Nel mercato di riparazione sarebbe bastato poco: un paio di pedine e non cedere Rigoni, per staccare Carpi e Frosinone. Sarebbe bastato non consentire a Sorrentino lo sfogo di Verona.

Il Palermo va verso una retrocessione quasi cercata, perché mai negli ultimi anni le dirette avversarie per restare in A erano state tanto fragili.

US Citta di Palermo Press Conference

All'indomani del punticino strappato dal Carpi al Milan, i dubbi che i rosanero possano essere in grado di mantenere la categoria s'infittiscono ulteriormente. I siciliani pagano gli errori commessi a più riprese: una recidiva che ha fatto crollare qualsiasi illusione.

La parabola discendente della squadra rosanero s'è accentuata nel girone di ritorno, dopo l'andata chiusa a ventidue punti. Ventidue punti però non tutti limpidi e che hanno illuso un club a dir poco miope. Il misfatto principale è stato compiuto a gennaio. A luglio - sottolinea l'edizione odierna del 'Giornale di Sicilia' - si può prendere qualche abbaglio per eccessiva fiducia in qualche procuratore ma, dopo avere visto giocare la squadra per cinque mesi, non si può continuare a difendere le proprie scelte anche contro l'evidenza.

Nel mercato di riparazione sarebbe bastato poco: un paio di pedine e non cedere Rigoni, per staccare Carpi e Frosinone. Sarebbe bastato non consentire a Sorrentino lo sfogo di Verona, né prendere un allenatore come Schelotto che, per quanto bravo, non poteva allenare.

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Quello che sta emergendo in modo chiaro - si legge sul quotidiano regionale - è che il Palermo non è una squadra, è un gruppo di giocatori che va in campo senza alcuna certezza. Chiedendosi quale sia il ruolo del tecnico di turno e che senso ha avuto lavorare in una certa maniera in settimana, se poi i consigli di Zamparini hanno stravolto tutto. E' una situazione che distrugge non solo i tecnici ma anche i giocatori, soprattutto i più giovani. E non dimentichiamo che alcuni, e tra questi Migliaccio, sono scappati via da Palermo proprio per questo modo di gestire il club.

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