L'attore di fede giallorossa scaglia una pietra in favore dell'allenatore: "Sono passate solo tre giornate, come si fa a discuterlo? Io non lo capisco"

Si respira aria tesa in casa Roma.

Dopo il successo esterno con il Torino, infatti, i gialorossi hanno subito un’involuzione che tocca ogni aspetto: da quello tattico e tecnico fino ad arrivare all'aspetto comportamentale.

Immagine proietti-kTOI--896x504@Gazzetta-Web

Sotto accusa, in questo momento, Eusebio Di Francesco, ritenuto il principale responsabile della mezza prestazione contro l’Atalanta all’Olimpico che ha avuto la sua replica contro il Milan a San Siro.

Il tecnico ex Sassuolo, dunque, è già sotto l’occhio del ciclone, ma Gigi Proietti, tifoso sfegatato della Roma, intervenuto ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’, ha scagliato una pietra in favore dell’allenatore abruzzese: "Ciò che mi lascia perplesso in questo momento non è certamente l’allenatore. Sento che qualcuno, anzi molti, mettono in discussione Di Francesco e mi chiedo perché. È una persona che ha dimostrato di essere capace, magari può aver sbagliato qualcosa, ma diamogli fiducia. Sono passate solo tre giornate, come si fa a discuterlo? Davvero, io non lo capisco".

"Sembriamo vittime di una sindrome inspiegabile - ha continuato l'attore italiano -. Perché dobbiamo regalare sempre un tempo? Perché dobbiamo stare tutti in difesa quando abbiamo tanti attaccanti bravi? Dzeko è quello di sempre, no? Davvero, ci sono delle cose che non comprendo. Alla fine, però, non devo capirlo io, ma Di Francesco e chi lavora a Trigoria tutti i giorni. C’è ancora tempo, una squadra che ha ambizioni e bravi giocatori può e deve trovare le soluzioni giuste. Non possiamo mica soffrì così tutto l’anno". 

Chiosa finale sul mercato: "Gli acquisti mi hanno convintoKluivert, per esempioo, è spumeggiante, mi piace e lo farei giocare sempre, a Torino ha cambiato la partita e fatto vedere talento. Anche Pastore è forte, ma deve ritrovare ritmo. E anche Nzonzi, lui è proprio forte, mi piace. Quello sulle cessioni è un discorso diverso.  Magari la partenza di Strootman può aver lasciato qualche strascico per i tempi in cui è avvenuta, ma certi risvolti psicologici può conoscerli solo chi vive lo spogliatoio da dentro. Invece la partenza di Alisson credo sia stata importante e che la sua assenza si senta". 

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