Zenga: “Campionato nelle mani dell’Inter, ma il Milan c’è ancora. Juventus? Non si può sempre vincere”

Le parole del tecnico Walter Zenga, sui temi più caldi relative alla Serie A

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Parola a Walter Zenga.

Torna a parlare e lo fa durante una lunga intervista concessa ai microfoni di “Tuttosport”, Walter Zenga. Il tecnico, attualmente in cerca di una sistemazione dopo l’esperienza al Cagliari terminata in estate, si è soffermato su svariati temi caldi della Serie A spaziando dalla lotta scudetto, al lavoro di Conte all’Inter, al futuro di Donnarumma.

 “Il campionato non è finito ma è solo nelle mani dell’Inter, è evidente. La vittoria di Firenze dice che il Milan c’è ancora. I periodi no capitano a tutte le squadre. All’Inter è successo con l’eliminazione della Champions League. Il Milan ha pagato gli infortuni, l’assenza di Ibrahimovic, il peso del giocare il giovedì in Europa”.

Su Conte e Handanovic: “Se vai indietro di tre mesi, con la doppia eliminazione da Champions ed Europa League, Conte era il più scarso di tutti. Eppure sono passati solo tre mesi. Un allenatore vince anche quando costruisce un gruppo, se costruisci una mentalità. Uno come Antonio lo vedo vincente non perché alza un trofeo ma perché porta la società a un livello superiore. Handanovic? Il suo rendimento è sempre stato medio-alto, un rendimento che si addice a un portiere di una squadra titolata e con una grande storia di portieri come l’Inter. Il suo successore? Musso sta avendo continuità, Conosco bene Gollini, mi piace molto Meret, sono strafelice che Cragno continui a crescere. A livello di portieri in Italia siamo ben messi, c’è l’imbarazzo della scelta”.

Su Donnarumma: “Io se gioco nel Milan, nell’Inter o nella Juve penso di essere in un grande club, di essere al top. Poi se voglio fare un’esperienza all’estero è un altro discorso. Ma se gioco nel Milan vedo di restarci tutta la vita”.

Su Pirlo e la Juventus: Dopo nove scudetti consecutivi può succedere di non vincerlo, succederà anche che magari non lo vincerà per un po’ di anni. E’ normale che certi giocatori abbiano un anno di flessione o i giovani che sono arrivati hanno necessità di tempo per inserirsi. Non ci vedo nulla di male, non si può sempre vincere”.

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