di Claudio Scaglione È un Palermo rinfrancato dalla cura Iachini quello che si presenterà al Partenio di Avellino per il lunch match della 12a. giornata. Un cura che ha fruttato ben 11.

di Claudio Scaglione È un Palermo rinfrancato dalla cura Iachini quello che si presenterà al Partenio di Avellino per il lunch match della 12a. giornata. Un cura che ha fruttato ben 11 punti in 5 partite, trend positivo, ma migliorato e superato proprio dall’Avellino che negli ultimi 5 appuntamenti ha raccolto ben 12 punti. Ecco perché sarà una sfida elettrizzante e combattuta: entrambe le compagini vorranno dare continuità ai propri risultati. E lei, mister Giuseppe Iachini, che ne pensa della formazione irpina di Massimo Rastelli? "L'Avellino è una di quelle squadre che ha tanto entusiasmo, arriva da una promozione, i giocatori si conoscono molto bene tra di loro, tutti fattori che nel calcio di oggi contano. La conoscenza e il lavorare insieme da più tempo sono fattori importanti, ci aspettiamo un ambiente caldo ed entusiasta. Noi dobbiamo superare tutti questi tasselli, queste situazioni e mi aspetto di vedere una crescita costante sotto diversi aspetti. Dobbiamo metterci la personalità giusta, saper gestire le situazioni difficili della partita nella maniera giusta. Senza dimenticare che la nostra squadra è la seconda più giovane del campionato dopo il Crotone. Ripeto, per me l’Avellino è una squadra compatta e cinica: ha tanta qualità e sa concretizzare nel momento giusto, quando è il momento di farlo. Servirà una grande partita sul piano dell'applicazione tattica e dell'attenzione. Dovremo disputare la partita perfetta contro una squadra che attacca bene la profondità, è brava nelle palle attive e in quelle inattive. Occorre una grande personalità nella gestione e nella lettura della partita. Di sicuro si tratta di un test importante, come lo è stato la trasferta di Siena. Lì siamo riusciti a dare una buona risposta nonostante l'inferiorità numerica. Dobbiamo giocare con l'intento di portare a casa i 3 punti". La prerogativa di questo Palermo è fare più punti possibili ogni giornata, direttiva che viene prima del bel gioco fornito: crede che questo match possa dare lo slancio alla luce degli altri risultati? "Non parlo mai con i ragazzi del valore di una singola partita, il nostro obiettivo deve essere lavorare per trovare il giusto collante tra i vari fattori che contribuiranno a farci diventare una squadra completa. Tutti gli appuntamenti sono importanti, mi aspetto una risposta per quanto concerne la crescita individuale di alcuni elementi che hanno avuto problemi fisici, oltre ad una crescita collettiva. Il risultato sarà figlio di questi progressi. È vero, abbiamo dei difetti, ma siamo pure riusciti a conquistare dei punti importanti". Ha parlato di problemi fisici che hanno un po’ attanagliato la sua squadra. Chi riuscirà a recuperare in tempo per domani? "Hernandez viene con la squadra, oggi ha rifatto qualcosina con noi, vediamo nell'altro allenamento e valutiamo coi dottori e con la squadra. Terzi non è recuperabile e non è tra i convocati, gli altri hanno avuto qualche problemino, come sapete. Per esempio Stevanovic da due settimane sta cominciando a fare qualcosina con noi ed è convocato. Decideremo dopo l'ultimo allenamento chi giocherà". Restando sempre sul tema degli infortuni e delle problematiche fisiche dei giocatori, ha sentito le reazioni di Gattuso che, a tal proposito, ha detto che "è troppo facile dire che la squadra non sta bene fisicamente e che vedremo un grande Palermo a febbraio"? "Io non ho nulla da rispondere a Rino, anzi, avevo cercato di parlarci. Al di là di questo, mi sembra di aver detto che alcuni ragazzi che ho trovato venivano da problematiche fisiche, come infortuni alla caviglia, muscolari e di altro genere. Ho trovato dei ragazzi che sono stati a volte più sul lettino delle terapie che in campo. È chiaro che questi giocatori necessitino di una ripresa e di un ripristino sul campo, una crescita di condizione. Il discorso è diverso. Molti ragazzi hanno avuto problematiche, anche dopo il mio arrivo, è un dato di fatto. C'è bisogno di vederli lavorare in campo con continuità. Più