Amauri: “Palermo amore unico, svelo giorno più bello della mia vita. Juventus? Conte mi disse una cosa”

Amauri: “Palermo amore unico, svelo giorno più bello della mia vita. Juventus? Conte mi disse una cosa”

L’ex attaccante Amauri ripercorre parte della sua carriera da giocatore in Italia, dall’esordio con la maglia del Palermo al sogno Juventus

Parla Amauri.

Il brasiliano ha appeso gli scarpini al chiodo tre anni fa, ma nella sua mente sono vivi gli anni d’oro da calciatore. PalermoJuventus Fiorentina sono, infatti, soltanto alcune delle squadre di cui ha vestito le maglie in Italia, un paese che lo ha accolto da giovane e gli ha regalato anche la cittadinanza, dopo il matrimonio con una connazionale con origini piemontesi.

L’ex attaccante, intervenuto in diretta Instagram a Casa Di Marzio, ha ripercorso la sua entusiasmante carriera, soffermandosi in particolare sull’avventura con la maglia del Palermo e sul sogno Juventus, terminato con una delusione: “Col Palermo un amore indimenticabile, una volta dopo una tripletta sono andato a mangiare a un ristorante e sembrava che ci fosse la gente che era prima allo stadio. Hanno dovuto fare i cordoni per farmi passare, mi sentivo il giocatore più forte al mondo, è stato il giorno più bello della mia vita. Quando sei alla Juve sei al top, al di là del momento che non era il massimo per la storia della squadra. Sapere di dover andare via al Parma che lottava per la salvezza è stata una sfida difficile da accettare, ma ho fatto di tutto per salvare il Parma e ci siamo riusciti. Conte appena arrivato ha parlato con tutti, mi ha detto che sono un attaccante che gli piace, e che dovevo dimostrargli di essere presente per giocare. Ma la società aveva preso la sua decisione e dopo aver fatto il ritiro sono finito fuori rosa. Ex compagni? Cassano faceva morire dal ridere, Hubner era un animale, fumava ma si allenava benissimo ed è diventato capocannoniere. Maxi Lopez era quello che voleva tagliare i capelli ai giocatori della Primavera, poi mi hanno messo in mezzo e alla fine è passato il messaggio che fossi io”.

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Parentesi gloriosa con gli scarpini al chiodo, ma adesso testa al presente: “Mi ritengo fortunato per quanto ho fatto e per aver giocato veramente con grandi campioni. Oggi sono in America, nel calcio mi piacerebbe lavorare con i ragazzi, andare a scoprirli, soprattutto i meno fortunati. Mi piacerebbe farlo in Italia, Stati Uniti o Brasile. Sto seguendo mio figlio che è appassionato di calcio, gioca in attacco come me, si vede che è bravo”.

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