Cittadella-Palermo 0-1: sorte e cinismo da capolista! Decide Falletti, rosa brutti e vincenti

Cittadella-Palermo 0-1: sorte e cinismo da capolista! Decide Falletti, rosa brutti e vincenti

La squadra di Stellone capitalizza al massimo una prestazione oggettivamente opaca: supremazia del Cittadella per un’ora di gara in cui gli errori di mira dei veneti e una parata di Pomini salvano il Palermo. Trajkovski e Falletti confezionano il lampo decisivo in avvio di ripresa, i rosanero gestiscono il vantaggio e si godono vittoria e primato…

Commento

di Leandro Ficarra

La peggior versione del Palermo targato Stellone ottiene una delle vittorie più pesanti e significative della sua stagione. Si potrebbe sintetizzare così il prezioso blitz esterno della compagine rosanero sul campo dell’ottimo Cittadella, esaustivo emblema di come spesso nel calcio il risultato finale non sia specchio fedele e logica conseguenza di quanto mostrato dalle contendenti in termini di qualità e volume di gioco.

Il Cittadella ha decisamente fatto la partita, il Palermo l’ha vinta. La formazione siciliana si è imposta in virtù di buona sorte, cinismo e sagacia nella gestione del vantaggio. Prerogative proprie della grande squadra, tratti caratterizzanti di ogni capolista che si rispetti. Un lampo di Falletti, nel buio di quasi un’ora di marcata supremazia dei padroni di casa, ha regalato alla formazione di Stellone vittoria, primato e titolo di campione di inverno.

Il Palermo chiude il girone di andata davanti a tutti, a prescindere dei risultati delle dirette concorrenti, vantando una media punti invidiabile, oltre due a partita nelle 18 gare effettivamente disputate, e collezionando uno score senza macchia da quando il tecnico romano siede sulla panchina rosanero.

I tre punti conquistati al “Tombolato” giungono al culmine di una gara sofferta, caratterizzata da una prestazione a dir poco opaca sul piano del ritmo, della fluidità di manovra, dei contenuti tecnici.

Una vittoria sporca, come da gergo calcistico, figlia del fato e delle contingenze, ma anche della capacità di tenere botta nel momento di massima pressione avversaria e colpire, con rapace opportunismo e spietata concretezza, nell’unica reale occasione concessa dalla compagine di Venturato. La buona sorte, fedele compagna di Pomini e soci per l’intero arco del match, ha certamente dato corpo all’impresa. Un premio cumulativo, probabilmente, in ragione di audacia ed indole propositiva mostrate dagli uomini di Stellone in questo girone d’andata.

Il Cittadella si è confermato  complesso armonioso, brillante ed organizzato, squadra coesa ed intensa che fonda su ritmo e coralità l’essenza del suo calcio. I veneti hanno da subito sovrastato un Palermo fin troppo abulico e compassato. Pressing alto, raddoppi e cattiveria nell’accorciare con le linee in avanti sulla sfera, reattività sulle seconde palle, ripartenze fulminee ed avvolgenti. Tolti tempo e spazio a Jajalo e compagni in zona nevralgica, gli uomini di Venturato hanno presto preso in mano le redini della gara.  Murawski veniva spesso preso in mezzo, Chochev trotterellava a ritmi fin troppo cadenzati.

Le assenze pesanti in casa rosanero hanno creato evidenti scompensi, inficiando equilibri di reparto e fluidità nello sviluppo della manovra. La linea difensiva, quasi totalmente inedita, ha stentato non poco a registrare sincronismi ed affiatamento, palesando evidenti disagi in termini di movimenti collettivi e disciplina in sede di marcatura.

