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EX PALERMO

Inter, Darmian: “Palermo? Mi rimane tantissimo, sarò sempre grato al club rosa”

Inter
Le dichiarazioni rilasciate dal difensore nerazzurro, che ha vestito la maglia del Palermo nella stagione 2010-2011.
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"Mi rimane tantissimo dell'esperienza a Palermo, era il mio primo vero anno in Serie A in una squadra forte. Sarò sempre grato. Abbiamo giocato i gironi di Europa League, siamo arrivati in finale di Coppa Italia. Mi sono potuto realmente confrontare con la Serie A, nonostante non giocassi così tanto. Mi è servito tantissimo". Lo ha detto Matteo Darmian, intervistato ai microfoni di "Radio Serie A". Il difensore dell'Inter, che ha ripercorso le tappe della sua carriera, ha vestito anche la maglia del Palermo nella stagione 2010-2011, prima di approdare in quel di Torino.

DA TORINO A MANCHESTER -"A Torino ho trovato tante cose. Dalla fiducia di allenatore, società e tifosi, che mi hanno permesso di crescere e giocare con continuità, magari anche sbagliando. Avendo ancora più fiducia in me stesso e dimostrando il mio valore. Ho sempre cercato di essere me stesso in tutte le cose che faccio. Cerco di dimostrare di essere una persona con valori e se c'è la possibilità di essere d'esempio per i più giovani. Successivamente ho scelto il Manchester United perché volevo confrontarmi con una realtà nuova. Sono molto orgoglioso di quel che ho fatto, ho giocato in uno dei club più importanti del mondo e in uno dei campionati più importanti, se non il più importante al mondo. Contro grandi campioni e con una maglia pesante addosso", le sue parole.

QUEI RUMORS -"I rumors sulla carriera in calo? Ho sempre creduto in me stesso e nelle mie qualità e ho sempre cercato di dare tutto me stesso in campo e negli allenamenti. A volte essere troppo buoni viene visto come una cosa negativa, ma per me non è così. Non sono un giocatore che magari cattura l'occhio per determinate giocate o gol, ma viene apprezzato che cerco di dare il massimo. Di sicuro non sono appariscente, ma nell'arco di una partita bisogna fare tante scelte e cerco di fare quelle opportune. Ci sta anche di sbagliare. Io sto zitto e osservo. Poi cerco di fare le mie riflessioni. Sono pacato. Mi piace esserlo. Essere 'normale' in un mondo in cui fa un po' più notizia altro. Per me è un valore aggiunto".

SU CONTE - "Ci siamo sentiti prima del mio arrivo a Milano. Mi aveva detto cosa voleva farmi fare e poi a ottobre, nell'anno post-Covid, sono arrivato all'Inter. C'era la sosta della nazionale e quindi ho potuto lavorare e capire cosa volesse da me. Il sogno di giocare nella squadra per cui tifavo è diventato realtà da quando sono arrivato, la firma è stata emozionante perché iniziava un nuovo capitolo. Quando si comincia una nuova esperienza il mio approccio è sempre positivo e ho cercato di viverla da subito. Conte è stato un allenatore molto importante per me, mi ha permesso di vincere lo scudetto e posso solo ringraziarlo".

L'INTER - "L'interismo è tante cose. E' una passione, è essere parte di una famiglia, di un progetto importante ed essere pronto a dare tutto. Ricordo che l'inizio della stagione dello scudetto era stato fatto di alti e bassi. La svolta penso sia arrivata dalla gara di Sassuolo, dove vincemmo 3-0. In settimana ci eravamo detti in riunione che se volevamo ottenere qualcosa di importante dovevamo essere noi. Da lì è partita la scalata che ci ha permesso, nonostante fossimo usciti prematuramente in Champions, di vincere il campionato. Ricordo che in quella riunione parlammo un po' tutti e si capiva la voglia che aveva la squadra di fare qualcosa d'importante. Lo scudetto con l'Inter è speciale. Vincere non è mai facile. Stiamo lavorando per continuare a vincere. Anche oggi l'idea è lavoro e sacrificio. Siamo un grande gruppo e penso che traspaia quando giochiamo, nei momenti di difficoltà viene fuori la sintonia e la voglia di sacrificarsi che c'è in squadra".

SU INZAGHI -"Una persona piacevole oltre ad essere un grande allenatore. Lo sta dimostrando. Nel momento giusto ti dà la tranquillità che a volte serve. Si lavora meglio con la serenità, con le vittorie. Sono gli ingredienti per raggiungere grandi obiettivi. La finale contro il City? Purtroppo è il calcio, può succedere di tutto, soprattutto in una gara secca. Eravamo consapevoli della nostra forza, nonostante all'esterno si pensava fossimo nettamente sfavoriti. Il campo ha dimostrato tutt'altro. E' arrivata una sconfitta, ha fatto male perché siamo arrivati a pochissimo dall'accarezzare un sogno. Ma come ho detto a volte le sconfitte possono insegnarti. Ho rivisto la finale tante volte, purtroppo il finale non puoi cambiarlo. Più la guardi e più ho la consapevolezza che abbiamo fatto una grande partita e che siamo forti".

CAPITANO - "La fascia di capitano con l'Inter? Tanti momenti mi hanno fatto commuovere, anche al di fuori del calcio. La fascia di capitano non è stata così commovente ma è stato piacevole. Mi ha reso orgoglioso degli sforzi che ho fatto da quando sono bambino. Posso dirti che Lautaro è un capitano giusto, tosto, perché si è preso la responsabilità nella maniera giusta e sta dimostrando di essere perfetto per il ruolo. La seconda stella? Usiamo il condizionale perché vincere non è scontato ed è difficile. Qualora dovessimo raggiungere il traguardo sarebbe ancora più emozionante, essendo quello della seconda stella. Ne parliamo poco perché siamo concentrati sulle prossime partite. Con una maglia così importante hai sempre grandi responsabilità e richiede tanto sforzo. Vuoi raggiungere il massimo perché la storia del club lo richiede. Vincere è l'unico modo per essere ricordati".

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