Palermo, la lunga notte di Zamparini: rischia l’arresto, camera di consiglio fiume in Cassazione

Palermo, la lunga notte di Zamparini: rischia l’arresto, camera di consiglio fiume in Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione, in camera di consiglio dalle 16 di ieri, dovrà decidere sul futuro di Maurizio Zamparini: libertà o arresto, il Palermo attende per sapere di più sul sequestro di 50 milioni…

Zamparini dentro o fuori, non metaforicamente o in senso calcistico, ma agli arresti domiciliari o libero”.

Apre così l’edizione odierna de Il Giornale di Sicilia trattando la spinosa e delicata situazione che vede l’ormai ex patron Maurizio Zamparini al centro di vicende giudiziarie che potrebbero portare dei risvolti negativi anche nelle casse del club di viale del Fante. Da ieri, infatti, la Suprema Corte di Cassazione è in camera di consiglio per decidere sulle sorti dell’imprenditore friulano, sul quale pende la minaccia di arresti domiciliari dopo la decisione del Tribunale del riesame di Palermo che il 5 ottobre scorso aveva stabilito che per Zamparini c’erano gli indizi e le esigenze cautelari. Una camera di consiglio fiume che si fonda su un’inchiesta partita ormai un anno e mezzo fa che è iniziata dai controlli dei bilanci della società, ritenuti truccati, fino ad arrivare a scoperte ben più importanti.

Se in un primo momento, sia in sede civile che penale, ad avere la meglio era stato l’ex patron, poi il trend è stato invertito quando un’inchiesta partita da Caltanissetta ha smascherato i presunti favori ricevuti dal Palermo per evitare il giudizio fallimentare, con l’ex presidente Giovanni Giammarva indagato per presunti favori al giudice delegato della sezione specializzata del Tribunale Giuseppe Sidoti. Entrambi sono stati sospesi dalle proprie funzioni mentre l’ex Gip Fabrizio Anfuso se l’è cavata solo con l’apertura dell’indagine per fuga di notizie.

Una storia che ha il suo inizio il 7 luglio 2017 quando la Guardia di Finanza diede il via ai propri controlli. Prima l’irruzione in sede e a casa di Zamparini, l’obiettivo era confermare l’ipotesi di un buco da 120 milioni nelle casse della società rosanero che invece, secondo i conti ed i bilanci, risultava sana. “Il 28 febbraio, i consulenti d’ufficio non ravvisano «i sintomi di un reale ed attuale stato di decozione», pur permanendo i dubbi relativi alle fidejussioni poste sul credito che il club deve riscuotere da Alyssa, la holding lussemburghese facente riferimento a Maurizio Zamparini alla quale era stata ceduta la società proprietaria del marchio, ovvero Mepal. Un’operazione da 40 milioni- si legge sul Giornale di Sicilia la cui plusvalenza ha dato il via a questa inchiesta“.

Per i falsi nei bilanci 2014-16, anni nei quali il Palermo avrebbe ottenuto iscrizioni ai campionati di A e di B che non avrebbe potuto né dovuto ottenere, il tribunale del riesame si era pronunciato favorevole agli arresti di Zamparini, accogliendo il ricorso del pool coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto De Luca e dai sostituti Dario Scaletta, Francesca Dessì e Andrea Fusco.

Nell’udienza di ieri la terza sezione della Cassazione ha riunito e trattato una serie di cause: il ricorso degli avvocati Antonio Gattuso e Enrico Marzaduri contro gli arresti per Zamparini e i ricorsi dei pm contro i no ai sequestri, in parte decisi dal Gip Anfuso e confermati dal riesame, in parte decisi dallo stesso tribunale, che aveva dissequestrato le somme bloccate dal giudice per le indagini preliminari. Un contesto molto complicato, insomma- riporta il quotidiano regionale-, in cui però al centro di tutto c’è la decisione sulla libertà personale di Zamparini, nei cui confronti il collegio presieduto da Antonia Pappalardo, tre mesi e mezzo fa, aveva ritenuto sussistenti gli indizi e le esigenze cautelari per tre falsi in bilancio e due false comunicazioni alla Covisoc, una delle quali condivisa con Giammarva“. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Giornale di Sicilia, nonostante le indagini in corso Zamparini avrebbe continuato a truccare i bilanci della società negli anni segnati dall’affare Mepal-Alyssa.

In ballo però, oltre il futuro sulla libertà dell’ex patron Zamparini, c’è anche la decisione (che potrebbe arrivare il 14 marzo prossimo) sul sequestro di 50 milioni respinto dal giudice Anfuso e confermata dal riesame, mentre era stato annullato quello da un milione e 100 mila euro dato dal Gip. L’udienza è cominciata alle 10 del mattino di ieri, si è protratta per circa due ore e alle 16 i giudici della Suprema Corte si sono riuniti in camera di consiglio. Una seduta più lunga del previsto che, salvo ulteriori ritardi, porterà nella giornata odierna alla decisione finale.

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