Coronavirus, Stendardo: “Sospensione giusta, il calcio non è immune al virus. Taglio stipendi? Serve buonsenso”

Le parole dell’ex difensore, Guglielmo Stendardo, sul momento vissuto dal calcio a causa dell’emergenza Coronavirus

Guglielmo Stendardo dice la sua sull’emergenza Coronavirus.

L’emergenza legata al Covid-19 ferma l’Italia e il calcio, costrette ad uno stop forzato per limitare la diffusione del contagio. A fare il punto della situazione sul presente e il futuro dei campionati, argomento sempre più discusso nelle ultime settimane da dirigenti e addetti ai lavori, è l’ex difensore Guglielmo Stendardo, intervenuto ai microfoni di “Tuttosalernitana.com”.

“Stiamo vivendo giorni drammatici perché le notizie che ci arrivano quotidianamente sono tristi. In Lombardia specialmente si sta vivendo una situazione di emergenza sanitaria incredibile. Parlare di calcio in questo momento è difficile. Mi auguro che l’umanità alla fine abbia capito la lezione e che quando riprenderemo in mano la nostra vita qualcosa sarà cambiato, ovviamente in positivo. Per il calcio, invece, è un momento di riflessione importante e un’opportunità di cambiamento per il nostro sistema. Quando si tornerà a giocare? In questo momento dobbiamo seguire quello che ci dice lo Stato: c’è un dpcm approvato dal governo che ha prorogato la sospensione, almeno fino al quattro maggio, di tutte le attività sportive. Il calcio non è immune a questo virus e tutti – dai tifosi alle società – devono rispettare le regole. La prima cosa è la tutela della salute pubblica, tutto il resto passa in secondo piano”. 

Stendardo si è infine espresso sulla questione relativa al taglio stipendi: “Serve buon senso: parlare di soldi e stipendi ora è difficile. Sono discorsi che vanno affrontati nelle sedi adatte. Comunque l’effetto di questa pandemia avrà un impatto negativo anche sul mondo del calcio. Giuridicamente sono soltanto quattro i casi in cui può essere sospeso lo stipendio ad un calciatore: quando lo stesso è vittima o prende parte a un illecito sportivo, quando non rispetta il divieto di scommessa e quando ci sono dei provvedimenti disciplinari o di doping contro l’atleta. Se le società decidessero, senza un vero e proprio accordo, di dimezzare/sospendere la paga potrebbero anche incappare in problemi giudiziari. E’ una situazione surreale, che non era prevedibile. Bisogna prendere come esempio la Juventus: i calciatori, in quel caso, sono stati molti bravi a trovare un accordo con il club. Ripeto, mi auguro prevalga il buon senso. Comunque bisognerà fare una distinzione tra le categorie perché poi non sarebbe una cosa equa”.  

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