Silenzio, compostezza e preghiera alla fine di una partita tesa in memoria di due piccoli tifosi saliti in cielo troppo presto.
C’è un’immagine, un’atmosfera, un insegnamento che non dimenticheremo facilmente.
Non ci riferiamo alla partita e alla delusione sportiva vissuta in campo e sugli spalti, ma a quei tre metri fuori dallo stadio, nell’ultimo tratto di cancellata davanti la Curva Nord di Palermo, dove ha preso posto un magnifico murales realizzato dall’artista Carlo Testa e dedicato a due piccoli tifosi volati in cielo troppo presto: Alessia e Joshua.
Di sera, dopo i playoff di Serie B persi dai rosanero contro il Catanzaro in semifinale, quel tratto di strada possedeva la magia di trasformare il chiasso in silenzio, la rabbia in commozione e preghiera. Un faretto, posto lì per l’occasione, rendeva quella rappresentazione ancora più iconica e struggente, piena di significato.
Anche noi ci siamo accodati ai tanti tifosi: ci siamo fermati, ci siamo emozionati, abbiamo pregato, abbiamo riflettuto. La partita in pochi attimi é passata in secondo piano. La stagione, i pali e le traverse, le delusioni, tutto quello che la vita ci pone davanti con le sue sfide e le sue difficoltà. Niente si può misurare con la vita di due bambini che hanno combattuto la loro battaglia più difficile con il sostegno delle loro famiglie.
Alessia e Joshua sono un inno alla vita, un richiamo immediato alle priorità. Sono un colpo al cuore difficile da reggere. Sono l’anima di Palermo e dei palermitani. Sono gli occhi spensierati e innocenti della felicità per una vittoria e l’amaro di una battaglia che non siamo riusciti a vincere.
Sono preziosi, perché solenni ci guardano e sembrano invitarci ad andare avanti nonostante i mille problemi quotidiani, mentre in religioso silenzio, composti, ci affidiamo al loro sguardo buono e colmo di speranza, piccoli davanti alla complessità del mondo.
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