Sorrentino: “La mia sul Palermo, sono in debito con i tifosi. Io, mio padre e il derby contro il Catania…”

Le dichiarazioni rilasciate dall’ex portiere del Palermo

“Sarò sempre in debito con i tifosi del Palermo”.

Parola di Stefano Sorrentino. Diversi sono stati i temi trattati dall’ex portiere e capitano del Palermo, intervistato ai microfoni del “Giornale di Sicilia”: dalla sua esperienza in Sicilia, alle prestazioni offerte fin qui da Alberto Pelagotti e compagni. Ma non solo…

“Per il Palermo ho pianto. È accaduto dopo dopo la partita col Verona, quella della salvezza all’ultima giornata di campionato, perché sapevo già che non sarei rimasto. Camminavo attorno al campo con la gente che applaudiva, non sarei voluto più uscire. Ma non volevo neppure fare la chioccia a Posavec, come mi aveva proposto Zamparini. Volevo essere ancora protagonista e ci sono riuscito giocando altri tre anni in A col Chievo. E ha pianto mia moglie quando siamo partiti. Non dimenticherò mai quando sono tornato da avversario col Chievo. Sentire tutto lo stadio che cantava il mio nome mi ha quasi imbarazzato, avevo i brividi”, sono state le sue parole.

LE PARATE – “Per qualcuno sono stato il miglior portiere del Palermo in assoluto? Non so. Il Palermo ha avuto tanti grandi portieri. Mi sarebbe piaciuto fare parte del Palermo che giocava in Europa ed era tra i primi posti, ma va bene anche così, sono orgoglioso di avere vestito questa maglia e di essere stato il capitano. Una parata come quella di Verona non l’ha fatta nessuno nel Palermo? Quella è stata la parata più difficile della mia carriera e credo di non averne mai viste sui campi di gioco. Pazzini colpì da due metri di testa, io respinsi sulla linea, lui calciò ancora e io, da terra, parai col piede. Quella vittoria fu decisiva per la salvezza, anche se eravamo solo alla fine del girone di andata”.

DERBY IN FAMIGLIA – “Punzecchio spesso mio padre, che goduria quando qualche settimana fa il Palermo ha vinto a Catania, quanto gliel’ho ho fatto pesare. Quanto mi ha aiutato essere figlio d’arte? Zero. Mio padre non mi ha mai insegnato niente. Mi diceva: mio padre lavorava alle poste, ho imparato tutto da solo e così devi fare tu. Pochi complimenti, solo qualche critica. Credo che per fare il portiere occorre avere un carattere molto forte, un po’più forte di chi gioca in altri ruoli”.

PELAGOTTI E NON SOLO – “Conosco bene Alberto e lo stimo. Dopo Avellino gli ho mandato un messaggio di incoraggiamento. Ma è un ottimo portiere e non solo per questa categoria. Del resto chi è il portiere che non ha avuto giornate sfortunate? A me è capitato proprio al Barbera, quando Miccoli segnò con un tiro da cinquanta metri. Cosa penso del Palermo? Indubbiamente è in difficoltà, ha qualche giovane interessante ma ci sono squadre più forti, ha proseguito.

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