Di Cicco-Mediagol: “Io e il Palermo, amore eterno. La finale contro la Juventus ed il feeling coi tifosi, la sfida al Padova e la corsa per la A… “

Di Cicco-Mediagol: “Io e il Palermo, amore eterno. La finale contro la Juventus ed il feeling coi tifosi, la sfida al Padova e la corsa per la A… “

L’intervista all’ex giocatore e tecnico in seconda del Palermo, Mauro Di Cicco, militato in rosa dal 1976 al 1984, in vista della gara di lunedì contro il Padova

di Andrea Geraci

Le rivelo un segreto, ormai sono passati tanti anni. Da Palermo non sarei mai andato via. Purtroppo, la mia ottava stagione finì malinconicamente con la retrocessione in C1. Era la stagione di Giagnoni sostituito poi nel finale da Landoni. La società avviò un profondo cambiamento, arrivarono giovani promettenti come Maiellaro e De Vitis, della vecchia guardia venne riconfermato De Biasi, venne acquistato anche Ranieri. E intanto si affermava al mio posto un ragazzo, Bigliardi, che poi avrebbe vinto due scudetti con il Napoli di Maradona”.

Una carriera praticamente quasi tutta in rosa, tra emozioni e rimpianti, come una promozione svanita per un’inezia ‘con Renna tecnico e, appunto, l’ultimo suo maledetto campionato. Ecco Mauro Di Cicco, vice allenatore sia a Palermo e che a Padova con Mutti e difensore rosanero dal 1976 al 1984

Altri tempi quando giocavo -ricorda lo stopper-, quattrini se ne vedevano pochi, gli stipendi ritardavano, la società non navigava nell’oro, anche perché non c’erano tutti questi sponsor e diritti televisivi. Arrivai quando l’era Barbera era agli sgoccioli. I successori furono Cammarata, Gambino, Parisi, ucciso dalla mafia, e infine Matta. Un Palermo senza pace, perlopiù governato dalla politica. I presidenti tiravano i soldi dalle loro tasche e se allo stadio c’erano trentamila persone, la metà non pagava”.

Un’esperienza che avrebbe voluto continuare.

Bellissima, sempre e comunque, dal primo all’ultimo anno con soddisfazioni e delusioni. Giunti ad un passo dalla A, non riuscivamo mai a coglierla. La città mi ha trattato come un figlio, sono andato via costretto, anche se sotto contratto. Catuzzi, altro ex, allenatore del Pescara, mi voleva tutti i costi, c’era da guadagnare un po’, io avevo trentadue anni e il Palermo pensava di ricavare soldi cedendomi. La mia esperienza era considerata finita e il nuovo allenatore, Rosati, mi disse che non mi voleva e che avrebbe puntato su un giovane, Bigliardi. Poi in effetti, presero gente stagionata come Ranieri e Picano. Sono partito con grosso dispiacere, ma il mio cuore è rimasto a Palermo”.

Il ricordo più bello?

L’anno con Gianni De Rosa, quando la A svanì sul più bello; la finale di Coppa contro la Juventus e la vittoria a Torino nelle eliminatorie, una squadra che veniva dallo scudetto con Graziani e Pulici in attacco. Veneranda senza paura mi fece marcare proprio Pulici. Ma ci sarebbe anche il 3-1 inflitto al Milan. Noi eravamo senza allenatore e in panchina prese posto il mitico Favalli”.

E il più brutto?

La retrocessione, una stagione maledetta, in cui tra l’altro mi infortunai al menisco. Con Giagnoni non c’era buon feeling. Pretendeva giocassi anche in condizioni menomate. Una follia, non avevo più tono muscolare”.

E con i tifosi?

Come fai a dimenticarli! La gente mi diceva. “Mio figlio non lo faccio mangiare perché devo comprare il biglietto”. Dai mercati di Ballarò e della Vucciria, venivo fuori con buste di pesce, carne, insalate regalati ma con l’impegno che “domenica avemu a vinciri”! Per loro eravamo idoli”.

A Padova, da vice allenatore, sempre con Mutti, toccata e fuga.

Finì male perché ad un certo punto ci fecero la guerra, per problemi societari. Per restare, dovevamo soltanto vincere. Ma come se ad ogni partita i tifosi ci urlavano contro piuttosto che sostenerci? Il divorzio fu un epilogo naturale”.

Stellone contro il Padova per la A. Nestorovski l’ha definita “la partita della vita”.

Al Padova voglio bene ma di fronte ha il … mio Palermo. Il traguardo è vicino, punto tutto sui rosa che hanno trovato le motivazioni giuste e la convinzione. Un’ottima squadra, l’ho seguita tante volte, anzi la più forte della B, ormai lanciata per la volata finale. La partita determinante però non sarà giocata al Barbera ma quando il Lecce affronterà il Brescia. Quel giorno il Palermo opererà il sorpasso e, continuando a vincere, potrà festeggiare la A”.

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