di Francesco Graffagnini Capitano, oh mio Capitano: quante immagini, quanti flashback, quanti sentimenti forti, quante emozioni. Se sei tifoso del Palermo e senti il nome di Eugenio Corini non.

di Francesco Graffagnini Capitano, oh mio Capitano: quante immagini, quanti flashback, quanti sentimenti forti, quante emozioni. Se sei tifoso del Palermo e senti il nome di Eugenio Corini non puoi non evocare le emozioni, sollecitate dai tanti ricordi che emergono. Le istantanee sarebbero innumerevoli: le braccia alzate al pubblico per richiamare l’incitamento, prima di battere un calcio d’angolo; la fantastica festa promozione, quella notte di fine maggio del 2004 “storica” non solo per la sua squadra, ma per la città intera; gli assist che permisero a Luca Toni di diventare quello che poi diventò, la corsa verso la propria panchina ad abbracciare mister Guidolin in difficoltà, un pomeriggio d’autunno in quel di Brescia, dove tirava aria di possibile esonero e il Capitano, da leader, mostrò a tutti e soprattutto al presidente Zamparini da che parte remasse lo spogliatoio. Ancora, un’altra corsa, bellissima, per tutto il campo del Barbera, da una porta all’altra, dopo aver trasformato un rigore, per andare ad abbracciare Chicco Agliardi, che pochi minuti prima aveva commesso una papera clamorosa che rischiava di compromettere il derby con il Catania. D’altra parte, il Genio era riconosciuto unanimemente da tutti, addetti ai lavori e non, per la professionalità, i valori morali, la serietà dell’uomo e del calciatore: per questo è stato amato come pochi altri a Palermo. Non sappiamo a quanti calciatori, ex rosanero, sia accaduto di tornare al Barbera a distanza di due anni dall’addio e ricevere, da avversario, una standing ovation da 20 mila persone, tutte in piedi, tutte ad applaudire per dei lunghissimi attimi pieni di emozioni: bene, ad Eugenio Corini questo è capitato, lo scorso 5 aprile, a metà ripresa di Palermo-Torino. Naturalmente non è un caso. Corini era arrivato a Palermo nel 2003, che già non era più “di primo pelo”, con molti anni di onorata carriera alle spalle e reduce, da ultimo, del così detto miracolo Chievo. Qualcuno puntualmente pensò che il giocatore fosse al declino della carriera, che avesse già dato il meglio di sé e che sarebbe stato utile per centrare la promozione, ma non per un progetto a medio-lungo termine. La promozione infatti arrivò, ma il meglio, per Corini a Palermo, doveva ancora arrivare. L’anno dopo, il Palermo si riaffaccia al prestigioso palcoscenico della Serie A dopo una vita, con le credenziali di una squadra considerata interessante ma pur sempre matricola e quindi inesperta. Quel Palermo, invece, stupisce tutti e arriva subito in Europa, dopo un fantastico campionato in cui per tre mesi si sogna persino la Champion’s. Quel Palermo ha diversi brillanti protagonisti, da Guidolin a Toni, da Grosso a Barzagli, ma chi esce per primo dal tunnel degli spogliatoi, fascia di capitano al braccio, è sempre lui: il Genio. Ha il rispetto dei suoi tifosi, dei compagni, dei giornalisti e, cosa che capita raramente, anche degli avversari. Non corona il sogno, probabilmente meritato, della convocazione in nazionale, dove pure approdano altri compagni in rosanero, ma Eugenio Corini è ancora lì, fascia di capitano al braccio a guidare i compagni, la sera di settembre del 2005 in cui il Palermo gioca la prima partita della sua storia in una competizione europea. Passa ancora un anno e per metà campionato la squadra rosanero vive emozioni irripetibili e impensabili fino a pochi anni prima. Comanda la classifica per due mesi, vince 5 partite di seguito, espugna Milano e Firenze, fa parlare di sé tutta Italia e secondo qualcuno è addirittura da scudetto. E chi è il miglior giocatore del Palermo per rendimento in questo periodo? Amauri? Di Michele? Bresciano? No, ancora un “giovanotto” che si chiama Eugenio Corini, che secondo le statistiche, per metà stagione è il giocatore col più elevato rendimento di tutto il campionato. Di solito le favole si chiudono con un lieto fine. Questa è una bellissima favola, ma sul lieto fine si fa un’eccezione. L’ultima metà di quel campionato, infatti, tutti i tifosi palermitani la cancellerebbero volentieri dalla loro memoria, e sicuramente Eugenio Corini insieme a loro. Nel girone di ritorno, insieme al ginocchio di Amauri, si rompe qualcosa nel giocattolo rosanero, e il Palermo dilapida un vantaggio di 12 punti e non riesce a centrare una qualificazione Champion’s che a un certo punto appariva scontata. I rosa non riescono a vincere per tre mesi, dalla maledetta sera di Catania e il sogno diventa incubo, l’euforia avvilimento. Il Capitano, come sempre, si assume tutte le responsabilità che per ruolo e leadership gli competono, ci mette la faccia, parla ai tifosi, ai compagni, difende il gruppo e l’allenatore, cerca di tener serrate le fila: tutto inutile. Il Palermo arriva quinto, comunque miglior piazzamento finale di sempre, ma il sogno Champion’s sfuma. Alla fine di quel campionato, iniziato benissimo e finito male, sfuma anche l’avventura di Eugenio Corini a Palermo. Pensava di chiudere la carriera in rosa, il Genio, e poi continuare da dirigente, come uno “di famiglia”. Come lui, lo pensava e lo voleva tutto il popolo rosa. Purtroppo, qualcuno in quei mesi peccò di miopia, forse di superficialità, forse di rigidità: sta di fatto, che un pomeriggio di giugno Eugenio Corini convoca una conferenza stampa e annuncia tra le lacrime il suo addio al Palermo. Una storia, umana e sportiva, come questa non doveva chiudersi così; ma si sa, la storia non si fa con i se e con i ma, ed è andata così. Di certo, adesso che Eugenio Corini ha chiuso con la carriera di calciatore professionista. Da sportivi e appassionati di calcio, non gli si può non augurare tutto il bene possibile per il suo futuro professionale che lui vede in panchina e soprattutto non dirgli… grazie di tutto, Genio, per quei 4 bellissimi anni, arrivederci a presto…

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