di Leandro Ficarra Il Palermo allunga la sua striscia positiva, Iachini mantiene la sua imbattibilità sulla panchina rosa ma fallisce l’appuntamento con la terza vittoria consecutiva. .

di Leandro Ficarra Il Palermo allunga la sua striscia positiva, Iachini mantiene la sua imbattibilità sulla panchina rosa ma fallisce l’appuntamento con la terza vittoria consecutiva. Avanti piano, tra dubbi e criticità che tendono a cronicizzarsi e si confermano di non facile risoluzione, se non in sede di mercato. Un pari che ha ribadito i limiti strutturali di un organico che fatica a trovare incisività e coralità nello sviluppo della manovra quando è chiamato a fare la partita. Non sempre gli avversari possono regalarti un gol. Non sempre contingenze ed episodi possono pendere dalla tua parte. Se non si calcia mai con pericolosità verso la porta avversaria, portare a casa i tre punti diventa un’impresa. Oggi gli uomini di Iachini non sono mai riusciti a farlo nel corso dell’intera gara, fatta eccezione per un lampo di Dybala nel primo tempo ed un paio di conclusioni di Verre dalla distanza nel finale. Nulla da eccepire sulla disciplina tattica, il piglio e lo spirito del gruppo. La squadra rosa ha carattere, grinta e voglia di prevalere sull’avversario. L’approccio mentale è quello giusto, ma la sensazione tangibile è di un Palermo generoso ma attanagliato dai suoi stessi limiti. Un deficit di spessore e qualità, concentrato in alcuni ruoli chiave dello scacchiere, che condiziona pesantemente ogni bozza di sviluppo della manovra mortificandola alla sorgente. Il momento non brillante sul piano individuale di chi dovrebbe fare la differenza fa il resto. Sia chiaro, un pari interno contro un Varese tosto ed organizzato non è uno scandalo. Iachini sta gestendo con oculatezza ed acume strategico l’organico traendone il massimo. Prova ne sia che ha collezionato undici punti in cinque gare non certo memorabili sul piano del gioco. Nessuno pretende un Palermo in grado di produrre un calcio spettacolare, spumeggiante, esteticamente gradevole ed al contempo redditizio. Non sarebbe realistico, in rapporto al valore della rosa ed al contesto della categoria. Di contro, da una squadra che ambisce alla promozione diretta, è legittimo auspicare un impianto di gioco. Fondato su concetti anche basici ma lineari. Una sovrapposizione ben fatta con tanto di cross, un’ imbucata che liberi al tiro la punta che attacca la profondità, un incrocio che favorisca l’ inserimento di un centrocampista. Giocate collettive che mettano il singolo in condizione di battere a rete, di chiudere un’azione. A prescindere dal suo epilogo. Purtroppo il Palermo stenta e molto, numeri alla mano, a creare pericoli alle squadre avversarie. In fase di costruzione si arranca e si verticalizza nell’auspicio che gli uomini di maggior talento, Di Gennaro, Dybala ed Hernandez, tolgano dagli impicci con un acuto, un dribbling, un numero che crei superiorità numerica. Si recita un po’a soggetto. Con scarsi risultati, visto che al momento, la condizione dei tre tenori non è certo brillante. Le prime uscite con Iachini in panchina avevano mostrato qualche timido segnale di crescita, nelle ultime settimane registriamo una stasi preoccupante alla voce progressi. Sperando che carattere, furore agonistico e rigore tattico bastino a far punti, obiettività ed onesta intellettuale impongono di sottolineare come certe crepe vadano colmate, per evitare che a lungo termine diventino un fardello troppo pesante per le ambizioni della compagine rosanero. Non bisogna cullarsi troppo sugli ultimi risultati. Non è una questione di forma ma di sostanza. Non dubitiamo che sia il tecnico che Giorgio Perinetti abbiano piena