Benevento, Vigorito: “La Serie A non è una festa, ci sarà da lottare. Bonaventura? Ecco la verità”

Benevento, Vigorito: “La Serie A non è una festa, ci sarà da lottare. Bonaventura? Ecco la verità”

Le dichiarazioni del presidente del Benevento Oreste Vigorito

Diamo fiducia ai migliori del campionato record dell’anno scorso. La Serie A non è una festa. 

Queste le parole del numero uno del Benevento Oreste Vigorito, intervenuto ai microfoni di Sabato Sport, su Rai Radio 1. Il patron della società campana ha voluto disegnare un preciso punto della situazione in vista dell’inizio del prossimo campionato di Serie A. In particolar modo il presidente delle Streghe è tornato a parlare dell’emergenza Coronavirus, e di come la sua società abbia fedelmente rispettato tutte le misure previste dal protocollo sanitario: “I nostri calciatori positivi sono rientrati in gruppo dopo dieci giorni di quarantena, come imposto dalle norme austriache, tutti con esami negativi. Abbiamo fatto allenamenti a gruppi, lavorando su due campi. L’unico ostacolo è stato per le amichevoli. Ritiro? Avevamo prenotato in Trentino, abbiamo avuto alcune problematiche con gli alberghi, che non potevano ospitarci in periodo Covid. Abbiamo optato per un luogo in Austria, ma a mezz’ora dall’Italia”.

Chiusa tale parentesi, Vigorito ha anche parlato del rilevante deficit che rappresentano gli stadi vuoti: “Siamo stati bravi e fortunati ad andare in Serie A. Giocare l’andata contro le big in casa? Sarà un grosso danno, la tifoseria avrebbe affollato il Ciro Vigorito, non parliamo degli effetti economici dell’avere lo stadio vuoto nelle partite contro Juve, Inter, Roma, Napoli, Milan. Il rinvio della prima giornata? Inzaghi non stacca mai la spina dalla voglia di giocare. Riposa allenando, se non allena va in stress. Iniziamo con la Sampdoria, come tre anni fa”.

Chiosa finale del presidente giallorosso sul calciomercato: “Stiamo provando a portare a casa giocatori di esperienza, nel pieno della maturità. Ecco spiegati gli acquisti di Caprari e Lapadula. Mi auguro che arrivi qualcun altro, Dabo è un nome caldo, caldissimo. Bonaventura? Ci abbiamo fatto più di un pensiero, un’offerta importante. Si era interessato a noi, aveva parlato con il ds, c’è stato un momento in cui era molto vicino a noi. Ci saranno state altre ragioni, non penso solo economiche, quelle – parlandone – avremmo potuto superarle. Penso ci siano ragioni di famiglia, è sposato da poco e ci ha fatto capire che preferiva restare vicino a causa dei suoceri, ci sono stati fattori che lo hanno portato a scegliere una piazza come Firenze”. 

 

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