Il Palermo visto nelle prime due uscite non basta per coltivare concrete ambizioni di vertice. Numerose le incognite e le criticità da risolvere per il tecnico rosanero chiamato a conferire identità tattica, personalità ed impianto di gioco alla squadra. Integrazione dei nuovi acquisti e rilancio sul piano tecnico e motivazionale dei cosiddetti scontenti costituiscono passaggi fondamentali in questo avvio di stagione...

<strong>Tedino</strong>

Al suo secondo mandato sulla panchina del Palermo, Bruno Tedino prova a ripartire.

Per riuscirvi nel migliore dei modi, l'ex tecnico del Pordenone dovrà rivisitare con acume e spirito autocritico i momenti più complicati che hanno caratterizzato la sua parabola professionale nella scorsa stagione. Cercando di trarre il massimo beneficio da esperienze vissute ed errori commessi, sempre e comunque in buona fede.

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Nel momento di maggiore caos e pressione, mediatica e societaria, coinciso con il crollo di condizione e risultati dopo la sosta invernale, Tedino smarrì serenità e lucidità nella lettura di alcune gare, nonché nella gestione di varie situazioni extra-campo. Incertezza, inesperienza a certi livelli, eccessiva accondiscendenza nei confronti del patron e scelte a dir poco discutibili compromisero progressivamente feeling e connessione con buona parte della squadra. Fino a ingenerare un processo di commissariamento e fattiva delegittimazione che gli costò l'esonero.

Memore di quell'esperienza, il tecnico, a cui Zamparini ha deciso di concedere per ragioni di mera opportunità una seconda chance, dovrà affrontare tempestivamente, con personalità, coerenza e fermezza, ogni elemento di criticità che possa inficiare percorso e rendimento della squadra. Che sia esso di matrice tecnico-tattica, disciplinare, mentale o motivazionale.

Dimostrandosi all'altezza di incarnare i concetti di autonomia ed autorevolezza sia nei rapporti con lo spogliatoio che con il club. Questa è la scommessa che l'ex Pordenone dovrà vincere in primis per coltivare il sogno di navigare spedito ed in acque serene, stringendosi attorno ad uno staff ristretto di collaboratori, di cui fidarsi e da tutelare, senza correre il rischio di essere travolto alla prima onda anomala nel corso della stagione. Sbagliare con la propria testa e difendere a denti stretti la legittimità del suo ruolo e la paternità delle sue scelte. Questo, a prescindere dai risultati, potrebbe restituirgli parte di quel patrimonio di consenso e credibilità, palesemente smarrito nella seconda parte dell'annata precedente. Sempre che Zamparini conceda al tecnico tempo e modo per riuscire nell'intento.

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