delegato ma non decise da solo, dunque non si può dire che avesse orientato il decreto della sezione presieduta da Giovanni D’Antoni e composta anche da Raffaella Vacca. L’avvocato Genovese ha sentito, con la formula delle investigazioni difensive, una serie di testimoni, tra cui lo stesso D’Antoni e uno dei tre periti del collegio che ritenne insussistenti i presupposti della decozione della società, Daniele Santoro. Elementi che il riesame valuta positivamente“.

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Se è vero che Santoro era amico e collega di Giammarva, il commercialista lavorò in un organismo collegiale con Angelo Paletta (rettore vicario dell’Università di Bologna) e Saverio Mancinelli (curatore del fallimento del Pescara). Secondo quanto riportato dalle carte del riesame dal quotidiano regionale “le interlocuzioni di carattere tecnico tra il giudice delegato e il difensore incaricato non appaiono di per sé lesive della riservatezza, della segretezza e dell’imparzialità». Ammissibile anzi «un certo tasso di informalità», così come il fatto che il giudice esplori se ci siano o meno chance di salvare la società, «così da consentire concretamente ai creditori di trovare nel patrimonio della società il soddisfacimento delle loro posizioni“. Infatti, anche secondo quanto dichiarato da Sidoti, si cerca sempre un modo di evitare il fallimento di una società, prassi sempre tenuta dallo stesso giudice.

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Santoro, sentito dai pm nisseni, ha rivendicato la collegialità della decisione, assumendosi per primo la responsabilità in merito alla convinzione della non decozione del Palermo. Eppure, se l’iter fu regolare, ad essere sbagliato fu quanto ne conseguì. Infatti ad errare è stato proprio il giudice Giuseppe Sidoti che accettò utilità per una persona a lui molto vicina. Stiamo parlando della serie di regali, favori e via preferenziali che, nel periodo post-procedura, Giammarva elargì a Sidoti che, secondo quanto emerso, sbagliò ad accettare.

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Anche se con Giammarva i rapporti, nel periodo della procedura, erano stati molto corretti, non appena terminata egli memorizzò il numero di cellulare del presidente rosa e poi accettò quelle che il riesame ritiene vere e proprie elargizioni. Lo fu un incarico in società per la persona a lui cara, lo furono i biglietti per lei e parenti di lei, lo fu persino l’avere agevolato la partecipazione della classe del figlio del giudice alle celebrazioni del 23 maggio, organizzate dalla suocera di Giammarva, Maria Falcone. Utilità che in concreto, nella loro molteplicità e frequenza, paiono eccedere dalle normali relazioni di cortesia“.

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