L'analisi su cosa ha funzionato e su cosa deve essere migliorato per l'anno prossimo

- Palermo

Di Nicholas Barone

Il Palermo ha terminato ormai da qualche giorno la sua stagione, dopo la sconfitta per un totale di 3-2 contro il Catanzaro. I rosanero sono stati protagonisti di una stagione buona, con il miglior score degli ultimi anni, per distacco, e una base ottima da cui ripartire. L'obiettivo primario, però, non è stato raggiunto, e questo pone delle riflessioni su cosa ha funzionato e su cosa deve essere migliorato per un campionato da assoluto protagonista nella prossima stagione.

Osti Inzaghi

COSA HA FUNZIONATO

  1. Inzaghi e il gruppo: un'ottima base da cui ripartire

Cosa ha funzionato maggiormente nel rettangolo verde è sicuramente l'unione di intenti che caratterizza da anni le squadre di Inzaghi. Pressing a tutto campo, corsa a sfinimento e gestione dei momenti hanno contraddistinto i rosa per tutto l'arco della stagione. Le lacrime viste al termine della gara di ritorno contro il Catanzaro marcano una linea chiara sul cambiamento attuato sulla mentalità dei giocatori: non più apatia calcistica ed emotiva, ma tanta voglia di gettare il cuore oltre l'ostacolo. Oltretutto, la valorizzazione di elementi che non avevano ancora espresso il loro potenziale come Ranocchia e Pierozzi ha creato valore a una squadra già di per sè forte.

2. La parte tattica, buone idee e intuizioni

Rispetto agli anni scorsi il Palermo ha creato un'identità forte. Pressione altissima nella prima linea avversaria, costruzione che porta tutta la squadra a giocare il pallone, braccetti molto offensivi. L'intuizione Rui Modesto ha portato freschezza alla squadra gettando le basi per un 4-2-3-1 che potrebbe essere riproposto già dall'inizio della prossima stagione. Tante idee, più o meno riuscite, ma che hanno portato una ventata d'aria al solito, avulso, 4-3-3 statico in cui la pericolosità era minima.

3. Aggiunte alla rosa d'esperienza e di categoria superiore

Tra i calciatori che hanno portato più punti nella stagione, oltre Pohjanpalo già in rosa, spiccano Bani, Augello e Palumbo. I tre hanno dimostrato di valere le attese e gli investimenti fatti per averli in rosa. Il centrale, nel mentre, è diventato anche capitano ed equilibratore tattico che ha segnato la squadra in positivo. Su questo aspetto, il DS Osti ha lavorato con testa e idee, sapendo affondare il colpo su giocatori di alto livello che hanno alzato l'asticella.

COSA NON HA FUNZIONATO

  1. Zero sviluppo giovani e rosa più vecchia della categoria

Il capitolo giovani è un tasto dolente nell'economia della stagione rosanero. L'errore, alla base, parte da un mercato che non ha portato avanti la linea verde che almeno in parte gli scorsi mercati hanno provato a tracciare. Una scelta legittima, ma che ha portato le scorie di una squadra arrivata stanchissima allo scatto finale. Quei pochi ragazzi, però, hanno visto il campo poco o nulla, nonostante il loro impatto con la squadra non sia mai stato negativo. Un solo giocatore under ha, infatti, superato i 1000 minuti: Patryk Peda, con circa 2100 minuti. Gli altri cinque hanno giocato un totale di 1836 minuti, praticamente la metà del solo Augello. Troppo poco per una società che dovrebbe essere in crescita.

Non buona neanche la gestione dei prodotti del vivaio rosanero: passi la primavera, che non ha saputo togliersi il velo di mediocrità che la copre da anni, l'U17 rosanero ha sfornato tanti ragazzi probabilmente già pronti almeno ad unirsi al gruppo dei "grandi", e tra questi La Corte, Bertolino, Balsamo meritano una menzione d'onore, nonostante il discorso sia generale. Le ultime gare, poco utili ormai alla classifica, sarebbero state un palcoscenico ottimo per provare qualche ragazzo che tanto bene ha fatto tra i pari età, invece di lasciarli costantemente in stand-by. L'esempio del Frosinone, salito con tantissimi ragazzi della primavera e l'età media più giovane della categoria, dovrebbe aiutare a comprendere quanto il mondo giovani sia importante. E a proposito di età media, i rosanero sono primi nell'unica classifica in cui non dovrebbe esserlo: è la rosa più vecchia della Serie B con il Sudtirol.

2. Squadra diventata Inzaghiana troppo tardi

Certo i play-off, certo i pareggi non virtuosi contro Mantova, Reggiana e simili, ma lo scorcio di campionato in cui Pohjanpalo e compagni perdono la Serie A va da agosto a novembre. 5 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte nelle prime 13 gare, con una media di 1.54. Media che nelle altre 25 si assesta a 2,08, un cambiamento radicale. I rosanero non sembravano ancora ben amalgamati e forse qualche scelta evitabile - Pierozzi braccetto nel suo momento migliore - hanno poi portato a una rincorsa, poi vana. Il Palermo non era ancora Inzaghiano e forse la squadra era anche troppo attaccata a vecchie scorie lasciate da stagioni precedenti per nulla esaltanti.

3. Squadra cortissima e mercato di gennaio confusionario

Partiamo da un dato, oggettivo e inequivocabile: Il Palermo è ultimo per elementi in rosa. Sono solo 24, 21 di movimento. Per fare un paragone: quattro calciatori in meno del Monza, cinque in meno del Venezia e sei in meno del Frosinone. Chiaramente avere più calciatori non è sempre sinonimo di una squadra in salute - la Reggiana retrocessa ha 36 interpreti - ma poter contare su così pochi elementi non può essere un pregio, soprattutto se mancano pezzi nella struttura della rosa. Augello non ha avuto un ricambio per tutto l'anno, Ranocchia ha rappresentato l'unico giocatore di regia della squadra, Bani è stato l'unico centrale puro a saper fare egregiamente il perno. Tutti errori che potevano essere tranquillamente sopperiti a gennaio, con occhio e attenzione. Invece, se possibile, la sessione invernale ha portato a una rosa ancora più corta. Giuste le cessioni e giusti anche gli acquisti, per quanto forse sarebbe stato utile rimpolpare ancora la rosa, ma cosa è stato veramente deficitario è la gestione tempistica di questi nuovi volti: oltre Magnani, già di proprietà, Johnsen e Rui Modesto sono sbarcati in Sicilia solo l'ultimo giorno di mercato, il 2 febbraio. L'esterno angolano, oltretutto, è stato a un passo dal non vestire la maglia rosanero visto il contratto depositato a tre secondi dalla fine del mercato, e come se non bastasse non era neanche al meglio fisicamente, trovando spazio solo da marzo in poi.

C'è, ovviamente, dell'altro che ha funzionato o meno, ma questi sono i principali punti da cui ripartire - o da migliorare - l'anno prossimo. Ampliare una base già buona come quella che ha collezionato 72 punti evitando gli errori grossolani che una squadra che vuole salire non può più permettersi è la strada per il raggiungimento dell'obiettivo promozione.

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