consapevolezza in merito ai correttivi da apportare e stiano già ragionando in tal senso. Sulla gara di oggi poco da analizzare, pari scialbo e sostanzialmente giusto anche nel risultato a reti bianche. Le squalifiche di Morganella e Bolzoni suggeriscono al tecnico rosa qualche modifica nell’assetto iniziale. Per centrare la terza vittoria consecutiva, Iachini opta per una sorta di 3-4-2-1 nell’intento di conferire maggiore estro alla fase offensiva. Confermata la linea difensiva con il trio Andelkovic, Munoz e Terzi, Pisano e Daprelà a presidio delle corsie qualche metro più alti. Verre affianca Barreto nel ruolo di interno classico, Di Gennaro compone con Abel e Dybala un tridente elastico ed intercambiabile a gara in corso. Hernandez funge da terminale centrale mentre il trequartista scuola Milan parte largo, così come Dybala con il quale scambia spesso la corsia di pertinenza. Il 4-2-3-1 dei lombardi è compatto e funzionale nell’applicazione delle due fasi. La squadra di Sottili è attenta e disciplinata nella copertura degli spazi ed al contempo rapida a ribaltare il fronte. Il Varese si dispone con un 4-4-1-1 in fase di non possesso con Fiamozzi e Lazaar bravi a ripartire sull’esterno a supporto di Forte e del bomber Pavoletti. Il Palermo fa la partita, ma fatica non poco a far breccia tra le linee biancorosse. Altra tegola per Iachini in avvio: Terzi, cusa problemi fisici, cede il passo al subentrante Milanovic. La prima mezzora evidenzia i consueti limiti di fosforo e rapidità nella circolazione della sfera. Inesistenti le sovrapposizioni degli esterni bassi sulle corsie, Verre si trova spesso a temporeggiare per assenza di opzioni di scarico. Le giocate di Di Gennaro e Dybala sono tecnicamente virtuose ma fini a se stesse, Abel viene regolarmente inghiottito dal difensore di turno quando prova ad attaccare la profondità. Se non altro il Palermo piace per l’ordine tattico in fase difensiva ed il piglio veemente con cui aggredisce in pressing alto l’avversario. La squadra ha carattere, vis agonistica e voglia di superare l’ostacolo. Prerogative imprescindibili nel torneo cadetto, come dimostra il cospicuo bottino di punti fin qui ottenuto a dispetto di prestazioni tutt’altro che brillanti. Non è un caso che le uniche palle gol del primo tempo, la squadra di Iachini le crei rubando rabbiosamente la sfera sulla trequarti avversaria: prima Di Gennaro calcia debolmente servito da Dybala, poi lo stesso argentino, servito da Daprelà, s’incunea bene in area ma calcia a lato. Limitandosi a controllare l’avversario, e senza fare sfracelli, Il Varese colleziona l’occasione più ghiotta della prima frazione con Pavoletti che, ben servito dalla sinistra, apre troppo il piattone a due passi da Sorrentino. Nella ripresa Iachini si gioca la carta Belotti richiamando un evanescente Di Gennaro. Idee poche ma confuse, il centrocampo non riesce praticamente mai ad innescare il tridente. A sprazzi il solo Dybala prova ad accendere la luce, saltando il diretto marcatore ma evaporando regolarmente al momento della rifinitura. L’incapacità di spingere sulle corsie dove latitano intraprendenza e qualità, induce Verre e Barreto a cercare regolarmente il lancio lungo, soluzione scontata, spesso infelice nel dosaggio e di agevole lettura per la retroguardia lombarda. Il forcing rosa è generoso, a tratti intenso, ma improduttivo. Iachini si affida ai centimetri di Lafferty sostituendo uno stanco Dybala. Gli unici acuti li regala Verre nel finale: due conclusioni dalla distanza, discrete ma centrali, alla ricerca del Jolly. Il Varese riparte ma non fa male. Finisce con un po’ di delusione e qualche fischio dagli spalti.

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