Palermo, senti Zanini: “Vi racconto Lucca, era già pronto tre anni fa. Una cosa fa la differenza”

Le dichiarazioni rilasciate da Nicola Zanini, ex allenatore di Lorenzo Lucca

lucca

La doppietta messa a segno contro la Turris lo ha portato a quota dieci gol in campionato.

Stiamo parlando di Lorenzo Lucca. Una scommessa vinta, quella del Palermo, che in estate ha scelto di continuare a puntare proprio sul giovane attaccante classe 2000. Un idillio che sostanzialmente non è mai stato in discussione, in virtù della stima incondizionata e della fiducia mostrate dal club nei confronti dell’ex Torino e la volontà palesata dallo stesso calciatore di voler sposare a lungo termine la causa rosanero. Ragion per cui, Lucca ha firmato un contratto che lo legherà alla società di viale del Fante fino al 30 giugno 2024.

Intanto, chi ha detto la sua sull’exploit del numero 17 del Palermo è anche Nicola Zanini, oggi sulla panchina della Luparense in Serie D, che ha allenato Lucca in quel di Vicenza. Era il 21 marzo 2018 quando fece il suo esordio nel professionismo. “Lorenzo già allora aveva qualità fisiche e tecniche che promettevano, è sempre stato introverso ma molto determinato nel raggiungimento dell’obiettivo che si è prefissato: ha sempre lavorato sodo, anche tenendo educatamente testa ai più grandi, caratterialmente era già pronto. Da quel momento in poi l’ho visto sempre migliorare, può reggere benissimo il professionismo”, ha dichiarato Zanini ai microfoni di ‘TuttoMercatoWeb’.

RUOLO E NON SOLO – “Il ruolo in cui lo vedo meglio è quello di prima punta? Si, credo quello sia il ruolo a lui più congeniale, ma anche a due punte può tranquillamente destreggiarsi al meglio. Ripeto, ha una forza di volontà notevole, che fa la differenza. Un percorso step by step (prima la D e poi la C) lo ha aiutato? Credo di si, e Palermo adesso è già un passo importante: è una piazza di C, ma con dinamiche e situazioni che possono ricordare ben altre categorie. Maturare nuova esperienza in terza serie è fondamentale, poi vedrà il da farsi a fine stagione. Ma di certo la crescita e la maturità avvengono per gradi”.

I GIOVANI IN D – “Adesso sto vedendo carriere che chiamo al contrario. Si parte per far giocare i ragazzi per parecchie partite, che l’anno dopo sono meno, quello dopo ancora ridotte al minimo fino poi a far diventare un ragazzo fuori quota a giovanissima età: lo step migliore sarebbe invece al contrario, si parte con poco e si arriva a tanto, è così che si formano i giovani. Anche perché non si devono sempre vedere i ragazzi come “obbligati”, ma come “meritevoli” per evitare di penalizzarli. Si dovrebbe analizzare quanti ragazzi, negli ultimi 5-6 anni, ce l’hanno fatta e quanti si sono persi: se i secondi superano i primi qualcosa è sbagliato. E’ un tema su cui gli addetti ai lavoro dovrebbero parlare”, ha concluso.

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