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L'INTERVISTA

Terlizzi-Mediagol: “Il ruolo di tecnico nella cantera. Io a Palermo? Rinaudo è super”

BOLOGNA, ITALY - FEBRUARY 10:  Christian Terlizzi of Siena in action during the Serie A match between Bologna FC and AC Siena at Stadio Renato Dall'Ara on February 10, 2013 in Bologna, Italy.  (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

L'intervista esclusiva concessa da Christian Terlizzi, doppio ex di Palermo e Catania, tra le altre, alla redazione di Mediagol.it

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Difensore prestante sul piano atletico e dalla mole imponente, dominante nel gioco aereo e con il dolce vizio del gol. Christian Terlizzi ha indossato maglie pesanti e prestigiose nel corso di una parabola professionale intensa e ricca di gratificazioni. In Sicilia, con i colori di Palermo, Catania e Trapani ha probabilmente scritto le pagine più fulgide della sua carriera. Oggi il classe 1979 ha deciso di intraprendere il percorso di allenatore, ed ha già vissuto in veste di tecnico della selezione Under 16, un'esperienza intensa e formativa nel settore giovanile della Lazio. L'ex centrale difensivo nato a Roma si sofferma sulla concezione del ruolo di allenatore in seno ai vivai dei club professionistici nel corso dell'intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it.

"Che allenatore sono sotto il profilo tattico e gestionale? Bisogna in primis fare una distinzione tra mansioni ed obiettivi di un tecnico di una prima squadra e compiti di un allenatore di una formazione giovanile. In un settore giovanile si è soprattutto dei formatori. Io credo che un mister bravo ad operare nella cantera di un club debba mettersi a disposizione dei ragazzi e viceversa. In un settore giovanile ho visto talvolta commettere alcuni errori nell'impostazione del lavoro: a mio avviso non si va ad inculcare a dei giovanissimi concetti e logiche tattiche mutuate dal calcio dei grandi, che sono già uomini e calciatori formati e che necessitano solo di capire la tua filosofia di gioco. I ragazzi bisogna farli crescere in primis sul piano mentale e disciplinare, spiegare il significato del sacrificio e tutto ciò che ruota attorno al calcio. Io preferisco lavorare con i giovani,  per le mie caratteristiche umane e professionali da allenatore. Ho avuto la fortuna di fare questa esperienza con la Lazio ma ho voluto prendermi un anno di pausa per proseguire il mio percorso di abilitazione e conseguire i patentini UEFA. Non ho voluto continuare con il club biancoceleste per scelta personale. Il Lavoro di Rinaudo al Palermo? Leandro è un amico, oltre che un dirigente giovane, innovativo e molto capace,  ci sentiamo spesso e con lui passo anche l'estate insieme. Sta facendo un grandissimo lavoro con il settore giovanile rosanero, in un territorio fertile di talenti da scovare. In Sicilia i ragazzi dotati di talento e qualità importanti ci sono e bisogna essere solo bravi ad individuarli e creare i presupposti ideali per metterli in mostra. Io ho formato e gestito una scuola calcio in Sicilia e la cosa più bella è stata dare l'opportunità ai miei ragazzi di entrare in un settore giovanile così importante come quello dei rosanero.  Il Palermo ha pescato anche tra i nostri giovani tesserati ed io ne vado orgoglioso. Facile trovare giovani promettenti, più difficile selezionare gente  e profili professionali capace di formarli a dovere. In un settore giovanile non deve essere protagonista l'allenatore, ma esclusivamente  i ragazzi. Futuro al Palermo? Ah, chi lo sa. Nella vita non si può sapere mai. L'importante è avere rispetto per le persone e per il lavoro che svolgono attualmente con professionalità e dedizione. Sono legato da un rapporto di stima ed amicizia reciproca sia Sagramola sia con Rinaudo, ma vedremo cosa ci riserverà il futuro".