Palermo-Cavese 3-2: Rauti firma il sucesso rosanero al festival degli errori. Filippi incassa tre punti pesanti in ottica playoff

Palermo che guadagna tre punti sofferti contro la Cavese al “Barbera”

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Prestazione obiettivamente scadente sotto vari punti di vista.

Il Palermo centra una vittoria pesante in chiave playoff ma ha seriamente rischiato di cadere al “Barbera” contro una Cavese generosa ed orgogliosa ma tutt’altro che trascendentale. L’odierna retrocessione in Serie D della compagine campana attesta inequivocabilmente limiti e lacune strutturali del fanalino di coda del girone C della Lega Pro. 

L’approccio alla gara molle, svagato, inopinatamente supponente della formazione rosanero non è certo un segnale confortante in vista del rush finale di questa stagione. Topiche calcisticamente colossali, individuali e di reparto, in fase difensiva. Una preoccupante approssimazione nell’applicazione degli automatismi basilari dei movimenti senza palla, frangenti di scarsa applicazione mentale e deleteria indolenza che hanno alimentato velleità e speranze di una Cavese che in Sicilia si giocava davvero le ultime carte in chiave salvezza.

Non basta certamente il turnover, ragionato per certi versi, obbligato per altri, a spiegare la ragione di una serie di corto circuiti verificatisi nel cuore della retroguardia del Palermo di Filippi.  Il tecnico rosanero ha rispolverato Lancini, Doda e Broh nell’undici titolare. Tridente offensivo schierato a Bari, Kanoute-Rauti-Floriano confermato in blocco.

Fragilità e scompensi nella fase di non possesso sono emersi fin da subito su entrambi i fronti. La gara è partita subito con ribaltamenti di fronte piuttosto frequenti. Squadre lunghe e sfilacciate, maglie larghe, errori di concetto e di misura nella prima costruzione ad innescare fulminee ripartenze avversarie.

Dopo un paio di accelerazioni rosa con Valente e Rauti che hanno stappato la partita, Accardi ha clamorosamente bucato il rinvio in area di rigore consentendo a Bubas di battere Pelagotti. Dieci minuti da incubo per una difesa rosanero che non riusciva a trovare concentrazione, sinergia e distanze: la Cavese ha colto una traversa (Lancini ha innescato uno strano campanile nel tentativo di liberare l’area), quindi ha sfiorato addirittura il raddoppio. Il gap tecnico era tale, unitamente agli altrettanti ed evidenti disagi della retroguardia di Maiuri, che ogni qualvolta imbastiva una trama offensiva il Palermo riusciva a rendersi pericoloso. Floriano, Rauti, Kanoute, percussioni al culmine di buone trame sfociate in conclusioni non lontane dallo specchio della porta campana. Poi arrivava l’indecisione di Kuchich, presa bassa difettosa su cross di Valente, che schiudeva a Lancini la porta del pari. L’abbrivio psicologico ispirava una bella manovra sull’asse Doda-De Rose-Valente, con cambio di fronte pregevole dell’ex Reggina per il taglio dentro, con annessa volée vincente, del numero quattordici di Filippi. Ribaltato il punteggio, il Palermo avrebbe teoricamente giocare sul velluto, gestendo possesso palla ed inerzia della gara per poi infierire sulle voragini concesse da una Cavese vulnerabile e protesa in avanti.

Così non è stato. Anzi, la formazione rosanero nella ripresa ha rischiato tanto e fin dalle prime battute. Densità inesistente in zona nevralgica, squadra priva di coesione tra i reparti e costantemente smagliata ogni qualvolta perdeva banalmente la sfera. Bastava una semplice verticalizzazione per prendere di infilata una linea difensiva nuda e statica, con Bubas e Senesi, in almeno un paio di occasioni, liberi di calciare in libertà impegnando Pelagotti. Marong e Santana vengono gettati nella mischia in luogo di Lancini e Floriano. Poco dopo tocca a Doda lasciare il campo per far spazio a Luperini. Broh scala a destra e l’assetto tattico non muta.

Santana ha notevolmente elevato cifra tecnica e ricercatezza nella tessitura delle trame offenive dei padroni di casa. Giocate d’alta scuola, tra orpelli, carezze con la suola, tocchi felpati a liberare i compagni e sconcertare gli avversari. Sublime l’archittetura di una traccia da lui ispirata con un assist no look per Rauti, rifinita da un colpo di tacco, sapiente e dolcissimo, che Luperini ha vanificato calciando alle stelle. Dribbling, surplace e finanche una sfiziosissima ruleta che ha mandato in visibilio i cultori della tecnica individuale.

Pur creando ancora chance interessanti con Rauti e Kanoute, il Palermo non riusciva a chiudere il match. Puntuale giungeva l’ennesimo pasticcio difensivo, la respinta aerea di Marong carambola beffardamente sul corpo di De Rose, che consente  a Matera di ridare fiato alle velleità degli ospiti. Odjer è l’ultima carta giocata da Filippi per implementare nerbo e ritmo in mezzo al campo. L’ex Trapani subentra a Kanoute. 

Il rinvio del portiere campano Russo sulla schiena di Luperini, genesi dell’assist rocambolesco e fortuito per il gol del definitivo sorpasso firmato Rauti, è la perfetta istantanea di un match costellato da errori marchiani su entrambi i fronti.

Il Palermo vince e tiene vivo l’obiettivo settimo posto. Risultato importante, ma prestazione da dimenticare in fretta sul piano tattico, tecnico e mentale.

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