lavoreranno, più recupereranno quella condizione ottimale persa per via degli infortuni. Per quanto riguarda la crescita di una squadra, penso che solitamente si va in ritiro, la si costruisce in 2-3 mesi per arrivare al campionato con una squadra formata, che giochi e detti il proprio calcio. Secondo il mio punto di vista c'è bisogno di lavorare, a gennaio nemmeno si gioca, quindi si deve arrivare a febbraio per mettere insieme i due-tre mesi di lavoro che hanno avuto altri allenatori. Lo dico anche con l'esperienza di uno che ha vinto altri campionati, so che non si può avere tutto e subito, pensare che la squadra subito faccia in toto tutto quello che l'allenatore vuole. Ecco perché parlavo di febbraio, perché i due mesi e mezzo di lavoro sono fisiologici perché la squadra possa recepire l'input dell'allenatore e diventarne figlia. Nel frattempo abbiamo fatto tanti punti, ci siamo rimessi in una certa situazione di classifica. Non c'era assolutamente niente nelle mie dichiarazioni: era una constatazione dettata dal periodo, dalla situazione". E che ci dice sui preparatori atletici di Gattuso? "Non abbiamo voluto tagliare le teste quando siamo arrivati, non abbiamo avuto problemi a farli restare. Però noi, per quelle che sono le nostre esperienze del passato (che ci hanno portato a vincere campionati) portiamo avanti il nostro lavoro. Sono rimasti le prime settimane, quando abbiamo visto la loro situazione, abbiamo capito il loro momento, erano arrivati con un altro allenatore e si sentivano anche in difficoltà con l'allenatore precedente. Con la società abbiamo capito questa cosa e pur essendo loro persone squisite e professionisti esemplari, abbiamo voluto evitare di metterli in difficoltà. Ognuno porta avanti le proprie conoscenze e il proprio lavoro". Una situazione particolare, questa, così come quella di Armin Bacinovic. Qual è la condizione attuale dello sloveno? "Bacinovic è stato fermo 15 giorni per una distorsione alla caviglia. Se non lo vedi in campo puoi parlarne poco. Sta crescendo. E' un giocatore che può dare un contributo, le porte sono aperte per tutti. Da allenatore mi aspetto delle risposte sul campo nel momento in cui si è chiamati in causa. Se il suo rientro può diminuire il minutaggio riservato a Valerio Verre? Questo ragazzo ha 19 anni, non dimentichiamolo, non gli diamo troppo peso e troppa responsabilità. Sta crescendo molto e può interpretare vari ruoli di centrocampo. Può giocare interno, può fare uno dei due centrocampisti, può giocare davanti alla difesa. Può interpretare questi ruoli crescendo. Stiamo lavorando su diversi aspetti, come lui su altri ragazzi". Verre deve essere duttile, ma in generale tutto l’organico deve esserlo, deve trovare questa imprevedibilità per mettere in difficoltà l’avversario. Come sta lavorando per rinforzare questa abilità? "Sto provando due o tre tipi di situazioni tattiche, perché dobbiamo avere una certa imprevedibilità, sia a partita in corso che dall'inizio. I ragazzi stanno cercando di assimilare questa mentalità, questo fatto di essere imprevedibili anche a partita in corso, perché non dobbiamo dare riferimenti, dobbiamo ricreare varie aree di superiorità numerica per avere la meglio sui nostri avversari. La conoscenza è fondamentale per migliorare tante piccole cose, però non abbiamo preparato un solo modulo, ma tanti piccoli moduli. Domenica abbiamo giocato anche con tre punte, ma abbiamo visto forse meno tiri in porta. Il calcio non dipende da quanti giocatori schieri in attacco o a centrocampo, ma da come si partecipa alla fase offensiva. Dobbiamo migliorare anche nella gestione della palla perché, migliorando quella, nascono più occasioni da gol. Le occasioni da gol sono diverse dalle occasioni. Alle occasioni da gol si arriva dopo che si creano le occasioni, creando la superiorità numerica e facendo girare il pallone. Sono situazioni che si possono ricreare con tutti i moduli, spesso senza avere tanti attaccanti. A prescindere dal modulo, non c'è un modulo più difensivo o difensivo. Juventus, Fiorentina e Inter giocano col 3-5-2. Perché c'è partecipazione alla manovra, si conoscono bene, c'è lavoro dietro. Anche noi dovremo imparare a