Salvi e Pirrello hanno faticato un po’ ad entrare nei meccanismi, e il Cittadella ha creato occasioni in serie, scorazzando sugli esterni e trovando sempre l’uomo libero di chiudere l’azione nel cuore dell’area. Benedetti sul binario mancino ha fatto quello che ha voluto, Panico ha alzato due volte la mira e trovato un grande Pomini, Finotto ha sciaguratamente fallito il bersaglio da un paio di metri. Una sofferenza i primi quaranta minuti in casa rosanero, con la squadra che non trovava modo di dare linearità ed ampiezza al gioco, Salvi si guardava le spalle a destra, Szyminski restava bloccato per caratteristiche sul versante opposto. Nessuno sbocco tra le linee con Trajkovski e Falletti stritolati dalla morsa veneta e troppo inclini ai personalismi. Primo tempo a senso unico e Palermo incapace di trovare il bandolo di una matassa sempre più complessa. In chiusura di frazione, in modo del tutto estemporaneo, arrivava un lampo del macedone servito da Salvi: destro al volo respinto da Paleari e secondo tentativo sul palo esterno.

Al netto degli innegabili meriti del Cittadella, la compagine rosanero appariva davvero in cattiva giornata, lenta di gambe e di testa, farraginosa e approssimativa, sempre in affanno e decisamente sotto ritmo rispetto al brillante e tonico avversario. I primi sessanta secondi della ripresa sono stati un vero e proprio incubo per Stellone: due legni dei veneti, prima Panico poi Adorni, con i calciatori rosanero che giocavano alle belle statuine nella propria area di rigore. Ogni pallone che spioveva dalle parti di Pomini si traduceva in un reale pericolo, con gli avanti amaranto che anticipavano regolarmente i diretti marcatori in maglia rosa. Quindi, in ossequio all’imprevedibilità beffarda e suggestiva dell’universo calcio, accadeva l’impensabile. Trajkovski scippava sulla trequarti una palla letale all’esperto Iori e serviva su un piatto d’argento a Falletti, freddo e implacabile nella circostanza, l’assist dell’inatteso vantaggio.

Uno squarcio nella psiche e nell’anima della formazione di casa, un’iniezione di autostima ed autorevolezza per la capolista, incerottata ma comunque pronta a graffiare. Un istante che ha sovvertito l’inerzia psicologica del match, sgonfiando le velleità del Cittadella ed implementando i giri di un Palermo che ha visto nel bacio della sorte un segnale meritevole di maggior vigore. Da quel momento, la partita ha avuto poco altro da raccontare.

Il Palermo, senza far cose trascendentali e mantenendo gli standard di odierna mediocrità, ci ha messo attenzione, cattiveria calcistica e mestiere. I rosanero hanno alzato baricentro e ritmo, iniziando a giochicchiare un po’, fraseggiando e gestendo la sfera con maggior senno e qualità, cercando di innescare la profondità ed infierire sulle voragini offerte da un Cittadella scorato e allungato. I cambi di Venturato non hanno prodotto effetti sostanziali, quelli di Stellone hanno fornito un pizzico di linfa e freschezza in più nel finale, senza comunque spostare gli equilibri.

L’ottimo Benedetti ha sfiorato l’incrocio su punizione, Jajalo ha arginato con una gigantesca chiusura una percussione in slalom di Malcore, Trajkovski ha peccato di egoismo e ingordigia, gestendo e sprecando malamente due semplici ripartenze in netta superiorità numerica.

Il triplice fischio del direttore di gara ha ratificato l’ennesima, pesantissima, vittoria esterna di un Palermo sempre più leader e padrone di questo campionato. Viaggia a vele spiegate la compagine di Stellone, un percorso fin qui esaltante, sotto il profilo numerico, tattico e concettuale, quello firmato dal tecnico romano. Tredici risultati utili consecutivi e ben 29 punti collezionati nel corso della sua gestione.

L’opera professionale fin qui prestata da Roberto Stellone ha oggettivamente rasentato la perfezione: rotazione ponderata di uomini e moduli, lungimiranti letture in corsa e relative mosse vincenti dalla panchina, l’innegabile merito di aver conferito a questa squadra una fisionomia definita, un gioco tangibile ed una mentalità da prima della classe. Il Palermo è soltanto a metà dell’opera: mercato di gennaio e lunga sosta invernale costituiranno banchi di prova significativi e probanti per dirigenza e nuova proprietà. La strada sembra felicemente tracciata, non bisogna abbassare la guardia né allentare la tensione in modo da centrare senza indugi l’obiettivo promozione.

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