Pomini-Mediagol: “Tedino e Stellone diversi, vi spiego perché. Tutto su Pioli, Allegri e Di Francesco…”

L’intervista esclusiva concessa da Alberto Pomini, portiere del Venezia ex Palermo e Sassuolo, alla redazione di Mediagol.it

La staffetta frenetica tra Tedino e Stellone, lo scorcio targato Delio Rossi al tramonto del Palermo targato Arkus Network.

Tecnici molto diversi tra loro, per indole caratteriale e filosofia calcistica, che non sono riusciti, in un contesto societario estremamente critico, a conquistare una promozione in Serie A che probabilmente avrebbe cambiato la storia recente del club rosanero. Alberto Pomini è rimasto un punto di riferimento saldo e tangibile, per compagni, ambiente, profili e dirigenti transitati in quel biennio estremamente tormentato. Il classe 1981 ha condiviso trascorsi professionali con numerosi allenatori di grande caratura nel corso della sua lunga e brillante carriera. Alberto Pomini traccia un affresco dei vari tecnici conosciuti ed apprezzati nel corso del suo percorso professionale nel corso di un’intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it 

“Con Tedino e Stellone ho lavorato a lungo a Palermo. Un parallelo tra i due tecnici? Sono stati due anni abbastanza particolari perché Tedino e Stellone si sono succeduti in entrambe le stagioni in cui ho militato nel club rosanero. Indubbiamente a livello sportivo è stata un po’ responsabilità dei giocatori non essere riusciti a centrare la promozione, soprattutto per quanto concerne il primo anno. Si potrebbero trovare un milione di motivazioni, ma a volte le stagioni vanno così, senza che si riesca a focalizzare una ragione preminente e plausibile Certo nei momenti di calo di prestazioni e risultati, gli allenatori sono quelli che tendono a pagare per tutti. Cambiare continuamente guida tecnica certamente non aiuta. Col senno di poi, probabilmente, se avessimo ottenuto la promozione in Serie A in quegli anni, la società avrebbe avuto più chance per salvarsi ed evitare il dissesto finanziario. Stellone era la persona che a livello sportivo e di vita ti faceva stare più sereno. Penso che l’ex tecnico del Frosinone, avendo fatto il giocatore per tanti anni, captava perfettamente umore e stati d’animo di tutti noi, toccava le corde giuste e riusciva colpirti in quella che era l’anima del calciatore. Tedino era più un professore, uno che badava molto di più alla strategia, alla tattica, allo studio di ogni avversario ed alla lettura teorica della partita. Avendo fatto per poco il calciatore aveva qualcosina in meno sotto il profilo relazionale ed empatico con noi calciatori, ma magari ti dava qualcosina in più da altri punti di vista Col senno di poi, ogni allenatore ti lascia sempre qualcosa di prezioso nel tuo bagaglio di conoscenze. Purtroppo con entrambi non siamo riusciti a fare il salto di categoria. Pioli, Allegri e Di Francesco? Ho condiviso con loro esperienze altamente gratificanti e formative al Sassuolo. Che fortuna che ho avuto ad avere allenatori del genere! Allegri lo ricordo con grande affetto perché insieme abbiamo vinto la Serie C-1 con il club neroverde. Massimiliano è una persona molto alla mano con una capacità di lettura delle partite e gestione dello spogliatoio incredibili. È un tecnico top, in assoluto un profilo da grande squadra. Con Pioli ho avuto maggiore continuità di impiego ma anche quando non giocavo mi teneva sempre in grande considerazione. Il nostro rapporto umano è cresciuto e tutt’ora ci sentiamo. Con Eusebio ho un rapporto speciale: abbiamo fatto un campionato di Serie D e poi 3 o 4 anni di Serie A con il Sassuolo conquistando la qualificazione di Europa League. Si è trattata di sintonia personale tra me e lui che considero come un amico. La carriera di tutti e tre i tecnici parla in modo esaustivo ed inequivocabile sul loro spessore professionale”.

 

 

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