conoscere meglio certi meccanismi della fase offensiva". Fase offensiva i cui titolari, statistiche alla mano, sono Paulo Dybala e Abel Hernandez. È disposto a rinunciarvi? "Io sono disposto a rinunciare a tutti e a nessuno. Faccio l'allenatore e devo valutare quello che vedo in settimana. Il discorso di Hernandez è uno, quello di Dybala è diverso. Paulo fisicamente sta bene, non si può dire il contrario, deve però superare un attimino una situazione psicologica che può essere dettata anche dalla mancanza del gol. Uno stop farebbe bene? Bisogna valutare le situazioni, vedremo in base alla settimana lavorativa. Hernandez stesso dovremo vedere come sta o come non sta. Non metto le persone in campo a dispetto di tutto. Se si è lavorato bene si vede di settimana in settimana. Premetto pure un altro aspetto: questi ragazzi li conosco da quattro settimane, non ho la conoscenza di uno o due anni. Non posso dire che se uno di loro salta due allenamenti poi in campionato rende bene lo stesso, oppure è meglio far giocare un altro. Lo posso verificare solo dopo aver deciso, non sono un mago. Posso solo anticipare alcune situazioni. A volte le anticipo e funziona, altre volte valuti che si possa andare in campo e poi le risposte in partita non sono quelle che vorresti. Quando ho messo Belotti nessuno lo conosceva, adesso tutti si rendono conto che può giocare. Abbiamo anche giocatori di 19 anni, non possiamo sempre aspettarci un certo rendimento continuo. Ci vuole equilibrio, non puoi tagliare un giocatore come fosse morto, magari in quel momento è così, poi ritorna su buoni livelli. È tipico dei ragazzi giovani avere queste onde. Bisogna sapere aspettare, dargli fiducia e portare avanti certi discorsi". Ciò che è richiesto è la continuità di risultati. Certo che, con un calendario così pesante, non sarà stato facile. È così? "Abbiamo avuto un calendario difficile ultimamente, ci ha posto squadre di un certo livello, lo dice la classifica attualmente, tra le prime. Però la Serie B è lunghissima e sarà a marzo che bisognerà guardare le posizioni: sarà allora che la Serie B comincerà a dare indicazioni. Abbiamo affrontato sicuramente partite difficili, perché Brescia è un campo ostico, il Pescara è costruito per la promozione, il Siena è una squadra appena retrocessa, il Varese ha lottato sempre al vertice in Serie B. Ora affrontiamo l'Avellino che si trova nei primi posti meritatamente. A sorpresa, ma relativamente. Perché quando vinci un campionato ti conosci, porti dietro dei valori. Sarà un test da affrontare, che ci darà nuove indicazioni per il lavoro futuro". Il match di domenica si disputerà alle 12.30, orario insolito per voi. Potrà essere un altro ostacolo? "Noi dobbiamo farci trovare pronti sempre, indipendentemente dall'orario della partita. Su questo non transigo: non ci sono alibi, dobbiamo solo andare in campo e giocare. D'altronde, si gioca sempre in parità numerica. Non ho fatto fare allenamenti alle 12:30 in settimana perché una o due sedute non ti forniscono l'adattamento necessario. Nel calcio l'adattamento lo ottieni con le ripetizioni: se ti alleni, ti svegli, fai colazione allo stesso orario per un tempo prolungato, solo in questo caso riesci ad ottenere un vantaggio sull'avversario". Ultima chiosa su uno dei più giovani che ha a disposizione, vale a dire il centrocampista classe ’94 Giulio Sanseverino. Quali sono le sue condizioni? "Sanseverino lo vedo bene, ha avuto un affaticamento che lo ha costretto a non allenarsi per 10-15 giorni, una contrattura che lo ha penalizzato un po'. Ricordiamoci che è un ragazzo del '94. Si è allenato bene, gli faccio pubblicamente i complimenti. Mi piace molto come giocatore, ma è anche normale che paghi un po' il sovraffollamento di un reparto in cui siamo in tanti. Ma se è rimasto fuori non è perché lo reputo scarso, anzi! Il suo ruolo? E' senza dubbio un interno di centrocampo, somiglia un po' a Giovanni Tedesco. Non lo vedo come esterno perché per giocare lì ci vuole un certo tipo di corsa. Da interno, invece, sa inserirsi bene, ha i tempi giusti. Per adesso stiamo valutando alternative proprio in quel ruolo".

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