Scurto a 360°, dalla Roma al Palermo il racconto della sua carriera: “Mi sono ritirato a 27 per un solo motivo”

Scurto a 360°, dalla Roma al Palermo il racconto della sua carriera: “Mi sono ritirato a 27 per un solo motivo”

L’ex allenatore della Primavera rosanero, Giuseppe Scurto, ripercorre tappa per tappa tutta la sua carriera calcistica costernata da infortuni

Una carriera atipica.

Giuseppe Scurto, classe 1984, da ben sette anni ha deciso di intraprendere la carriera da allenatore. Nella decade scorsa, nel 2005, un suo goal dagli undici metri ha regalato alla Roma la semifinale di Coppa Italia, ma i sistematici infortuni al ginocchio, però, lo hanno costretto a dare forfait prima del normale corso. Nel corso di una lunga intervista concessa al portale GianlucaDiMarzio.com, l’ex tecnico della Primavera del Palermo ha voluto ripercorrere tutta la sua avventura da professionista.

ANNI 2000 E LA ROMA: “Mi sono ritirato a 27 anni, ma forse avrei dovuto farlo prima. Mi ero rotto il crociato per la prima volta a 16 anni, nelle giovanili della Sampdoria. Poi, appena maggiorenne, sono andato alla Roma. Ho iniziato in Primavera, ma già mi allenavo in prima squadra. E nella seconda stagione mi sono lesionato di nuovo lo stesso crociatoPensavo di non farcela, e invece…”. 

LE PRIME SODDISFAZIONI: “Nel 2004 venivo da 6 mesi di stop, ma una volta rientrato sono andato in ritiro con la prima squadra per volontà di PrandelliUn’emozione enorme. Un ragazzo di quell’età che si rompe due volte il crociato di solito pensa a smettere. Io invece giocavo ancora a quei livelli. Per me è stata un’annata fantastica”, commenta così l’esordio in Champions League a Leverkusen, poi quello in Serie A a San Siro contro il Milan. Senza contare quel rigore contro la Fiorentina in Coppa Italia, che regala la semifinale alla Roma di Totti, De Rossi, Montella e Cassano.

IL CALCIO E LA LAUREA: “Mi mancavano 10 esami, ma non ce l’ho fatta soprattutto per i problemi fisici. Facevo 8-10 ore di riabilitazione al giorno. Se non sei infortunato è più facile studiare”. 

CHIEVO VERONA: “Il primo anno andò molto bene. Ero uno dei pochi ’84 a essere titolare nel mio ruolo in Serie A, e in estate feci anche gli Europei U21 sotto etàMi operai altre volte e andai avanti 4-5 stagioni, ma solo grazie ad infiltrazioni e antidolorifici. Ho fatto tanti sacrifici, per le mie condizioni avrei dovuto smettere a 22 o 23 anni”, commenta così il trasferimento a Verona avvenuto nel 2005.

TREVISO, BONUCCI E CHIELLINI: “Era la sua prima stagione, veniva dalla Primavera dell’Inter. Si vedeva che aveva grandi qualità in prospettiva, ma per uno di quell’età non era facile imporsi subito. Con Giorgio ho vissuto tante emozioni, facendo tutte le nazionali dall’U15 all’U21 insieme e vincendo l’Europeo U19. Per una stagione è anche venuto alla Roma, giocando il torneo di Viareggio”.

LA SVOLTA JUVE STABIA: “Provai a fare un ultimo intervento e mi fermai un anno e mezzo. Una volta rientrato, i problemi continuavano. Allora chiesi al presidente della Juve Stabia se potessi essere utile in un altro modo. Da lì iniziai a collaborare col settore giovanile“.

PALERMO PRIMAVERA: “Lì ci siamo salvati, ed è stata un’impresa. Sono retrocesse squadre blasonate come Milan, Udinese e Genoa. Nonostante le difficoltà del Palermo, abbiamo fatto grandi cose“. A chiamarlo, nel 2013, è il Palermo. Quattro anni di Allievi in cui arriva sempre alle final eight, poi la vittoria di Supercoppa e campionato in Primavera 2. Infine, la Primavera 1. 

TRAPANI: “Dopo il fallimento del Palermo, quest’anno ho avuto l’opportunità di allenare la Primavera del Trapani. Finora è stata una stagione ricca di soddisfazioni, oggi siamo secondi. Vedremo quando e se riprenderà il campionato, per il Coronavirus abbiamo sospeso gli allenamenti da una settimana“.

FUTURO: “Dipenderà tutto dalle opportunità che possono capitare. Io ho grande ambizione, e dalla mia parte ho l’ottimo lavoro svolto in queste 7 stagioni da allenatore. Spero che venga fuori qualcosa di importante”.

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