Fiorentina-Milan, Iachini: “Ibrahimovic un fenomeno, vi dico come sta Ribery. Chiesa? Quando allenavo Dybala a Palermo…”

Fiorentina-Milan, Iachini: “Ibrahimovic un fenomeno, vi dico come sta Ribery. Chiesa? Quando allenavo Dybala a Palermo…”

Le dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa dal tecnico della Fiorentina alla vigilia della sfida contro gli uomini di Stefano Pioli

Parola a Beppe Iachini.

Diversi sono stati i temi trattati dal tecnico della Fiorentina alla vigilia della sfida contro il Milan di Stefano Pioli, in programma domani sera fra le mura dello Stadio “Artemio Franchi”: dal momento delle due compagini, reduci dalle vittorie conquistate rispettivamente contro Sampdoria e Torino, alle scelte di formazione. Di seguito, le sue dichiarazioni.

“Io e Pioli abbiamo vissuto sette anni da compagni di squadra, siamo cresciuti professionalmente e il nostro è un rapporto di stima, amicizia e affetto. Mi farà piacere rivederlo, abbiamo vissuto belle pagine insieme. Il Milan è una squadra forte, oggi è ancora più forte perché Pioli ha dato una nuova impronta tattica e una mentalità di un certo tipo. Sono molto organizzati e da gennaio ci sono due giocatori che hanno inciso molto. Ibrahimovic è un fenomeno, ha gli occhi anche dietro la testa. Poi c’è Rebic che qualsiasi cosa tocchi diventa oro. Dovremo fare una gara molto organizzata, vogliamo fare gol e metterli in difficoltà. Le partite sono importanti per tutte le squadre. Noi pensiamo a migliorare nelle due fasi. Studiamo movimenti e smarcamenti. Abbiamo fatto tanti gol a Genova, anche contro l’Atalanta ne abbiamo fatti tre in due partite. Vogliamo pensare ad una partita per volta e dobbiamo rimanere con i piedi per terra”, ha spiegato Iachini.

BILANCIO – “A che punto è la mia Fiorentina? Siamo all’inizio del nostro percorso di lavoro, siamo insieme solo da 45 giorni. A volte le cose vengono recepite subito, altre ci vuole tempo, soprattutto sui meccanismi in fase di possesso. Vogliamo arrivare ad avere maggiore personalità. Il processo è lungo, ma i ragazzi stanno lavorando bene. Solo la quotidianità ti dà la possibilità di riconoscere determinati meccanismi. Quando sono arrivato parlavamo male della fase offensiva, adesso segniamo con tanti giocatori diversi. Ai tifosi non devo chiedere nulla. In un gruppo ci sono dei passaggi di crescita. L’anno scorso è stata una salvezza difficile. In ogni gara cerchiamo di fare la partita perfetta, con il giusto atteggiamento”.

CUTRONE – “Cutrone ha vissuto 7 mesi in naftalina e riprendere la condizione è complicato. Lo sto vedendo sempre meglio e ci darà una grossa mano. Non è vero che sa giocare solo in area, è un attaccante moderno che attacca anche la profondità. Oggi non esistono più gli attaccanti da area di rigore. Deve ritrovare il giusto smalto dopo l’esperienza in Inghilterra. Ha bisogno di qualche settimana in più per tornare al 100% e stiamo lavorando sulla tattica individuale con lui, Vlahovic, Chiesa e Ghezzal. Insistiamo su questo. Cutrone o Vlahovic dal 1′? Patrick è sempre importante. Abbiamo altri due allenamenti e poi decideremo in che modo partire. Sto avendo buone risposte sul piano dello spirito e dell’applicazione. Sono tranquillo, so quello che devo fare e avere la possibilità di scegliere tra due giovani così è importante. Stanno diventando anche amici, in Coppa Italia hanno giocato insieme. Dobbiamo essere pronti ad interpretare la partita al meglio in tutte le sue fasi. Vogliamo portare a casa punti”.

SINGOLI – “Alcuni giocatori hanno avuto un po’ di influenza ma stanno recuperando tutti. Se ho avuto le risposte che cercavo dai centrocampisti? Abbiamo giocato tanto nelle ultime settimane e a centrocampo hanno giocato quasi sempre gli stessi. Adesso possiamo alternare qualche ragazzo in più, abbiamo recuperato Badelj e c’è anche Duncan. Per me sono cinque/sei titolari, compresi Ghezzal e Agudelo. I giocatori stanno lavorando per farsi trovare pronti. Quando faccio le scelte non vuol dire che sia una bocciatura per qualcuno e un premio per un altro. Come sta Ribery? Questa è una domanda per lo staff medico. Ci vorrà un po’ di tempo ancora. Lui per noi è quello che per il Milan è Ibrahimovic. Per noi è importante sia dentro che fuori dal campo. Tornerà non prima di un mese o quaranta giorni. Non possiamo mettergli fretta. Lo aspettiamo e il gruppo sa che deve andare in campo anche per Ribery, per regalargli serenità e fiducia. Vlahovic? Sta lavorando bene, deve volare basso. Ha margini di miglioramento ma solo con il lavoro e l’umiltà può ancora migliorare. Abbiamo parlato molto in questa settimana, deve cercare di trovare la porta con più continuità. Contro l’Inter in Coppa Italia poteva regalarci il 2-1 ma non è stato così. Ha tante potenzialità, con il suo carattere e la sua voglia crescerà molto. Se non sei forte nella tattica individuale non riesci a incidere e Dusan sta lavorando su questo”.

CHIESA –Cosa deve fare Chiesa per segnare di più? Niente in particolare. In tanti dicevano che non potesse fare l’attaccante, visto che è un esterno, ma non è vero. Ha caratteristiche per stare vicino alla porta. Se lo allontani dalla porta non può segnare 15 o 20 gol a stagione. In passato ho allenato Dybala e anche in quel caso si parlava di lui come un esterno o un trequartista. Da attaccante, invece, ha trovato la svolta della sua carriera. In sei partite Chiesa ha fatto quattro gol e avrebbe potuto farne anche di più. Ha avuto occasioni e a volte non è stato servito. Deve essere determinante in fase realizzativa e sta lavorando su questo”.

LA CARRIERA – “Su di me si continua a dire che sono un allenatore da zone basse della classifica? Ogni allenatore ha il suo percorso, c’è chi arriva prima e chi dopo su panchine importanti. Io voglio continuare a lavorare in questo modo, ho vinto quattro campionati e quando ho avuto la macchina giusta ho fatto bene. Anche i miei attaccanti hanno sempre segnato. Pellissier, Pozzi e Caracciolo sono andati oltre i 20 gol, Belotti e Dybala erano giovani a Palermo ma abbiamo vinto il campionato. Non voglio mai esaltare me stesso, faccio solo il mio lavoro. Ho sempre allenato squadre con un obiettivo chiaro. Non sono io a dire se merito o non merito una panchina. Altre persone valuteranno il mio lavoro, guardo il mio percorso e non mi pubblicizzo. A volte mi hanno anche detto che ho sbagliato a non farlo ma io sono fatto così. I ragazzi che ho allenato mi ricordano sempre con affetto e questo vuol dire molto. Sono arrivato a Firenze con un bagaglio d’esperienza importante, mi sono arricchito nella mia carriera. Ci tengo molto a fare bene qui”, ha concluso l’ex Palermo.

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