Prestazione incolore che palesa le criticità attuali. Condizione deficitaria dei singoli, organico incompleto, carenza di soluzioni offensive. Classifica non allarmante ma urge invertire la rotta.

di  Leandro Ficarra

Un pregiato laboratorio calcistico che ruba l’occhio e suscita ammirazione. Coralità, automatismi, indole propositiva, qualità dei singoli. Il Sassuolo costituiva il peggior avversario possibile per il Palermo attuale.
Impietosa lente d’ingrandimento sulle criticità attuali di questa squadra che vive una micro fase di frustrante involuzione. Armonie, sincronismi e varietà di opzioni sciorinate dalla banda Di Francesco, in entrambe le fasi di gioco, hanno acuito sensibilmente i disagi in casa rosanero. Ristrettezza dell’organico, condizione deficitaria di alcune pedine chiave, carenza di qualità e soluzioni offensive.Circolo vizioso che genera un nervosismo deleterio. Linfa di generosi ma improvvidi personalismi. Estremi tentativi di risolvere la contesa con prodigi individuali. Puntualmente infranti di fronte ai rodati meccanismi difensivi emiliani. Recite a soggetto preludio di un’insolita anarchia tattica. Palermo incapace di pungere ed in preda ad un caos ansiogeno. Prevedibile ed impreciso. Lungo e disordinato. Nel corso del match la compagine di Iachini ha smarrito anche i consueti equilibri in termini di compattezza e densità.

Bari Iachini

La peggiore performance stagionale. Non inquieta tanto il risultato. Caratura e brillantezza dell’avversario lasciavano presagire una serata difficile. Preoccupa non poco la modestia della prestazione. La pochezza mostrata in sede di intensità e qualità applicate al volume di gioco proposto. Le lacune strutturali in organico. Specie in avanti e sulle corsie. La vulnerabilità difensiva coincisa con la flessione verticale di Gonzalez. La moria di opzioni corali efficaci nell’attaccare la porta avversaria che non siano il solito lampo di genio griffato Vazquez. La squadra stenta, per condizione e peculiarità, a modificare lo sviluppo della fase offensiva. Fatica a coniare delle trame a misura di Gilardino. Il quale non ha al momento più di una ventina di minuti nelle gambe. Ogni giudizio sul bomber di Biella va rimandato. Fin quando non raggiungerà una condizione atletica accettabile. Non esistono ad ora alternative credibili nel ruolo di prima punta. Il Palermo non può permettersi di attendere troppo a lungo.

US Citta di Palermo v US Sassuolo Calcio - Serie A

Poco da aggiungere sul match contro il Sassuolo. Basta spulciare la distinta per realizzare il gap in termini di qualità e completezza tra i due organici. Focalizzandosi sui due tridenti d’attacco neroverdi.Sansone-Floccari-Politano è quello alternativo. Promosso titolare nella circostanza. In panchina siedono le prime scelte. Si chiamano Berardi-Defrel-Floro Flores. Di Francesco getterà nella mischia i primi due a gara in corso. Il suo terzo cambio è Duncan. Dato che pone l’accento sulle negligenze in sede di mercato del club di Zamparini. Un mercato incompleto, un po’ troppo futuribile, eccessivamente supponente e risicato nella copertura di alcuni ruoli. Criticato senza filtri dallo stesso Iachini.

Una l’occasione da gol creata dal Palermo in novanta minuti. Più un paio di situazioni potenziali. Zero i tiri nello specchio della porta del Sassuolo. La fase propositiva dell’undici di Iachini è stata un progressivo arrovellarsi sui propri limiti. Sempre in orizzontale. Costruzione piatta e farraginosa priva di sbocchi sia centralmente che sull’esterno. Scolastico ed impreciso Jajalo nella distribuzione. Esasperato ed esasperante Vazquez. Il Mudo, privo di partner con il quale fraseggiare di fino, si avventura spesso in pretenziosi slalom speciali. Prende tanti calci ma ricama poco calcio. Frustrato com’è dalla mancanza di supporto e movimenti adeguati da parte dei compagni.

