Champions League, Sconcerti sentenzia: “PSG, Bayern e City? Il top del calcio. Gap incolmabile con le big di Serie A”

Le parole del noto giornalista sul gap tra le big d’Europa e le grandi di Serie A

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A tutto Sconcerti.

Champions League

Completato il quadro delle semifinali di Champions League, con il passaggio del turno di Chelsea, Bayern MonacoManchester City e Real Madrid.  Le semifinali della massima competizione europea del club vedranno incrociarsi PSGManchester City e Real Madrid-Chelsea. La condizione delle big  d’Europa  e il gap che intercorre tra le semifinaliste ed i top club di Serie A oggetto di analisi da parte del noto giornalista ed opinionista tv Mario Sconcerti, attraverso le colonne del Corriere della Sera.

L’ERBA DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE – “Il calcio, quando è bello e non ci riguarda da tifosi, diventa la migliore compagnia perché riporta ragazzi, racconta di nuovo un ideale, dice che esiste. Mi sono innamorato anch’io davanti alle immagini di Psg e Bayern Monaco e nel sogno mi è anche scappata la domanda sul perché tocchi sempre agli altri essere quelli bravi. Poi mi sono svegliato. Neymar è costato 250 milioni, Mbappè oggi ne vale anche di più. Sono giocatori che non possiamo più permetterci. Il Bayern rappresenta nel mondo il modello industriale migliore, con un vasto azionariato popolare tenuto dentro la realtà da tre grandi aziende, Allianz, Audi, Adidas. Il Psg prima dello sceicco del Qatar aveva vinto uno scudetto in cento anni, ora li butta via. Il calcio più bello è oro puro, va da chi può pagarselo. Questo non vuol dire che tutti gli altri debbano per forza giocar male, è che ci vuole il doppio di fantasia e forza. Il calcio ha sempre fatto differenza attraverso la qualità. Un tempo si chiamava classe, non solo gesti ma un modo di vivere”.

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SULLO STRAPOTERE FISICO – “Dagli anni novanta, con il consolidarsi delle generazioni che non avevano visto la guerra, è diventato sempre più importante il fisico. Con un problema: se ho più forza, prendo velocità e ho più problemi a gestire il pallone. Questo è il nucleo dei tanti infortuni gravi alle ginocchia, equilibrio precario, movimenti incongrui tra la corsa e la gestione della palla. La risposta è stata aumentare la qualità individuale fino all’estremo. Questo ha portato qualche giocatore eccezionale in più che la storia comunque avrebbe previsto, ma soprattutto un aumento straordinario nella qualità media. Giocare meglio ha portato più voglia di dimostrarlo, quindi personalità. Ma come tutte le grandi tecnologie anche questa è andata da chi poteva permettersela. In Italia abbiamo risolto il problema cancellando la modernità. Siamo lenti, quindi stiamo a guardare. C’è una consolazione: Psg e Bayern, come il City, non sono un esempio, sono il vertice. È come se paragonassimo ogni nostro libro partendo da Dostoevskij. Non leggeremmo più”.

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