US Citta di Palermo v US Sassuolo Calcio - Serie A

I cross dall’esterno potrebbero essere un buona soluzione per Gila. Se nove su dieci sono scoccati dalla trequarti, mal calibrati, indirizzati sulla schiena dell’avversario, servono a poco. Disciplinata in copertura ma priva di acuti la prova di Lazaar. Generosa ma decisamente mediocre sul piano qualitativo la gara di Rispoli sull’out destro. Rigoni è parso nervoso ed appannato, Hiljemark riciclato intermedio sinistro, non può sempre inventarsi prodigi. Lucidità e tempi ideali negli inserimenti dei centrocampisti sono venuti meno. Gli innesti di Trajkovski, Maresca e Quaison hanno conferito un pizzico di linearità e vivacità in più. Il passaggio al 3-4-2-1 non ha aumentato l’indice di pericolosità della squadra. L’espulsione di Rigoni ha posto fine ad ogni residua velleità.

Lo stato di forma precario di Gonzalez sta condizionando l’intera fase difensiva. L’assenza di filtro ed adeguata densità in zona nevralgica implementa sollecitazioni e difficoltà per i centrali. Floccari ha certamente incastonato una perla di pregevole fattura per preparazione ed esecuzione. L’opposizione del Pipo nella circostanza è stata morbida e poco reattiva. Come tutta la sua partita. Precipitazione e scarsa serenità del centrale costaricano emergono anche nella gestione del giro palla difensivo. Nel gioco aereo e nell’uno contro uno ha sempre dimostrato sicurezza, tempismo ed efficacia. Da una ventina di giorni a questa parte è tutt’altro che un baluardo invalicabile. Le sue incertezze generano un riverbero negativo di natura tattica e psicologica sull’intera linea. El Kaoutari tiene botta, Struna si arrangia come può. Questa squadra non può prescindere dal miglior Gonzalez. Impasse tecnica, atletica o mentale? Urge individuare la risposta. Bisogna ritrovare quanto prima un leader assoluto, tecnico e carismatico, di questo gruppo.

US Citta di Palermo v US Avellino - TIM Cup

Menzione di merito per Colombi. Sostituire un mostro sacro come Sorrentino non era semplice. Lo ha fatto con personalità, disinvoltura, qualità. Mostrando reattività, fondamentali e un paio di buoni interventi.

Capitolo Iachini. Alla seconda espulsione consecutiva per proteste reputate smodate e sopra le righe dal direttore di gara. Al netto delle dichiarazioni ufficiali, il tecnico è comprensibilmente nervoso. Rimescola in modo confuso le carte rimaste nel mazzo. Prova a mutuarne alchimie e disposizione, cercando in vano di tirare fuori un asso, un jolly, che possa mutare gli equilibri. Consapevole che riuscirci sarà impresa ardua. Deluso dal mercato. Infastidito dalle stilettate che il patron non gli risparmia tra un attestato di stima e l’altro. Avversato dalla pressione di dover ovviare alle lacune strutturali in organico con le sue doti strategiche, didattiche, motivazionali. Stavolta senza Dybala. Sospeso tra la voglia di rifugiarsi nell’ormai collaudato spartito e la tentazione di esplorare nuove frontiere tattiche. Confuso ed insofferente. Stato d’animo condiviso e trasposto sul campo dai suoi uomini.

A lui il compito di non lasciarsi travolgere dall’inerzia negativa mantenendo buon senso e lucidità. La classifica non ha ancora assunto contorni preoccupanti. A patto che si prenda serenamente coscienza dei limiti attuali, facendo leva su spirito di gruppo, unità di intenti e coesione tra le parti, per provare a superarli. La sfida al Torino costituirà in quest’ottica un test probante e molto delicato.

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